Libertà e privacy online: il terrorismo le minerà?

Cosa cambia in materia di privacy e censura dopo l'azione terroristica che ha distrutto il World Trade Center e causato la morte di migliaia di persone? Dobbiamo aspettarci un maggiore controllo sulle reti, e, quindi, una maggiore limitazione delle nostra libertà? In caso affermativo, e` ancora giusto opporsi, o tutto è negoziabile in cambio della sicurezza?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-09-2001]

In seguito a quanto è successo a New York e a Washington, il mondo si prepara a fronteggiare il male del terrorismo. Questa battaglia non si concretizzerà solo in eccezionali misure di sicurezza negli aeroporti ed azioni militari nel Medio Oriente, ma con ogni probabilità cambierà il volto delle comunicazioni via Internet. In particolare le autorità, prima di tutto degli Stati Uniti ma anche degli altri paesi a loro alleati, stanno già premendo affinché venga effettuato un maggior controllo sulle informazioni che vengono scambiate.

Due giorni dopo gli attentati, l'FBI ha iniziato l'installazione, presso molti provider degli Stati Uniti, di Carnivore. Si tratta di un sistema di intercettazione che il Dipartimento di Giustizia aveva già chiesto in passato di imporre agli ISP, incontrando varie opposizioni per via delle violazione della privacy che rappresentava. L'FBI ha inoltre chiesto che sui programmi di crittografia venga installata un backdoor che permetta alla stessa polizia federale americana di decifrare tutti i messaggi previa conoscenza di una "chiave universale".

Queste applicazioni crittografiche avrebbero infatti, sostiene l'FBI, permesso agli uomini di Bin Laden (principale sospettato delle ultime azioni terroristiche) di scambiarsi dati eludendo tutti i controlli. Ricordo che non si tratta di programmi segreti ideati appositamente per lo scopo dai terroristi, ma di software liberamente disponibili su Internet e scaricabili da chiunque. Una backdoor rappresenta sempre un buco di sicurezza, e la sua presenza in un programma è da considerarsi in ogni caso potenzialmente dannosa.

Fino a Lunedì in moltissimi, me compreso, contestavano qualsiasi sistema sistema di controllo del traffico, sostenendo che lo scambio di informazione deve essere libero e, se lo si desidera, anche crittografato. Fino a Lunedì nessuno aveva il diritto di violare la privacy di un utente della Grande Rete. Fino a Lunedì nessuno poteva permettersi di censurare nessuno. Fino a Lunedì. Poi c'e` stato Martedì. Benché in tanti, come la Electronic Frontiers Australia, continuino la loro protesta, una buona parte della gente è ora dell'idea che un momento come questo possa giustificare molti provvedimenti.

E` ancora il caso di contestare le violazioni della privacy e la censura? Vale di più la sicurezza o la privacy? E' meglio l'incolumità o la libertà? Verrebbe spontaneo rispondere che, pur esistendo diritti incalpestabili, accettare di essere controllati potrebbe essere di grande aiuto per fermare il terrorismo. Il controllo forse costituirebbe un "male minore", una piccola fetta di libertà da sacrificare in nome di un mondo migliore.

Il problema è che alla lunga ad essere controllati ci si abitua, e si tende quindi ad accettare restrizioni sempre maggiori. Chi ha letto certi romanzi avrà il sangue nelle vene ormai gelato. E' solo fantascienza? Anche la distruzione del World Trade Center lo era. Inoltre non è detto che software di intercettazione e backdoor siano realmente utili: sono in molti infatti a sostenere che chi realmente lo vuole può comunque comunicare in maniera crittata ed anonima, e gli unici a rimetterci sarebbero quelli che codificano semplicemente per proteggere il loro spazio individuale.

Sembra che il terrorismo, almeno su questo campo, stia vincendo: alcuni dei fondamenti delle societa` democratiche stanno infatti rischiando di sgretolarsi. E' vero che non si può ignorare il pericolo, e certe misure vanno prese. Bisogna tuttavia assolutamente evitare che chi semina il terrore abbia partita vinta, ed è quindi necessario continuare a lottare per i diritti che un regime democratico deve garantire, andando a trovare il non facile "giusto mezzo" tra controllo finalizzato alla sicurezza e libertà.

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