Linux, solo pregi o anche difetti?

Linux o non Linux? Nel dilemma si arrovellano in molti, a giudicare dalle email ricevute dal sottoscritto e dall'impennata del dibattito nel forum di ZeusNews. Ecco alcuni approfondimenti, alla ricerca dei problemi del Pinguino.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 31-01-2002]

Linux ha indubbiamente molti pregi: stabilità, efficienza, affidabilità... e per di più è gratis. Sorpassa in prestazioni i concorrenti più blasonati e, per qualsiasi problema, si può contare sull'attivo supporto della comunità open source e di numerose organizzazioni di tipo commerciale: tra queste, oltre ai marchi di distribuzione (Red Hat, Mandrake, eccetera), vi sono nomi di fama riconosciuta, come IBM (il suo sito DeveloperWorks è dedicato in larga parte al Pinguino).

Tuttavia, giustamente, sono in molti a chiedersi se tra tante luci vi siano anche ombre, e di quale entità. Cerchiamo di dare una risposta alle domande ricorrenti.

Linux è davvero "bug-free"?

No. Linux è un software scritto da esseri umani; dal momento che gli umani sono soggetti a sbagliare, Linux contiene bachi.

Molti? Pochi? Impossibile dirlo. In termini assoluti, molti, probabilmente; ma il loro numero, pesato con la complessità e la mole dei sorgenti sembra essere, di fatto, inferiore a quello riscontrabile in parecchi altri sistemi. Alla fine, tra le sue caratteristiche più enfatizzate vi sono proprio affidabilità e stabilità, le quali non possono che fondarsi su un elevato livello qualitativo del codice.

Chi segue le discussioni che si svolgono sui newsgroups ha più volte avuto modo di constatare che, nella maggior parte, i bugs segnalati riguardano aspetti "esoterici" del sistema, o non sono comunque tali da procurare seri guai agli utenti comuni; anche le falle di sicurezza scoperte di quando in quando sono spesso sfruttabili solo da crackers molto esperti e determinati: una email con allegato malizioso non basta, ripeto, non basta per scardinare una macchina Linux.

E' proprio vero che Linux non si "pianta" mai?

Non lo so. Nella mia esperienza di utilizzo in campo professionale e privato non mi è mai accaduto che Linux "andasse in crash", nè di essere costretto a effettuare un bootstrap per uscire da situazioni di complessiva instabilità o per rimediare a malfunzionamenti (solo apparentemente casuali). Persino alle prese con problemi provocati ad arte per verificarne la stabilità, Linux non mi ha mai deluso. Come affermavo in un precedente articolo, le cause dei malfunzionamenti di Linux sono quasi sempre riconducibili ad azioni maldestre del superutente e, come tali, individuabili ed eliminabili con i normali strumenti di amministrazione di sistema. Non dico che sia sempre facile, ma almeno è sempre possibile.

Inoltre è estremamente improbabile che una applicazione possa mettere in serie difficoltà il sistema operativo; se poi essa è lanciata da un utente non amministrativo, semplicemente non dispone dei privilegi necessari per poter danneggiare o, comunque, modificare oggetti non appartenenti a quell'utente.

Ciò non toglie che io abbia talvolta ricevuto notizia di crash clamorosi, ma sempre provocati da seri guasti hardware.

E' vero che ogni tanto è necessario ricompilare il kernel?

No. O, meglio: dipende, e non necessariamente da Linux. Il kernel è il nucleo del sistema, la componente responsabile della gestione di multitasking e multiutenza, delle oerazioni di I/O e di molte altre basilari cosette. Esso è altresì la parte di sistema di cui Linus Torvalds è autore; gran parte delle componenti di basso livello esterne al kernel stesso sono state scritte dalla GNU (infatti, quando ci riferisce al sistema nel suo complesso, si dovrebbe parlare di sistema GNU/Linux).

Come tutte le componenti di sistema e le applicazioni, anche il kernel è in continua evoluzione. Il kernel deve essere compilato quando lo si aggiorna (il che equivale, grossolanamente, ad installare una nuova versione del sistema operativo), oppure quando sia assolutamente indispensabile installare una patch: non accade spesso. La compilazione è necessaria per impostare gli opportuni parametri di configurazione.

Linux mette a disposizione strumenti che aiutano non poco (ad esempio la riconfigurazione può essere effettuata attraverso una interfaccia grafica e il processo di compilazione è totalmente automatizzato), tuttavia la compilazione del kernel resta un'operazione delicata, da non affrontare quando si è ancora privi di una conoscenza organica del sistema.

Comunque, diversamente da quanto accade in Windows, il vecchio e il nuovo kernel possono convivere, e si può scegliere ad ogni bootstrap quale attivare: è una valida garanzia in caso di malfunzionamenti dovuti, ad esempio, a configurazioni errate.

Questo articolo CONTINUA...

1 - Alla ricerca dei difetti del Pinguino
2 - Linux costa più di Windows?

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