Le previsioni sulla TV del futuro

Un futurologo americano si interroga sulle possibilità di diffusione del set top box unico. Dalla TV interattiva all'HD: quanto successo potrebbero riscontrare?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 12-06-2002]

TVPredictions è un sito web un po' particolare: come annuncia il nome, in esso si trovano delle previsioni riguardanti il medium televisivo in tutte le sue evoluzioni, dall'High Definition alla TV interattiva fino alla Web TV e altro ancora. Il curatore del sito è Phillip Swann, un futurologo fantasioso ma attento che sfodera argomenti intelligenti, a volte però trattati con una baldanza tecnologica quantomeno discutibile.

Da questo sito, aggiornato quotidianamente dalla sfera di cristallo del mago mediologo, segnaliamo un recente articolo già comparso a sua volta sulle pagine della Consumer Electronics Association. Che fine ha fatto, si chiede Swann fra queste righe, quel set top box unico che era stato annunciato dalle aziende in fretta e furia solo un anno fa e poi d'improvviso è scomparso nel nulla?

Urge degna parentesi. I set top box combinano potenzialità tipiche di un computer, tipo l'interattività, con la facilità di utilizzo del televisore cui è effettivamente collegato. Nel mercato americano ne circolano attualmente tre tipi. Il primo è il Digital Broadcast Satellite (DBS), ben conosciuto da noi perché corrisponde al ricevitore satellitare di Telepiù e Stream: permette di scegliere fra centinaia di canali attraverso un controllo remoto ed una guida elettronica ai programmi; in qualche caso dispone anche di un hard disk per registrare e riprodurre i programmi televisivi con le funzioni di un videoregistratore, addirittura può fornire l'accesso a Internet. Poi c'è il Digital Cable, che offre prestazioni simili al precedente ma rivolte ai canali via cavo, inclusi servizi di Video On Demand. Si termina con lo Standalone Set Top Box, che invece può fornire servizi di Web TV (posta elettronica, navigazione fra le pagine ottimizzate attraverso un comune televisore), le funzioni di un videoregistratore digitale (DVR) o la ricezione di trasmissioni satellitari ad alta definizione (HD).

Lo scopo di un set top box unico vuole essere quello di facilitare la confidenza degli utenti ai nuovi servizi senza avere nè troppi cavi in giro per casa, nè dispositivi diversi con tutti i problemi del caso: ad esempio assistenze tecniche differenti o difficoltà di connessioni. Eppure, a quanto pare, l'iniziativa non ha avuto alcun successo, tant'è che le aziende si muovono ancora nella produzione tradizionale. Per quale ragione, si chiede Swann?

Per i produttori, la realizzazione a costi ragionevoli di un unico dispositivo che riesca a garantire la ricezione dei canali satellitari digitali e HD, i servizi on demand, la videoregistrazione digitale, i servizi di posta elettronica ed eventualmente la connessione veloce alla rete appare veramente improbabile: si tratterebbe di creare un concentrato di tecnologia sofisticatissimo supportato da standard di comprovata efficienza (uno di questi, attualmente molto discusso, è l'ATVEF) per un parco di consumatori/utenti non ancora così ampio e neanche si può pensare, anche nella migliore delle ipotesi, che aumenti subito in maniera esponenziale, nè tantomeno che sia già disposto a spendere cifre da capogiro. Aziende quali AT&T, Microsoft, EchoStar e così via sarebbero dunque costrette ad investimenti esagerati, quando invece possono concentrarsi su diverse fasce di prezzo secondo i servizi e il tipo di utenza. Per contro, dal punto di vista degli utenti è difficile immaginare quanti di loro sarebbero interessati a tutto questo: l'interfaccia dovrebbe essere progettata in maniera veramente semplice e intuitiva, per non creare confusione e naturalmente è ragionevole pensare che la maggior parte degli utenti siano interessati a pochi servizi, ad esempio una combinazione di connessione veloce a Internet e videogames satellitari a costi convenienti.

Spiega poi Charlie Tritschler, vice-presidente del settore marketing di Liberate Technologies, che il consumatore inesperto potrebbe voler cominciare con poco, per poi migliorare il suo armamentario tecnico, un po' come succede con l'acquisto di un impianto stereo di media fedeltà, per poi passare magari ad un altro di qualità maggiore quando questo non soddisfa più le nostre esigenze. Questa componente volta al miglioramento non va sottovalutata: il fatto di avere un unico box le cui caratteristiche rimangono fisse potrebbe rivelarsi un po' noiosetto per quei consumatori sempre a caccia di nuovi prodotti sul mercato.

Sulle basi delle considerazioni e dei pareri raccolti da Phillip Swann, potremmo chiederci a questo punto che tipo di penetrazione potrebbe riscontrare un set top box unico in un Paese come l'Italia. Sappiamo bene che almeno per il momento il relativo successo dei servizi satellitari di Telepiù e Stream è basato essenzialmente sulla possibilità di vedere le partite di calcio del campionato in diretta e che i tre milioni di utenti di Telepiù sono poi tutti da soppesare, visto che gli abbonati sono poco meno del 50 per cento. Il resto utilizza smart card pirata e non è affatto detto che, se anche fosse possibile bloccarle, gli utenti abusivi sarebbero disposti a sottoscrivere abbonamenti regolari: questo perché i lunghi anni di duopolio Rai- Mediaset hanno fatto maturare una riluttanza alla tv a pagamento, come se l'ampia offerta televisiva dovesse essere comunque gratuita. Su queste premesse e su di una ulteriore secondo la quale la diffusione di Internet è ancora piuttosto bassa in confronto alla media europea, sembra veramente difficile credere nel fatto che un set top box unico possa in qualche modo incentivare la curiosità nei confronti delle nuove frontiere del consumo tecnologico.

Dubbi simili, a ben vedere, si ripropongono anche negli Stati Uniti: non sono in pochi a chiedersi quanto possano in realtà interessare agli utenti queste forme di tv interattiva, così come la Web TV che si è ovunque rivelata un fallimento; chi vuole usare Internet si mette davanti al computer, così come coloro i quali vogliono guardare la TV accendono il televisore. Il fallimento è dipeso anche da ragioni strettamente tecniche: Web TV e AOL TV sono lente e poco funzionali, hanno uno scarso appeal. Al contrario, i servizi di registrazione e riproduzione video in digitale combinati alla banda larga quali il Personal Video Recorder di ReplayTV l'appeal ce l'hanno, ma la loro introduzione sul mercato (fine 2001) è troppo recente. La prudenza sembrerebbe d'obbligo, anche per le più accese cassandre del web.

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