[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-01-2026]

Meta ha annunciato che l'esecuzione di chatbot IA di terze parti all'interno di WhatsApp sarà soggetta a un costo per ogni messaggio generato, a partire dal 16 febbraio 2026. La misura si applica esclusivamente nei Paesi in cui le autorità hanno imposto alla società di consentire l'uso di assistenti esterni: in altre parole, per ora solo in Italia. La tariffa stabilita è pari a 0,0572 euro per ogni risposta fornita dalla IA: il costo si applica ai messaggi generati dinamicamente dal chatbot in risposta alle richieste degli utenti. La misura potrebbe incidere in modo significativo sui progetti che gestiscono volumi elevati di interazioni quotidiane, con potenziali costi operativi molto superiori rispetto al passato.
La decisione arriva dopo mesi di tensioni tra Meta e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM, nota come Antitrust). A dicembre 2025, l'Antitrust aveva chiesto alla società di sospendere il divieto imposto ai chatbot di terze parti, entrato in vigore il 15 gennaio 2026. L'intervento regolatorio ha costretto Meta a riaprire l'accesso, ma con un nuovo modello tariffario che trasferisce sugli sviluppatori parte dei costi di gestione della piattaforma. Il nuovo schema di prezzi si applica esclusivamente all'Italia, unico Paese in cui l'obbligo di riattivare i chatbot esterni è stato formalizzato dalle autorità. Meta ha dichiarato che adotterà un approccio simile anche in altre regioni qualora venissero imposte condizioni analoghe. La società ha inoltre chiarito che il modello tariffario riguarda solo i chatbot AI e non modifica le condizioni d'uso delle API Business tradizionali.
Le tariffe introdotte rappresentano un cambiamento rilevante per gli sviluppatori che utilizzano WhatsApp come canale primario per servizi automatizzati, assistenza clienti o interazioni basate su modelli linguistici. In precedenza i costi erano legati principalmente alle categorie di messaggi template, mentre le risposte dinamiche dei chatbot non comportavano addebiti aggiuntivi. Con il nuovo sistema, ogni interazione generata dalla IA diventa un costo diretto. Il provvedimento potrebbe influenzare anche il modo in cui le aziende progettano i flussi conversazionali. I chatbot che generano risposte lunghe o articolate potrebbero essere ottimizzati per ridurre il numero di messaggi necessari a completare una conversazione, mentre i servizi che gestiscono grandi volumi di richieste potrebbero valutare alternative o limitare l'uso dell'AI per contenere le spese.
Meta ha motivato la scelta con la necessità di garantire sostenibilità operativa e trasparenza nei mercati in cui l'uso di chatbot esterni è imposto dalle autorità. La società ha inoltre sottolineato che il nuovo modello consente di mantenere un controllo più rigoroso sulla qualità e sulla sicurezza delle interazioni generate da sistemi non sviluppati internamente. Le reazioni degli sviluppatori sono contrastanti. Alcuni considerano la tariffazione un compromesso accettabile per continuare a utilizzare WhatsApp come canale di distribuzione dei propri servizi. Altri evidenziano che i costi potrebbero diventare proibitivi per startup e progetti sperimentali, soprattutto in settori come l'assistenza clienti automatizzata, dove il volume dei messaggi è elevato.
Il nuovo scenario italiano potrebbe diventare un precedente per altri Paesi europei. Le autorità di diversi Stati stanno valutando l'impatto dei chatbot AI sulle piattaforme di messaggistica e potrebbero adottare misure simili, spingendo Meta a estendere il modello tariffario anche ad altri mercati. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere l'effettivo impatto della misura. Gli sviluppatori dovranno aggiornare i propri sistemi per monitorare i costi in tempo reale, mentre Meta dovrà garantire strumenti di controllo e reportistica adeguati per evitare addebiti imprevisti. Il nuovo modello rappresenta uno dei primi casi in cui l'uso dell'AI su una piattaforma di messaggistica viene regolato attraverso un sistema di tariffazione specifico.
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