Nella lotta alla pirateria gli USA sembrano più permissivi della Francia

Mentre la Recording Industry Association of America rifugge da un braccio di ferro con le potentissime associazioni dei consumatori, gli autori ed editori francesi pretendono il filtraggio del peer to peer e invocano maggiori sanzioni per i trasgressori.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-02-2008]

pirata

Indubbiamente "l'effetto Sarko" si fa ancora sentire, dopo il pubblico appoggio dato dal presidente francese alle major riguardo al problema del pirataggio delle opere protette.

Ne è la prova il discorso tenuto in occasione del Midem - il Mercato Internazionale della Musica - a Cannes, da Paul McGuinness, il manager degli U2 secondo cui i fornitori di accesso dovrebbero smetterla di attribuire ad altri le loro responsabilità e sospendere l'abbonamento a chi scarica contenuti col peer to peer.

"Anch'essi dovrebbero fare la loro parte nella protezione della musica" ha ribadito McGuinness lodando il risultato della "mission Olivenne"; "ciò costituirebbe un precedente eccezionale e un esempio che altri governi potrebbero seguire".

Sono posizioni del tutto allineate con quelle del Sindacato Nazionale degli Editori Fonografici (SNEP), che raccoglie la maggior parte delle major francesi e non fa che invocare maggiori e più pregnanti strumenti giuridici per costringere i fornitori di accesso a una collaborazione attiva nello scoprire e castigare i pirati, arrivando perfino a ipotizzare uno statuto vincolante per le aziende che vendano servizi sul web.

In sostanza, il sindacato degli editori pretenderebbe che si passasse subito alla linea dura imponendo la consegna e l'impiego di strumenti software ai clienti, per filtrare le reti di condivisione dei file; la possibilità legale risiederebbe in una norma esistente sin dal 2004, ma i fornitori di accesso ribattono che già forniscono gratuitamente agli abbonati un sistema di controllo parentale che permette indirettamente un filtraggio analogo a quello richiesto.

Inoltre gli editori pretenderebbero l'emanazione di un apposito decreto ministeriale, previsto dalla normativa del 2004, relativo alla conservazione dei dati degli utenti da parte dei fornitori di accesso e dai responsabili dei server P2P; sperano così di ottenerne l'agognata autorizzazione all'accesso per identificare i trasgressori.

Oltre oceano sembra invece che - almeno per ora - il filtraggio non venga considerato come il rimedio per tutti i mali; e mentre Comcast è alle prese con la giustizia perché accusato dai suoi clienti di aver tagliato la banda ci certe reti P2P tra cui BitTorrent, Verizon ha detto chiaro e tondo che non installerà mai una tecnologia del genere.

Il direttore della RIAA Cary Shermann, da parte sua afferma di non avere in cantiere richieste di modifica delle leggi vigenti sul copyright; favorevole al filtraggio in linea di principio, si è detto tuttavia consapevole del fatto che nessuno può imporlo ai fornitori di accesso.

"In Europa si ha un rapporto diverso con le limitazioni imposte per legge" ha detto commentando l'uscita di Paul McGuinness, "da noi sembra più appropriata la ricerca di un accordo economico, che preveda soltanto il taglio della banda disponibile; al riguardo, AT&T sta già sperimentando, ma sono scelte strategiche di mercato, che nulla hanno a che fare con una regolamentazione importa dall'alto".

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