Licenziare i padroni?

Analisi del grande esproprio di Telecom Italia e altre storie di impresa e finanza.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-04-2003]

Da qualche settimana in cima alla classifica dei best seller c'è un testo intitolato provocatoriamente "Licenziare i Padroni?", scritto dal vicedirettore de L'Espresso Massimo Mucchetti edito da Feltrinelli.

Il titolo prende spunto dalla polemica che ha attraversato il mondo della politica e dell'economia italiane, scatenata dal tentativo - andato solo molto parzialmente in porto - di rivedere l'art. 18 ed introdurre una maggiore libertà di licenziamento per i lavoratori dipendenti. L'autore ammette inoltre fin dal principio l'uso desueto - anzi quasi sconosciuto da parte delle nuove generazioni - del termine "padroni". Ormai infatti il termine che tutti usano è "imprenditori", certo più trendy.

Dopo la flessibilità del lavoro, avremo anche quella del capitale o meglio dei capitalisti? L'autore lo spiega molto chiaramente e con dovizia di dati, dopo aver innescato la provocazione attraverso la domanda espressa nel titolo. Spiega chi dovrebbe mandare a casa - e non può - i padroni che non sanno fare il loro mestiere, che bruciano ricchezza invece di produrla, che sono più attenti ai loro interessi personali di corto respiro piuttosto che a quelli delle imprese di innovare ed investire sul medio lungo periodo.

Infatti gli azionisti (soprattutto piccoli), gli investitori, il mercato sono impotenti rispetto a meccanismi come le scatole cinesi, i controlli incrociati, i salotti buoni, gli intrecci perversi con la politica, le grandi banche straniere, soprattutto americane, che neanche molto occultamente governano l'impresa e la finanza del nostro Paese.

Mucchetti lo documenta chiaramente: "Tronchetti Provera mettendoci di suo 153 milioni di Euro, esercita il potere su un Gruppo Telecom Italia che vale 55 miliardi di euro. In altre parole, con 28 centesimi del suo patrimonio, il nuovo signor Telecom dispone di risorse per 100 euro.....

Gli unici che in teoria possono esigere le dimissioni di Tronchetti Provera sono i partner del sindacato azionario della holding Prelli & C.: è su questo piano della piramide che il manager-padrone potrebbe subire la sanzione, se mai la meritasse e se mai venisse meno la solidarietà tra i soci del sindacato, legati tra loro da partecipazioni azionarie incrociate."

Mucchetti si diverte a smontare un altro grande dogma- pregiudizio-tabù di questi anni, cioè che lo Stato- imprenditore sia stato solo una rovina e che la privatizzazione sia stato un toccasana per l'economia italiana: non è vero in assoluto se vediamo le vicende tedesche della Volksawagen, controllata dallo Stato-Regione della Bassa Sassonia o quelle della Renault che si è mangiata la Nissan.

Non è stato vero nemmeno per le telecomunicazioni italiane: le uniche grandi innovazioni, come la posa della rete a fibre ottiche Socrate (quella che ora utilizza Fastweb) e il successo della telefonia mobile si devono a due boiardi delle vecchie Sip e Stet come Gamberale e Pascale, senza dimenticare scandali e tangenti.

La stagione successiva agli scandali ed immediatamente precedente alle privatizzazioni fu positiva per le imprese a partecipazione pubblica con bilanci in attivo e tutta la ricchezza che poi è finita in poche mani private.

Il libro rilegge le grandi vicende della storia economica ed industriale italiana, dalla Fiat alla Montedison alla Telecom Italia ponendo in evidenza, subito dalle prime pagine, come i grandi imprenditori italiani, a cominciare dalla Pirelli (ma anche la Fiat vorrebbe fare lo stesso con l'energia elettrica) lascino il periglioso terreno della competizione internazionale nell'industria manifatturiera per rifugiarsi nei comodi e lucrosi mercati delle utilities, che vivono ancora in una situazione di quasi monopolio.

E' molto bella la rilettura delle vicende delle telecomunicazioni italiane: la Sip rimase in mano pubblica perché negli anni '30 il vecchio Senatore Giovanni Agnelli (nonno dell'Avvocato) credeva che la telefonia non avesse futuro ritenendola "una cosa da ricchi" e rifiutò, insieme alla Pirelli, l'offerta di Mussolini che gli chiedeva di acquistarla.

Oppure nel 1957 la Pirelli uscì dal controllo della Teti (l'allora concessionaria di telefonia per l'Italia centrale cioè Toscana e Lazio) perché De Gasperi non vedeva bene il ruolo egemone che gli americani dell'ITT, soci della Pirelli, volevano giocare come fecero, con prepotenza, in molti Paesi dell'America Latina.

Mucchetti ricorda la polemica tra Tronchetti Provera Prodi, Presidente dell'Iri, nel 1993 perché la Pirelli, allora, voleva comprare ad un prezzo troppo basso la Sip e sembrava più un cavallo di Troia per i francesi dell'Alcatel che avevano costituito una cordata per acquisire i telefoni italiani con Tronchetti.

E' molto interessante anche la ricostruzione degli "appetiti" e dei progetti che Berlusconi ha sempre coltivato su Telecom Italia.

Un libro che spero Mucchetti terrà aggiornato continuamente nei prossimi mesi, perché queste vicende sono tuttora in svolgimento e molti capitoli sono ancora da scrivere.

Scheda Libro: Titolo: Licenziare i Padroni?
Autore: Massimo Mucchetti
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 13 Euro

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (2)

JJ
Perché Tronchetti e non Colaninno Leggi tutto
3-4-2003 18:56

Guido
Licenziare i padroni? Leggi tutto
3-4-2003 09:54

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