Disegno di legge sull'editoria, un fuoco di paglia?

Riflessioni sulla nuova disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 22-10-2007]

In queste ore la rete è in subbuglio a causa di una proposta di legge recentemente varata dal Governo, ossia il famigerato Testo Unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale: decine di blog e di testate on line riprendono la notizia, e già cominciano a nascere le prime petizioni e relative catene di sant'antonio atte allo scopo di abrogare quella che ormai è diventata la nuova legge approvata.

La pietra dello scandalo è, giustamente, l'imperizia nella stesura del testo: la vaghezza della definizione di prodotti editoriali (soprattutto per quel che concerne le pubblicazioni a mezzo internet) e l'obbligatorietà di iscrizione al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e relativa mole di scartoffie contingenti hanno ingenerato innumerevoli timori. Lo spauracchio di dover rispondere in solido per tutto ciò che viene pubblicato on line (anche senza fini di lucro) ha fatto il resto.

Chiunque abbia uno spazio on line in cui pubblica ciò che gli passa per la testa si è sentito chiamato in causa, complici i tentativi di limitare la libertà di espressione degli utenti messi in atto dai vari governi su pressione delle major disco-cinematografiche.

La domanda che sorge spontanea nell'apprendere del contenuto di questo disegno di legge è perchè mai si sia deciso di varare una così assurda proposta di legge.

Il Comunicato del Consiglio dei Ministri è, se possibile, ancor più vago dello stesso progetto di legge. Si dice infatti che è stato approvato "un disegno di legge per la nuova disciplina dell'editoria quotidiana, periodica e libraria, che conferisce al Governo una delega per l'emanazione di un testo unico finalizzato al riordino dell'intera legislazione del settore al fine di promuovere un crescente pluralismo e un maggiore sostegno all'innovazione, all'occupazione, alla trasparenza delle provvidenze pubbliche".

Già consultando il comunicato stampa in merito al parere sullo schema di disegno di legge si riesce a trovare qualche riferimento normativo degno di nota: l'art.1, comma 1247 della Legge Finanziaria 2007 spiega che la riforma della disciplina del settore è "indirizzata a sostenere le possibilità di crescita e di innovazione tecnologica", "in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica".

L'esigenza di disciplinare le responsabilità dei siti editoriali in Internet nasce da molto lontano e generalmente concerne le modalità di erogazioni delle provvidenze in favore dell'editoria. Il tortuoso iter burocratico rende spesso necessaria la pubblicazione di circolari esplicative sulle modalità di erogazione dei contributi stessi.

Forse l'intento perseguito dal Consiglio dei Ministri non era, in origine, poi così malvagio: probabilmente hanno tentato (maldestramente) di includere testate giornalistiche che esistono esclusivamente on line o associazioni no profit nell'elenco dei beneficiari.

O forse è un abilissimo tentativo di infilare un po' ovunque restrizioni alle libertà degli utenti Internet, stroncandole sul nascere: non ce n'è bisogno, perchè oggigiorno la libertà di parola è strettamente proporzionale al numero di persone che leggono quanto viene postato.

Basta una diffida, e il materiale sconveniente sparisce seduta stante. Molte volte è sufficiente una mail con la minaccia di diffidare chi, amatorialmente, pubblica le proprie opinioni: costa molto meno rimuovere una pagina che sostenere le spese degli avvocati.

Se per assurdo, vista l'imperizia nella stesura delle leggi attinenti alla regolamentazione della rete, il disegno di legge venisse presentato alla Camera, venisse discusso ed emendato (senza le opportune correzioni), poi votato e approvato dalla Camera stessa, per poi approdare in Senato così com'è adesso; e se al Senato venisse discusso, votato e approvato senza alcuna modifica (altrimenti bisognerebbe ritornare alla partenza senza passare dal via, come al gioco del Monopoli) per poi finire sul tavolo del Presidente della Repubblica, venire promulgato e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, allora sì che questo Testo Unico potrebbe diventare una legge capestro per l'intera rete.

E non sarebbe comunque ancora detta l'ultima parola, visto che non siamo nuovi a leggi poco chiare quali la norma per il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico, che ha richiesto un'espressa rettifica per esentare dall'invio delle cosiddette copie d'obbligo (cartacee) l'intera internet ospitata su italici server.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (3)

Perché da fastidio? (anche con una e-mail in it.xxx.yyy). Leggi tutto
23-10-2007 09:08

e iu t'abballu ccu li pedi supra 'a panza Leggi tutto
22-10-2007 22:14

Cara Veronica... Leggi tutto
22-10-2007 20:24

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