Stroncare e dimenticare Stanca

Un saggio di Paolo Zocchi e Giuseppe Iacono rilegge criticamente i limiti dell'impegno del Ministro Stanca e lancia delle proposte per il futuro.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-11-2005]

innovazionetradita

L'accusa che si rivolge spesso al centrosinistra italiano è questa: va bene portare quattro milioni e fischia di italiani alle urne per incoronare Prodi... ma poi che programma avete per governare il Paese?

A questa domanda maliziosa, almeno per quanto riguarda l'ICT, cercano di rispondere due giovani e brillanti studiosi di e-government e innovazione digitale, autorevoli esperti di Rete: Paolo Zocchi e Giuseppe Iacono. Il loro saggio, pubblicato da Editori Riuniti, si intitola "L'innovazione tradita. La fine dell'illusione tecnocratica e le premesse per un nuovo sviluppo del Paese".

Per Zocchi e Iacono nel DNA del riformismo italiano "la parola innovazione deve diventare parte integrante come il Welfare, la solidarietà, la pace e la sostenibilità dello sviluppo economico".

I due autori affrontano la questione dello sviluppo digitale del nostro Paese e dell'e-government con una disamina critica che lascia poco e niente di buono da attribuire all'esperienza quinquennale di governo del Ministro Lucio Stanca, a cui Berlusconi, all'inizio del suo Governo, aveva affidato il compito di mettere online la Pubblica Amministrazione.

Tra gli aspetti negativi del bilancio di Stanca spicca la stessa legge Urbani, che il ministro per l'Innovazione aveva salutato dapprima positivamente per poi cogliere, solo in un secondo tardivo momento, la rivolta della Rete. In sostanza, la Commissione Vigevano insediata dallo stesso ministro Stanca per per delineare i temi della proprietà intellettuale in relazione allo sviluppo del Web non ha cambiato l'impostazione sbagliata che Urbani ha conferito al problema.

L'altra grande occasione mancata che il Ministro si è lasciato sfuggire è stata quella dello sviluppo della banda larga nel paese. In Italia, caso unico in Europa, la scelta del Governo è stata interamente sbilanciata a favore del digitale televisivo terrestre, con l'assegnazione di un bonus più che doppio per il decoder (che ne ha permesso perfino la distribuzione gratuita) rispetto al contributo per l'ADSL e all'assenza totale di contributi per il digitale satellitare. Non si è puntato su una reale cablatura in fibre ottiche del paese, pensando all'Internet del futuro, ma si è accettata la situazione di fatto di sfruttamento massimo della rete in rame da parte di Telecom Italia che ha ulteriormente consolidato la sua situazione di monopolio.

Il limite culturale di fondo della strategia del Ministro Stanca è stato quello di incentivare i consumi, con contributi e bonus a pioggia, senza pensare a una politica di programmazione e di indirizzo del mercato, che non può essere abbandonato a sè stesso. Si è dato un grande risalto all'innovazione nella scuola ma si è fatta, in pratica, dicono gli Autori, solo un'operazione di comunicazione, conteggiando nel novero dei PC utilizzati dagli studenti nelle scuole anche l'informatica utilizzata per esigenze amministrative.

Un bilancio negativo testimoniato da dati eloquenti: solo lo 0,54% del PIL è speso dallo Stato in ricerca e sviluppo, contro la media europea dell'0,69%. La spesa delle imprese in ICT si attesta sul 5,2% (contro il 7% dell'Unione Europea), con un ritardo strutturale delle piccole e medie imprese, di cui solo il 35% fa innovazione. La spesa delle imprese italiane in ICT nel 2004 è stata pari solo allo 0,56% del PIL contro l'1,3% della media europea, il 2,04% degli Stati Uniti, il 2,28% del Giappone. Secondo la Fondazione Rosselli, l'Italia è terzultima nell'high-tech delle esportazioni, quartultima per numero di utenti Internet e addirittura ultima nel livello di efficienza dello Stato.

Zocchi e Iacono non si limitano a stroncare Stanca ma, anche se a tratti entrano nel dettaglio di programmi di finanziamento e incentivazione fiscale per l'innovazione nelle piccole e medie imprese, abbozzano un primo programma di massima per il centrosinistra sull'ICT basato su cinque diritti digitali da riconoscere e promuovere per tutti i cittadini.

Il diritto all'accesso alla Rete, alla sicurezza e alla privacy dei dati personali, alla protezione dell'utente e del consumatore che chiama in causa il problema del rapporto tra PA e Open Source e l'adozione degli standard. Il diritto alla formazione inteso non solo come alfabetizzazione tecnologica ma aggiornamento permanente e continuo. Il diritto all'informazione online perché i siti delle pubbliche amministrazioni non siano solo siti-vetrina ma siti-servizio. Il diritto alla partecipazione e all'e-democracy e il diritto alla riproducibilità che implica il ripensamento delle categorie del copyright e il rifiuto delle logiche proibizionistiche del peer-to-peer di Urbani e Masi.

Insomma, Zocchi e Iacona hanno scritto il vademecum "per un'Italia digitale che vorremmo", vedremo se Prodi lo saprà far suo o se subirà il peso delle lobby delle imprese e della conservazione di cui il centrosinistra ha dimostrato di essere in parte succube durante la sofferta vicenda parlamentare della Urbani.

Scheda
Titolo: L'innovazione tradita
Sottotitolo: La fine dell'illusione tecnocratica e le premesse per un nuovo sviluppo del Paese
Autori: Paolo Zocchi e Giuseppe Iacono
Editore: Editori Riuniti
Prezzo: 16 euro

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Pier Luigi Tolardo

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