Perquisizioni, sequestri e multe all'inventore del Bitcoin

Nel mirino del fisco australiano.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 10-12-2015]

bitcoin nakamoto australia

Tutti sanno che Satoshi Nakamoto è l'inventore di Bitcoin, la più famosa criptovaluta. Il problema è che nessuno sa chi si nasconda dietro quello pseudonimo: i vari tentativi di identificazione avvenuti negli anni si sono sempre rivelati delle piste false.

L'ultimo "sospetto" è l'esperto australiano di economia Craig Steven Wright, il quale avrebbe inventato i Bitcoin insieme all'amico Dave Kleiman, morto nel 2013: l'ipotesi pare suffragata da documenti acquisiti dall'Ufficio Australiano delle Tasse (ATO) e finiti nelle mani dei giornalisti di Wired.

Se il nome di Wright è ultimamente diventano noto non è soltanto diventato popolare in quanto legato ai Bitcoin, ma anche perché Wright stesso al momento si trova nei guai: a quanto pare ha in corso una battaglia legale proprio con l'ATO.

Wright è il titolare di un'azienda, la Hotwire Preemptive Intelligence, che nel maggio 2014 ha dichiarato fallimento e oggi si trova in amministrazione controllata. I problemi di Hotwire sono iniziati poco dopo il fallimento di Mt. Gox, che sparì portandosi dietro oltre 345 milioni di euro in Bitcoin.

Già allora l'azienda si lamentava di un mancato rimborso delle tasse pari a 3,1 milioni di dollari, e nel mese di maggio resto in buona sostanza al verde: la sparizione di Mt. Gox, in cui Wright era molto presente, fece precipitare la situazione.

Ora Hotwire ha bisogno di soldi per pagare i creditori e alla richiesta di rimborso iniziale ne ha aggiunta un'altra, relativa alle tasse del 2014, che porta il totale a 5,5 milioni di dollari. Di contro, l'ATO rifiuta di riconoscere la validità delle richieste dell'azienda, e l'ha anzi multata per 1,7 milioni di dollari.

È in questo scenario che si situa la perquisizione condotta dalle autorità federali australiane a casa di Craig Steven Wright, avvenuta proprio poche ore dopo che Gizmodo e Wired hanno collegato pubblicamente l'uomo a Satoshi Nakamoto.

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Le autorità australiane hanno negato che vi sia alcun legame tra la perquisizione e la notizia seconda la quale Wright sarebbe Nakamoto, e hanno invece affermato che si tratta di un'operazione condotta come parte delle indagini dell'ATO.

A rendere ancora più oscura la vicenda c'è il fatto che sin dal 2014 l'ATO ha pubblicamente affermato che i guadagni in Bitcoin vanno indicati nella dichiarazione dei redditi, naturalmente convertiti in dollari australiani.

Al 2013, Wright possedeva l'1,5% di tutti i Bitcoin esistenti; inoltre si sa che Nakamoto possiede circa 1 milione di Bitcoin, pari a circa 570 milioni di dollari australiani (quasi 376 milioni di euro), o il 7% di tutti i Bitcoin. Se l'identità tra i due fosse confermata, l'ATO avrebbe un bel bottino su cui mettere le mani: ciò spiegherebbe le recenti azioni, compresa la perquisizione a casa di Wright.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (2)

{Soppaz}
Il fisco, novella inquisizione. Basata sugli stessi criteri.
14-12-2015 19:38

{W3C_Freedom}
semplice vaporware,
12-12-2015 01:13

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