Il mondo dei robot, edizione 2009

Forse occorrerà rivedere il modo di concepire le macchine pensanti e il nostro modo di rapportarci con esse: superare il test di Turing non sembra più impossibile.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-12-2008]

cervello positronico robot

Una decina d'anni fa "Big Blue" di IBM sconfisse il maestro di scacchi Kasparov; anche se a dire la verità non sappiamo quanto l'evento fosse legato a un fattore meramente commerciale e pubblicitario.

Da allora in campo informatico si sono fatti passi da gigante, soprattutto nella velocità di elaborazione, nella miniaturizzazione e in quello, ancora più promettente, dell'intelligenza artificiale, tanto che il Test di Turing è divenuto una specie di gara internazionale che annualmente vede coinvolti i maggiori produttori a livello mondiale.

E' noto che nel corso dell'ultima edizione un elaboratore, chiamato convenzionalmente Elbot ha ottenuto un ottimo 25% di riuscita nel tentativo di convincere gli esseri umani - nel corso di una conversazione - di essere anche lui umano e non una macchina.

La complessità di analisi è aumentata del fatto che il calcolatore non ha affrontato la conversazione da solo, ma affiancato da un "umano" che tentava di intorbidare le acque tentando di far credere alla squadra di valutazione di essere invece una "macchina".

Elbot concorreva nella storica unversità di Reading con calcolatori di assoluto prestigio, al secolo Alice, Eugene Gostman, Ultra Hal, Brother Jerome e molti altri, prodotti dagli specialisti nell'intelligenza artificiale. Anche se la previsione di Turing, che preconizzava nel fatidico fine millennio il giro di boa che avrebbe sancito la inferiorità della mente umana non si è avverata, siamo ormai vicinissimi al traguardo.

Il test di Turing, matematico inglese che nell'ultimo conflitto mondiale guidò la squadra di decrittattatori che si battè contro la tedesca Enigma, postula un tasso di successo in almeno il 30% dei casi, per cui il risultato potrebbe al contrario sembrare ancora lontano e comunque non dissimile da quello ottenuto contro Gary Kasparov; ma non è proprio così.

Anche a prescindere dai legittimi sospetti circa il risoltato, occorre riconoscere che Big Blue era una macchina specializzata, cioè un calcolatore veloce però solo in grado di assumere decisioni complesse ma strettamente interdipendenti in relazione allo stoccaggio dei dati memorizzati dai programmatori.

Ben diversa è la situazione di un harware chiamato a risolvere "problemi nuovi sulla base di conoscenze già acquisite" - il che poi è una della possibili definizioni dell'intelligenza umana - che segna un successo che supera l'80% dei casi segnando cioè le soglie di una nuova era non solo tecnologica ma anche sociale ed etica.

Quando le "macchine" potranno comunicare con noi in modo "naturale", dovrà necessariamente mutare il nostro modo di rapportarci ed esse, mentalmente prima ancora che nei fatti, poiché in effetti la differenza sarà dovuta soltanto all'involucro nel quale l'intelligenza è contenuta.

Gli scrittori di fantascienza e fantapolitica come al solito sono stati dei precursori, per altro inascoltati e talora derisi da larga parte dell'opinione pubblica; ma negli Stati Uniti - e non solo - esiste un intera sezione di studiosi che si dedica costantemente all'analisi della cosiddetta "letteratura popolare" alla ricerca di spunti indicativi di quanto ci riservi un futuro che è appena dietro l'angolo, visto che statisticamente gli immaginifici scrittori di fantascienza precedono i reali accadimenti di 10 o 15 anni in media e in una proporzione valutabile nel 70-80% dei casi.

D'altra parte, le tre "leggi della robotica" enunciate da Isaac Asimov oltre sessant'anni fa, forse potrebbero non essere così cogenti, specie se lo sviluppo della cibernetica dovesse restare appannaggio quasi esclusivo dei militari; e già se ne intravedono le prime applicazioni pratiche in alcuni dei tanti scenari di guerra.

Allo stadio evolutivo attuale, tuttavia ci si interroga già sulle possibilità che macchine "pensanti" possano interagire con l'ambiente circostante nei modi che vengono ritenuti eticamente accettabili; infatti la capacità di decidere quale azione compiere in riferimento a circostanze ambientali sempre diverse, potrebbe portare ad azioni o reazioni diverse ed anche opposte a quelle sperate.

Come aveva acutamente osservato tempo addietro l'ing. Gianmarco Veruggio, ricercatore, fondatore e presidente del RobotLab di Genova, "appare più fantascientifico imporre a un robot di rispettare le leggi della robotica piuttosto che realizzare compiutemente un robot".

Forse perciò la soluzione risiederà nel considerare le macchine pensanti con lo stesso metro degli esseri umani, con diritti, doveri e sensibilità psicologica adeguata; strada del resto indicata già anni addietro da studiosi coreani, che, con una decisa assunzione di responsabilità della comunità scientifica nei confronti del progresso tecnologico, auspicavano da subito un intervento legislativo a protezione e salvaguardia sia della fisicità che della componente "psicologica" degli umanoidi che presto ci terranno compagnia.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (4)

{terminator}
beppe grillo e' un robot ? Leggi tutto
10-6-2009 23:57

{ken}
l'autocoscienza artificiale è la discriminante Leggi tutto
19-3-2009 00:05

Sulla questione mi sembra che si fanno ancora eccessive semplificazioni. Vorrei fare alcune osservazioni. Anzitutto, l'identificazione di "intelligenza" con "superare il test di Turing" mi sembra assolutamente eccessiva. Il test di Turing è un buon indicatore di intelligenza, così come l'IQ e tante altre cose ancora,... Leggi tutto
13-12-2008 11:27

{Io Mondial}
Turing Leggi tutto
11-12-2008 08:26

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