L'Italia contro il Digital Divide

Tra le iniziative del neonato Ministero per l'Innovazione Tecnologica ci sono anche progetti che aiutino i Paesi in via di sviluppo a superare il gap informatico e telematico con i Paesi più ricchi.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 10-01-2002]

Lucio Stanca è stato uno dei manager più importanti di IBM e Silvio Berlusconi lo ha voluto a capo di un Ministero fatto su misura per lui : il Ministero dell'Innovazione Tecnologica.

Tra numerosi i progetti su cui sta lavorando il Ministro, ricordiamo il lancio della carta di identità elettronica e la connessione di tutte le reti delle pubbliche amministrazioni; un progetto in particolare pare che stia molto a cuore allo stesso Berlusconi, in questo momento in cui oltre che capo del Governo è anche Ministro degli Esteri.

Si tratterebbe di realizzare progetti di cooperazione internazionale per aiutare Paesi in via di sviluppo a mettere on line la Pubblica Amministrazione. Si è parlato della Palestina, ma la situazione di tensione grave non propizia un progetto di informatizzazione, che si integrerebbe con quel Piano Marshall che Berlusconi ha lanciato come idea forte per favorire la pace in MedioOriente.

La Bosnia, il Kosovo (dove è presente una massiccia presenza militare italiana), lo stesso Afghanistan post-Talebani, la vicina Albania: potrebbero essere regioni in cui l'Italia aiuta la ricostruzione, fornendo tecnologie e formazione per informatizzare strutture statali spesso da costruire da zero.

Il Governo Berlusconi non lesinerebbe i mezzi; le imprese italiane in grado di essere partner di questo impegno non mancano, anche come eccellenza e qualità.

Al di là delle convinzioni politiche, non si può non apprezzare la bontà e la positività di un progetto che cerca di governare la Globalizzazione, prevenendo il digital divide, ovvero il gap telematico ed informatico tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo.

Ma c'è una considerazione da fare. In passato, a seguito anche di forti mobilitazioni popolari, l'Italia si è molto impegnata nella cooperazione allo sviluppo. Pensiamo agli investimenti negli anni '80 per migliaia di miliardi in Etiopia e Somalia: la generosità si è deturpata in strade non finite, opere inutili, corruzione in Italia e in quei Paesi, progetti concepiti unicamente per servire gli interessi di pochi imprenditori senza scrupoli.

Speriamo quindi che alle buone intenzioni questa volta si aggiungano rigore e trasparenza, competenza e rispetto della realtà che si vogliono aiutare per evitare altre vergognose pagine che screditano agli occhi dell'opinione pubblica il concetto stesso di cooperazione allo sviluppo.

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Pier Luigi Tolardo

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