Colpiti soprattutto i router Broadcom. Rischio sottrazione di dati sensibili ed esecuzione remota di codice senza conoscere la chiave del Wi-Fi.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 21-10-2026]

Milioni di router Wi-Fi in tutto il mondo potrebbero essere vulnerabili a un attacco che non richiede né la password della rete né il completamento della procedura di associazione WPS. A portare alla luce il problema è una ricerca che descrive una falla presente da almeno 16 anni in componenti software sviluppati da Broadcom, capace in alcuni casi di consentire l'esecuzione remota di codice e il controllo del dispositivo direttamente via radio. La vulnerabilità è stata documentata dal ricercatore Quentin Kaiser durante una presentazione tenuta alla conferenza Hexacon di Parigi. Per identificare il problema ha utilizzato il nome WPSplinter, una denominazione scelta dopo il rifiuto di Broadcom di assegnare un identificativo CVE ufficiale alla falla.
Secondo l'analisi tecnica pubblicata dal ricercatore, il difetto risiede nell'implementazione proprietaria di WPS integrata nel kit di sviluppo software di Broadcom. Il componente vulnerabile gestisce in modo errato particolari messaggi del protocollo Wi-Fi e può essere indotto a divulgare contenuti della memoria o a eseguire codice arbitrario inviato dall'attaccante. Uno degli aspetti più rilevanti è che l'attacco non richiede la conoscenza della chiave della rete wireless. Secondo la documentazione pubblicata, è sufficiente trovarsi all'interno della copertura radio del dispositivo bersaglio. Inoltre, il problema non è collegato alla storica debolezza del PIN WPS emersa anni fa, ma riguarda direttamente il codice sviluppato da Broadcom per la gestione del protocollo.
La ricerca descrive due differenti categorie di impatto. La prima consente la divulgazione di informazioni sensibili memorizzate nel router. La seconda permette invece l'esecuzione remota di codice senza autenticazione preventiva. Nelle dimostrazioni pubblicate, Quentin Kaiser ha mostrato come sia possibile estrarre la chiave Wi-Fi memorizzata nel dispositivo e, in altri casi, ottenere una shell remota direttamente attraverso frame Wi-Fi, senza necessità di connessioni Internet o infrastrutture esterne. I test sono stati condotti su dispositivi distribuiti da diversi fornitori di connettività in Belgio. Il ricercatore ha dichiarato di aver verificato la presenza della vulnerabilità su apparati utilizzati da tre dei quattro principali operatori del Paese, arrivando a stimare circa 1,5 milioni di dispositivi vulnerabili soltanto nel mercato belga.
L'impatto effettivo potrebbe però essere molto più ampio. La documentazione tecnica individua router e punti di accesso basati sugli stessi componenti software distribuiti da numerosi produttori internazionali, tra cui Cisco, TP-Link, Netgear, Zyxel, Nokia, ZTE e altri. L'elenco pubblicato dal ricercatore è esplicitamente definito incompleto e potrebbe comprendere migliaia di modelli differenti.
Il codice vulnerabile sarebbe presente nel kit di sviluppo di Broadcom almeno dal 2010. Una correzione parziale sarebbe stata distribuita in modo silenzioso nel 2018, seguita dall'introduzione di una nuova generazione di strumenti software che sostituiva il componente vulnerabile. Tuttavia, molte aziende produttrici non avrebbero adottato tali modifiche, lasciando il codice originale nei dispositivi ancora oggi in circolazione. La vicenda è resa ancora più complessa dalla gestione della divulgazione. Quentin Kaiser sostiene che Broadcom fosse a conoscenza del problema almeno dal 2018 e che abbia rifiutato sia l'assegnazione di un identificativo CVE sia una comunicazione pubblica più ampia. Secondo il ricercatore, l'assenza di un identificativo ufficiale avrebbe contribuito a limitare la diffusione degli avvisi lungo la filiera composta da produttori di router e operatori di telecomunicazioni.
Da parte propria, Broadcom avrebbe risposto affermando di aver sostituito il codice vulnerabile già nel 2018 e di considerare obsoleto il componente interessato. L'azienda avrebbe inoltre indicato ai ricercatori di rivolgersi direttamente ai produttori dei dispositivi per la distribuzione delle eventuali correzioni.
La pubblicazione della ricerca ha già prodotto alcune reazioni concrete. Secondo gli aggiornamenti condivisi dall'autore, l'operatore Proximus ha disattivato WPS sull'intera flotta di dispositivi interessati e ha avviato il processo di aggiornamento. Orange Belgium ha dichiarato di essere al lavoro su possibili contromisure, mentre Telenet ha comunicato di non risultare coinvolta dal problema sui dispositivi verificati internamente. Per aiutare amministratori e ricercatori a individuare i dispositivi esposti, Quentin Kaiser ha pubblicato un archivio contenente strumenti di identificazione e regole di rilevamento. Il progetto comprende un programma capace di analizzare il comportamento degli access point Wi-Fi e un elenco in continua evoluzione dei modelli ritenuti vulnerabili o potenzialmente vulnerabili.
Un ultimo dettaglio che ha attirato particolare attenzione riguarda il metodo di ricerca utilizzato: il ricercatore afferma che strumenti di intelligenza artificiale gli hanno consentito di individuare il problema in meno di una settimana; un'attività che, a suo dire, avrebbe richiesto mesi di analisi manuale. Nelle conclusioni del suo lavoro osserva che la complessità dei firmware e l'oscurità del codice non rappresentano più una difesa efficace né contro i ricercatori né contro potenziali malintenzionati.
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