Appello per il software libero

Circola in Rete una bozza di appello ai candidati per le elezioni europee perché sostengano e favoriscano il software libero e le libertà digitali.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-04-2004]

Marco Trotta dell'associazione Bologna Free Software Forum ha messo in Rete una bozza di appello ai candidati nelle prossime elezioni europee perché inseriscano nei loro programmi e, se eletti, nelle attività del loro mandato, il sostegno e la promozione del software libero e le altre libertà digitali.

La questione europea della brevettabilità del software, gli attacchi alla libertà della Rete come quelli che vengono dal decreto Urbani sono alcune delle questioni in gioco che, chi si candiderà, non può eludere.

Pubblichiamo la bozza d'appello come contributo alla discussione. Sul sito indicato è anche presente una bozza analoga, indirizzata ai candidati delle elezioni amministrative: tali candidati dovranno meditare anche sull'introduzione del software libero nell'informatica degli enti locali (Province, Comuni) per le quali si rinnovano le amministrazioni.

La recente approvazione di una nuova direttiva sulla proprietà intellettuale, IP Enforcemente, dopo la già criticata EUCD, la direttiva che introduce il prestito a pagamento per le biblioteche pubbliche, il rischio ancora attuale di introdurre i brevetti software dopo una prima forte mobilitazione che l'aveva sventato, ecc. sono stati fino a oggi le tappe più evidenti e controverse della costruzione di una e-Europe, un'Europa come mercato unico basato unicamente sulle regole del commercio e del profitto sui saperi e sulla proprietà intellettuale.

Quotidianamente, però, le pratiche e le progettualità di chi usa licenze libere, scambia e produce saperi, coopera e fa impresa, tra le comunità di mediattivisti e di sviluppatori software, negli enti di ricerca e nelle università, nel tessuto produttivo e nella società civile, dimostrano che esiste un'altra Europa, capace e responsabile, che vuole dare il suo contributo ad uno sviluppo sociale e sostenibile della società dell'informazione. Uno sviluppo che, però rischia di essere messo in discussione da un approccio puramente economicista e incentrato unicamente sui principi del "libero" mercato.

Nella situazione attuale, tutto questo significa concentrazione proprietaria in poche mani di major e multinazionali che, dall'altra parte dell'Atlantico, stanno già ponendo un problema di crisi per quanto riguarda crescita e innovazione e qui da noi ha già spostato più in là gli obiettivi fissati al consiglio europeo di Lisbona 2000.

Soprattutto, legislazioni speciali contro il terrorismo e sulla sicurezza e, in Italia, esempi come il DL Urbani o il "Data Retention", indicano che oggi più che mai si stanno mettendo in discussioni principi e diritti alla privacy, alla libertà d'espressione e di pensiero, al libero accesso alle conoscenze nati con l'utilizzo di massa delle nuove tecnologie e con l'avvento della società dei saperi, proprio mentre servirebbe una loro formalizzazione e un loro riconoscimento pieno all'interno di un moderno stato di diritto comunitario sulla scia di quanto già esposto dalla società civile al WSIS di Ginevra e al Summit di Lione degli amministratori locali.

Per questo facciamo appello alle/ai prossimi candidati alle europee perché si impegnino a:
- mantenere il software libero da brevetti e altri dispositivi legislativi che ne limitino la loro diffusione come beni comuni;
- sostenere i processi legislativi e i tavoli di confronto dove vengono realmente chiamati tutti i soggetti portatori di interessi sui temi più importanti della società dell'informazione;
- avviare un dibattito e un confronto all'interno della società per formalizzare all'interno di una carta di principi, una serie di diritti che già oggi vengono praticati da un numero sempre più crescente di persone.

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Pier Luigi Tolardo

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