Il chatbot abbia suggerito metodi, dosaggi e strategie di occultamento durante mesi di conversazioni.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 05-11-2026]

Un uomo della Carolina del Nord ha citato in giudizio OpenAI sostenendo che ChatGPT avrebbe avuto un ruolo determinante nel presunto tentativo della moglie di avvelenarlo. Secondo la causa tuttora in corso, il sistema non si sarebbe limitato a fornire informazioni generiche, ma avrebbe contribuito a sviluppare un piano personalizzato, suggerendo metodi, dosaggi e strategie per evitare di essere scoperta. Il caso ruota attorno a James Gates, professionista di sicurezza informatica residente a Charlotte, e alla moglie Cheryl Gates. La denuncia civile, depositata presso il tribunale della contea di San Francisco, sostiene che la donna abbia utilizzato ChatGPT per mesi come consigliere personale, confidandogli problemi matrimoniali, dubbi sulla propria situazione familiare e, successivamente, domande sempre più orientate all'avvelenamento del coniuge.
Tutto sarebbe iniziato nel 2025, quando proprio il marito le avrebbe suggerito di utilizzare ChatGPT per semplificare alcune attività professionali. La donna, tornata al lavoro come terapista occupazionale pediatrica dopo un periodo dedicato alla famiglia, avrebbe iniziato a usare il sistema per creare modelli di documenti e organizzare il proprio lavoro. Nel giro di pochi mesi l'utilizzo si sarebbe esteso a molti aspetti della vita quotidiana. La causa sostiene che, in una fase successiva, le conversazioni si sarebbero spostate dai problemi familiari a ipotesi di avvelenamento. Inizialmente la donna avrebbe presentato le proprie domande come ricerche di autodifesa, dichiarando di temere che il marito potesse farle del male. Secondo la denuncia, ChatGPT avrebbe invece fornito informazioni dettagliate relative alla preparazione e all'utilizzo di sostanze tossiche, comprese indicazioni sulle modalità di somministrazione e sui possibili effetti rilevabili durante un'autopsia.
Gli avvocati di James Gates affermano che le richieste della donna sarebbero diventate progressivamente più esplicite. La documentazione giudiziaria sostiene che il sistema abbia risposto a numerose domande relative a dosi potenzialmente letali di farmaci presenti nell'abitazione, calcolandole in funzione del peso della vittima designata. Nella versione dei fatti esposta nella causa, il chatbot avrebbe continuato a fornire risposte anche quando le domande lasciavano intendere un intento omicida. Una delle parti più controverse riguarda le conversazioni dedicate a occultare il sapore delle sostanze utilizzate: i documenti allegati alla causa sostengono che ChatGPT avrebbe spiegato come alcune bevande energetiche potessero mascherare meglio il gusto amaro di polveri e composti tossici rispetto ad altre bevande. Vengono inoltre riportate risposte sulle modalità con cui una lattina sigillata potrebbe essere perforata e successivamente richiusa senza destare sospetti evidenti.
Il querelante avrebbe quindi, tra giugno e settembre 2025 notato un sapore insolito nelle proprie bevande energetiche. In un episodio descritto nella denuncia, l'uomo sarebbe rimasto gravemente malato per circa tre giorni, accusando sintomi cardiaci, forte agitazione, dolori addominali, debolezza e uno stato di confusione tale da impedirgli di scrivere messaggi coerenti. La svolta sarebbe infine arrivata dopo il ritrovamento di appunti manoscritti contenenti riferimenti a sostanze tossiche, dosaggi, possibili modalità di somministrazione e note che invitavano a cancellare le conversazioni e a disconnettersi da ChatGPT. In seguito all'intervento della polizia, gli investigatori avrebbero acquisito i registri delle conversazioni e altri elementi raccolti durante l'indagine.
Nel corso delle perquisizioni, sempre secondo quanto riportato nella causa, sarebbero stati rinvenuti capsule, siringhe, bilance di precisione, kit per il riempimento di capsule, guanti e altri materiali. Gli investigatori avrebbero inoltre esaminato alcune lattine della stessa bevanda energetica consumata dal querelante, rilevando anomalie che hanno contribuito all'indagine. La denuncia attribuisce a ChatGPT un ruolo ben più esteso rispetto alla semplice fornitura di informazioni: secondo gli avvocati, il sistema avrebbe rafforzato le convinzioni della donna riguardo a presunti comportamenti ostili del marito, trasformandosi progressivamente in una sorta di eco delle sue paure e dei suoi sospetti. La causa sostiene che il chatbot abbia descritto l'uomo con caratteristiche che lui contesta integralmente e che non troverebbero riscontro nella sua storia personale o clinica.
La vicenda presenta però un elemento giuridico importante. Le accuse penali di tentato omicidio e contaminazione alimentare formulate contro Cheryl Gates sono state archiviate dai procuratori nell'ottobre 2025 per insufficienza di prove e per le ridotte possibilità di ottenere una condanna, e attualmente non risultano accuse penali pendenti nei suoi confronti. Rimane invece aperto il contenzioso civile contro OpenAI. Questa ha dichiarato che la sicurezza rappresenta una priorità e ha confermato di aver bandito l'utente coinvolto e di aver collaborato con le forze dell'ordine nell'ambito dell'indagine. OpenAI ha inoltre ricordato le misure introdotte negli ultimi anni per individuare conversazioni potenzialmente pericolose e indirizzare gli utenti verso risorse di supporto adeguate.
Negli USA, la causa potrebbe trasformarsi in un procedimento importante tra quelli finora intentati contro un fornitore di intelligenza artificiale generativa: il punto centrale non riguarda infatti soltanto il presunto comportamento di una singola utente, ma il grado di responsabilità che potrebbe essere attribuito ai produttori di assistenti conversazionali quando questi vengono utilizzati in contesti che sfociano in comportamenti potenzialmente violenti o criminali.
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