Perquisizioni in casa Wikileaks

La polizia ufficialmente era a caccia di materiale pornografico; il vero motivo sembra la pubblicazione di alcune blacklist governative.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-03-2009]

Wikileaks.de perquisizione Theodor Reppe blacklist

Dopo la perquisizione in casa del portavoce del Partito dei Pirati, ora la polizia tedesca si concentra su Theodor Reppe, intestatario del dominio Wikileaks.de.

Wikileaks, nato nel 2006, pubblica documenti riservati di varia natura, spesso rivelando informazioni che qualche autorità vorrebbe tenere segrete o le istruzioni per accedere alle caselle di posta di personaggi pubblici.

È chiaro che un'attività del genere dia fastidio, né altrimenti si spiegherebbe perché mai martedì 24 marzo, verso le 21.00, sette poliziotti di Dresda e quattro agenti di Jena abbiano perquisito le case di Theodor Reppe adducendo come motivazione "la distribuzione di materiale pornografico" e la "ricerca di prove".

Di tutto si può accusare Wikileaks fuorché di fomentare la pornografia. Piuttosto, si può notare come il sito abbia pubblicato alcune blacklist governative - ma non tedesche: australiane, danesi, tailandesi e di altri stati - che includono, tra gli altri, siti filtrati perché contenenti materiale pedopornografico.

Messa in questo modo, la questione diventa un po' più chiara: dal momento che le blacklist contengono i riferimenti ai siti con immagini pedopornografiche, la loro pubblicazione è vietata.

Non è possibile nemmeno consultarle per scoprire eventuali iniziative censorie illegittime perché, così facendo, si avrebbe accesso a materiale pedofilo, e questo è vietato.

Per una sorta di proprietà transitiva, dunque, Wikileaks avrebbe distribuito del materiale di pornografia infantile, per il quale è stato evidentemente riconosciuto responsabile Theodor Reppe, le cui abitazioni sono state perquisiti senza che Wikileaks venisse informata e nonostante due giornalisti appartenenti alla Deutscher Presse Verband (l'associazione dei giornalisti tedeschi) ne siano membri attivi e riconosciuti.

Vi sono poi alcune particolarità che lasciano perplessi sull'operato della polizia: stando al rapporto, Reppe non è stato informato dei suoi diritti e, nonostante quanto dichiarato dai poliziotti, sostiene di non aver mai accettato di fare a meno di un testimone.

Secondo Wikileaks il raid sarebbe collegato alla recente ondata di isteria che avrebbe colpito la Germania circa la diffusione della pedopornografia e la conseguente proposta del ministro per la famiglia Ursula con der Leyen di istituire un sistema di censura nazionale da applicare a Internet.

Il fatto veramente interessante è che, sebbene Reppe paghi per il dominio Wikileaks.de, non è operativamente coinvolto nelle attività del sito : non a lui, quindi, avrebbe dovuto rivolgersi la polizia in cerca di prove. Invece mantiene uno dei proxy Tor più popolari della Germania, ma solo il collegamento con Wikileaks è sembrato sospetto alle autorità.

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