Scoperto un gruppo Telegram con migliaia di immagini.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-01-2026]

Un'indagine condotta in provincia di Rovigo ha portato l'attenzione una forma particolarmente invasiva di violazione della privacy digitale: il furto di immagini intime dai telefoni consegnati ai centri di riparazione. L'inchiesta ha portato alla scoperta di un gruppo Telegram in cui venivano diffuse migliaia di foto sottratte dai dispositivi delle clienti, rivelando un sistema strutturato e attivo da tempo.
Secondo quanto emerso, il materiale veniva prelevato direttamente dalle gallerie degli smartphone e dei computer affidati per assistenza tecnica. Non si trattava quindi di intrusioni informatiche o violazioni da remoto, ma di un abuso di accesso fisico ai dispositivi durante le operazioni di riparazione. Le vittime erano ignare che i propri contenuti privati venissero copiati e archiviati. L'indagine ha portato all'arresto di un uomo di 27 anni, ritenuto amministratore del gruppo Telegram in cui venivano pubblicate le immagini. Durante una perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati anche oltre 37.000 file di natura pedopornografica, un elemento che ha aggravato ulteriormente la sua posizione e accelerato l'adozione di misure cautelari.
Il gruppo Telegram, denominato "Suine Polesane", raccoglieva le foto intime di donne condivise dai tecnici dei centri di assistenza. Le immagini venivano accompagnate da commenti sessisti e offensivi, replicando dinamiche già osservate in precedenti casi di condivisione non consensuale, come gruppi social chiusi dedicati alla diffusione di contenuti privati senza autorizzazione. Le vittime sono decine, e molte di loro hanno scoperto la violazione solo dopo che il materiale era già stato diffuso. Alcune si erano rivolte al centro assistenza per problemi tecnici comuni, come sostituzioni di componenti o recupero dati, senza immaginare che i contenuti personali potessero essere copiati e condivisi.
Oltre all'arresto dell'amministratore, l'indagine ha portato alla denuncia di un tecnico informatico coinvolto nella gestione del gruppo. Le autorità stanno verificando se altri soggetti abbiano partecipato attivamente alla raccolta o alla diffusione del materiale, o se abbiano fornito supporto tecnico per mantenere attivo il canale. Il caso presenta analogie con episodi precedenti, come gruppi online dedicati alla condivisione di foto private di partner o conoscenti. Tuttavia, la modalità di acquisizione delle immagini — tramite accesso fisico ai dispositivi in riparazione — rappresenta un livello ulteriore di violazione, poiché sfrutta un rapporto di fiducia tra cliente e tecnico.
Le autorità hanno sottolineato che la diffusione non consensuale di immagini intime costituisce un reato grave, aggravato ulteriormente quando coinvolge materiale pedopornografico. La presenza di migliaia di file illegali ha ampliato il raggio dell'inchiesta, che ora comprende anche la verifica di eventuali collegamenti con altre reti di scambio. La Polizia Postale sta continuando a identificare le vittime e a ricostruire la catena di distribuzione del materiale. L'obiettivo è determinare l'estensione del fenomeno e individuare eventuali complici.
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