Disqus violato, rubati i dati di 17,5 milioni di utenti

La falla risale al 2012.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 09-10-2017]

disqus violato

Disqus è un'azienda che produce un popolare plugin-in tramite il quale si può implementare facilmente una sezione "commenti" nel proprio sito o blog.

Lo scorso 5 ottobre Disqus ha scoperto di aver subito una violazione che risale addirittura al 2012: il merito della scoperta va a Troy Hunt, un esperto indipendente di sicurezza.

Come risultato della violazione, uno snapshot del database di Disqus, così come si presentava nel 2012, è stato rubato: conteneva informazioni relative a circa 17,5 milioni, tra cui indirizzi email, nomi utente, e hash delle password (protette con crittografia SHA1).

Disqus ha il merito, riconosciuto dallo stesso Hunt, di aver reso immediatamente pubblica la situazione e di aver subito iniziato ad avvisare gli utenti interessati dal problema.

«Non sono state rubate password in testo semplice» - ha fatto sapere l'azienda - «ma è possibile che alcuni dei dati siano stati decriptati (sebbene ciò sia improbabile). A titolo di precauzione, abbiano reimpostato le password di tutti gli utenti colpiti. Raccomandiamo che tutti gli utenti cambino le password usate su altri servizi, se sono condivise».

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Dal 2012, inoltre, Disqus ha introdotto alcune modifiche che migliorano la sicurezza, tra cui l'adozione di un algoritmo più sicuro per calcolare gli hash delle password: Bcrypt.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (3)

Preoccupante che se ne siano accorti dopo 5 anni e solo grazie ad una segnalazione esterna all'azienda...
14-10-2017 15:47

{joranum}
Mi chiedo come sia possibile che la gente si registri inserendo dati più o meno sensibili a siti che si potrebbero anche evitare (l'ultimo mi pare sia YouPorn, mi pare), con tutti i problemi attuali. Mi chiedo anche come mai le aziende hckerate non vengano perseguite legalmente.
11-10-2017 20:56

{utente anonimo}
Disqus ruptus
10-10-2017 08:46

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L'app che permette di noleggiare un'autovettura direttamente dallo smartphone è molto contestata dai tassisti.
Non è necessario introdurre nuove regole per l'app. I tassisti hanno torto, perché il mondo si evolve ma loro ragionano come se Internet non esistesse, difendendo ciecamente la loro casta (che ha goduto di fin troppi privilegi negli ultimi anni).
I tassisti dovranno adeguarsi e mandare giù il boccone amaro, anche se un minimo di regolamentazione per l'app è necessaria.
L'app non va vietata del tutto, ma va limitata in modo pesante così da poter salvaguardare le esigenze dei tassisti.
L'app va completamente vietata: i tassisti hanno ragione a protestare, perché Uber minaccia il loro lavoro e viola leggi e regolamenti.
Non saprei.

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