Il futuro del lavoro? Sorpresa: serviranno gli studi umanistici

Le materie letterarie e umanistiche saranno più richieste tra 10 anni.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 28-07-2017]

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la ricerca "Il lavoro in Italia nel 2027" svolta dall'Osservatorio ExpoTraning ha messo a confronto le opinioni di 500 tra manager di grandi, medie e piccole imprese, esperti IT e di comunicazione, invitandoli a tracciare le linee di tendenza del mondo del lavoro da qui a anni.

Che la tecnologia e il web stiano trasformando il mondo del lavoro è cosa risaputa. Che gli esperti del settore abbiano ottime prospettive nel mondo del lavoro del futuro, anche. Ma che tra 10 anni tra le competenze che saranno già ricercate ci possano essere quelle umanistiche, questo è abbastanza inaspettato.

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Quale di questi comportamenti ritieni che sia da evitare in assoluto?
Essere fuori sincrono: quando voce, tono, ritmo, posizione e movimenti non comunicano la stessa cosa si genera confusione e si viene ritenuti poco affidabili o sinceri.
Gesticolare eccessivamente: fare ampi gesti con le mani oppure giocare per esempio con i capelli o il telefono comunica insicurezza.
Tenere un'espressione neutra: la mancanza di un feedback dato dall'espressione facciale fa pensare all'interlocutore che l'argomento non interessi.
Evitare il contatto visivo: non guardare l'altro negli occhi comunica una sensazione di debolezza e lascia pensare che si stia nascondendo qualcosa.
Sbagliare la stretta di mano: non deve essere né troppo debole né troppo forte, o genererà in entrambi i casi un'impressione errata (servilismo o aggressività).
Inviare segnali verbali e non verbali opposti: se l'espressione facciale è opposta a ciò che le parole dicono, l'interlocutore non si fiderà.
Non sorridere: il sorriso comunica sicurezza, apertura, calore ed energia, e spinge a sorridere di rimando. Ugualmente errato sorridere sempre.
Roteare gli occhi: è un segno di frustrazione, esasperazione e fastidio; comunica aggressività.
Usare il cellulare durante una conversazione: lascia pensare che l'argomento non interessi e sia certamente meno importante dell'oggetto tra le mani.
Incrociare le braccia: l'interlocutore penserà che siamo sulla difensiva. Inoltre, se le mani non sono in vista crederà che abbiamo qualcosa da nascondere.

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Il 24% degli intervistati (metodo Cawi su panel di 500 partecipanti nel mese di luglio 2017) ha infatti indicato facoltà come lettere, filosofia, storia e le expertise di scrittori e giornalisti tra le competenze che saranno più preziose da qui ai prossimi anni. Il 35% ha indicato invece le competenze tecniche IT (raggruppando competenze nel web, nella programmazione e più in generale nelle tecnologie), il 10% ha indicato quelle più prettamente scientifiche, il 31% quelle economiche.

La tecnologia e il web hanno reso la comunicazione alla portata di tutti, ciò di cui già oggi si sente la mancanza sono i contenuti, la capacità di scrivere, di raccontare, di rappresentare l'azienda e quella di mettere in collegamento tra loro fatti, suggestioni, idee. Insomma, gli economisti, i tecnici e gli scienziati serviranno eccome, ed è cosa abbastanza facilmente prevedibile, ma serviranno anche letterati, giornalisti, filosofi, psicologi, sociologi.

Negli ultimi anni si è notato un forte calo delle iscrizioni nelle facoltà umanistiche in favore di quelle scientifiche o economiche, un trend che esiste anche all'estero. Di conseguenza il panel ritiene che che tra 10 anni vi possa essere una carenza di veri talenti in questi ambiti.

Occorre anche dire che ovviamente la formazione umanistica deve trasformarsi ed essere in grado di interagire con le nuove tecnologie e quindi con le nuove necessità del mercato del lavoro.

Nel campo della formazione continua in azienda, la quasi totalità dei corsi che vengono erogati riguardano o la formazione "obbligatoria" (sicurezza del lavoro prima tra tutte), o quella dedicata ad apprendere mestieri, o quella rivolta all'IT. A tutt'oggi la formazione del talenti interdisciplinari, la comunicazione, la gestione di progetti complessi, raramente viene presa in considerazione.

È la stessa differenza che troviamo nella formazione continua legata a progetti di internazionalizzazione: in gran parte di organizzano corsi di lingue business (ovviamente indispensabili), ma solo il 5% introduce aspetti "umanistici" come gli aspetti culturali dei paesi target.

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Commenti all'articolo (5)

straquoto a mia volta...
23-11-2017 00:06

Il problema è che i rappresentati da Confindustria sono proprio coloro che dovrebbero investire in R&D e premiare i laureati che contribuiscono a questo sviluppo ma, purtroppo, l'imprenditore italiano medio preferisce monetizzare piuttosto che investire nel futuro della propria azienda e del proprio paese. Sicuramente un grosso... Leggi tutto
20-11-2017 19:10

Quoto eratostene, ma volevo aggiungere una considerazione Possibile che quando si discute di lavoro si pensa solo agli impieghi "da ufficio" e non si nomina praticamente mai la necessità di manodopera specializzata? Perché se non c'è nessuno che produce/installa quello che i creativi progettano/inventano questi ultimi servono a... Leggi tutto
29-7-2017 11:06

{utente anonimo}
straquoto eratostene. E' ancor più deprimente il fatto che siano opinioni espresse da manager, cioè dalla classe dirigente. Con simile lungimiranza, all'inizio della rivoluzione industriale la classe dirigente italiana decise di puntare invece sull'agricoltura, in cui l'italia era forte. Evidentemente poco è cambiato nelle teste di... Leggi tutto
28-7-2017 16:41

ma certo... materie letterarie (peratro importanti... ma per fare cosa? comunicazione per le aziende? recruitment?) ecco come mai non abbiamo speranza come Paese... non siamo in grado di capire che il futuro si gioca alla voce "ricerca & sviluppo" noi spendiamo la metà rispetti a Germania e Francia in termini di PIL per... Leggi tutto
28-7-2017 08:16

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