The Document Foundation sostiene che il percorso di approvazione di OOXML sia stato influenzato da irregolarità e pressioni.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 24-10-2026]

A quasi vent'anni dall'approvazione di OOXML come standard internazionale per i documenti da ufficio, The Document Foundation torna ad accusare Microsoft di aver influenzato in modo improprio il processo che ne portò all'adozione. Secondo l'organizzazione che sviluppa LibreOffice, le procedure di approvazione furono caratterizzate da anomalie, pressioni e un'improvvisa modifica degli equilibri nei comitati nazionali chiamati a esprimersi sul formato. Le accuse sono state rilanciate attraverso un recente intervento che rivela alcune controversie sull'approvazione di OOXML, acronimo di Office Open XML, il formato utilizzato dai prodotti Microsoft Office per documenti di testo, fogli di calcolo e presentazioni.
Per comprendere il contesto occorre tornare alla metà degli anni Duemila. Nel 2006 lo Stato americano del Massachusetts annunciò l'intenzione di adottare il formato aperto ODF (Open Document Format) per la gestione dei documenti pubblici. Poco dopo, Ecma International presentò all'ISO e alla IEC una specifica OOXML di circa 6.000 pagine per ottenerne il riconoscimento come standard internazionale. Secondo le ricostruzioni riportate da The Document Foundation, il comitato responsabile era guidato da due dipendenti Microsoft e l'iter avrebbe seguito una procedura accelerata normalmente riservata a standard già maturi e ampiamente collaudati.
Il primo tentativo di approvazione non ebbe successo. Nel settembre 2007 diversi Paesi, tra cui Brasile, India e Francia, espressero obiezioni di natura tecnica che impedirono il raggiungimento del consenso necessario: le perplessità riguardavano vari aspetti della specifica e della sua interoperabilità. Secondo il resoconto scritto da Italo Vignoli, membro di The Document Foundation, la situazione cambiò nei mesi successivi: numerosi organismi nazionali di standardizzazione registrarono infatti un improvviso aumento del numero di partecipanti. Il caso più evidente sarebbe stato quello dell'Italia, dove gli iscritti al comitato competente passarono da cinque a oltre ottanta membri in un periodo relativamente breve.
Tra i nuovi ingressi figuravano, secondo le accuse, anche soggetti collegati alle attività di Microsoft: vengono citate una società di relazioni pubbliche e uno studio legale che lavoravano per conto dell'azienda. Situazioni analoghe sarebbero state osservate anche in Portogallo, dove diversi partner commerciali di Microsoft entrarono nei gruppi chiamati a votare sullo standard. Nel testo viene riportata anche una dichiarazione attribuita a Martin Bryan, coordinatore di un gruppo di lavoro ISO, secondo cui molti dei nuovi partecipanti avrebbero avuto come principale obiettivo quello di accelerare l'approvazione di OOXML. The Document Foundation considera questi cambiamenti una vera e propria forma di manipolazione del processo decisionale.
Il secondo voto si concluse nell'aprile 2008 con l'approvazione dello standard. Secondo la ricostruzione riportata da The Document Foundation, il risultato fu ottenuto con uno scarto ridotto e dopo una fase caratterizzata da forti tensioni. L'organizzazione sostiene inoltre che i rappresentanti Microsoft e quelli delle aziende partner presenti nei comitati superassero numericamente quelli di tutte le altre organizzazioni con un rapporto indicato come prossimo a dieci a uno. Le contestazioni presentate da alcuni Paesi non portarono a modifiche dell'esito finale.
Le critiche non riguardano soltanto il percorso di approvazione. The Document Foundation sostiene infatti che Microsoft non avrebbe poi implementato integralmente la versione rigorosa di OOXML approvata dagli organismi di standardizzazione. Al contrario, nei prodotti Office sarebbe stata adottata una variante definita "transitoria", concepita inizialmente come soluzione temporanea e mai formalmente approvata come standard definitivo. Questa scelta avrebbe contribuito ai problemi di compatibilità che ancora oggi possono verificarsi durante lo scambio di documenti tra Microsoft Office e software alternativi come LibreOffice: le differenze tra le implementazioni del formato continuerebbero infatti a generare situazioni nelle quali documenti complessi non vengono riprodotti in modo identico da tutte le applicazioni.
Nel suo intervento, The Document Foundation sostiene che sarebbe stato preferibile convergere su un formato realmente condiviso e basato su ODF, anziché sviluppare standard concorrenti; sarebbe stata la competizione dell'epoca a finire per incidere sulla sovranità digitale degli utenti e delle pubbliche amministrazioni, privilegiando logiche di mercato rispetto all'interoperabilità. A tutto ciò Microsoft non ha risposto, e sembra improbabile che lo faccia.
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