Il consumatore hacker e la cybermobile

Da sola, come posseduta dal demonio, aziona i suoi meccanismi e decide quando e da chi farsi riparare. L'automobile informatizzata fa paura. Tra vintage, hackumer e quasi-bufale, suggerimenti per una mobilità alternativa.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 16-09-2004]

Sergio, carrozziere, non è più un giovanotto. Certe nuove auto gli sono proprio antipatiche. Quando gli hanno dato da sistemare il muso di una Megane Scenic nuova fiammante, ha capito subito che avrebbe avuto dei problemi: vernice metallizzata, componenti complicate, facili da danneggiare e difficili da montare.

Ma mai avrebbe pensato di trovarsi di fronte ad una creatura indemoniata. Entrando in officina si accendono i fanali (lo fanno automaticamente grazie a un sensore della luminosità); mentre armeggia con il cofano motore, si attivano i tergicristalli (probabilmente una goccia di sudore ha attivato il sensore di pioggia).

Tutti questi episodi non lo dispongono bene nei confronti della macchina da riparare ("C'è il diavolo, lì dentro", sostiene Sergio) ma il bello deve ancora venire. Dopo aver tolto la batteria e smontato alcune parti della carrozzeria, ha bisogno di spostare la macchina. Ma le quattro ruote sono inspiegabilmente bloccate.

Dopo ore di tentativi ed imprecazioni davvero poco eleganti, Sergio viene a capo del mistero: sfilando la chiave (oops: key-card) si aziona automaticamente il freno di stazionamento, che può essere sbloccato solo elettricamente. Ma a batteria scollegata, questa operazione è impossibile. E ricollegare la batteria non è sufficiente: serve un tecnico per resettare la centralina.

Alla Renault hanno pensato che è davvero troppo faticoso, per l'utente cyberfighetto del terzo millennio, tirare il freno a mano prima di scendere dalla vettura. E questo non è l'unico servizio non richiesto fornito dall'indemoniata. "Non avete idea" - confessa Sergio a Zeus News - "di quanti meccanismi si azionino automaticamente, comandati da sensori. Alcuni addirittura partono a motore spento e a chiavi disinserite. Questa macchina qui non ce la voglio più. Ho paura."

Il computer in auto dà più pensieri che soddisfazioni. I motivi di questa involuzione tecnologica non stanno solo nella domanda sempre più raffinata dei clienti. Evidentemente, c'è un tentativo degli ormai pochissimi produttori di blindare la tecnologia e renderla accessibile solo a sé stessi ed alla propria organizzazione.

E' un fatto non più limitato alle sole automobili. Ogni apparecchio che usiamo è ormai imbottito di elettronica, tecnicamente inaccessibile e troppo costoso da riparare. Un'ulteriore fonte di drenaggio delle nostre tasche.

Tutto ciò avviene proprio mentre il lavoro si fa precario, il costo della vita accelera senza che gli stipendi vi si possano adeguare e la classe media si va sempre più impoverendo. Sarà sempre più difficile per la maggior parte delle persone potersi permettere autoveicoli che la cecità del sistema rende sempre più complicati e costosi. A questo aggiungiamo un costo del carburante - e dell'energia in genere - destinato a salire nei prossimi anni, e vediamo come la discussione su un altro tipo di mobilità sia assolutamente urgente.

Sollecitati da proposte provocatorie, come la richiesta alla Fiat di rilasciare il codice della vecchia Panda, i lettori di Zeus News hanno proposto il proprio modo alternativo di spostarsi.

Per esempio, molto interesse ha creato, tra i più eco-sensibili, la proposta del consorzio lussemburghese MDI, in Italia col nome di Eolo Auto, di veicoli funzionanti ad aria compressa. Il progetto si presenta piuttosto bene, basato com'è su un vettore energetico pulito come l'aria compressa. A questo aggiungiamo poi alcuni addendi bucolici, come l'avvio di coltivazioni di canapa per produrre gli interni, e un po' di mistero attorno ai dati di potenza, pesi e consumi dei mezzi. Risultato: eravamo in molti ad attendere la commercializzazione di questi magici veicoli.

Poi ci hanno messo un po' in allarme la serie continua di rimandi, il numero delle fabbriche che passa rapidamente da dieci a una, seguito dal numero degli operai in uguale proporzione, nonché la scoperta che i pochi effettivamente assunti non ricevono lo stipendio da mesi; alcuni di noi hanno fatto una botta di conti, partendo dal numero di kilowattore assorbito dalla ricarica notturna del compressore e dai km di autonomia, pubblicizzati dalla casa.

Ne è venuto fuori che, anche se pesassero come un'APE Piaggio, queste vetturette per attraversare un incrocio impiegherebbero più tempo di quanto concesso dalla durata del semaforo verde. Tutto questo mentre i vostri vicini di strada sbuffano a bordo di bolidi e camionette potentissime. L'impressione è che di queste Eolo, prima o poi, dovrà occuparsi il nostro servizio Antibufala.

L'analisi del caso ci lascia almeno una considerazione: l'impatto ecologico delle auto passa attraverso la riduzione dei pesi e delle potenze e il tipo di carburante, a questo punto, è secondario. Ma nessuno dei produttori di cybermobili parla di ridurre pesi e potenze.

Il lettore Davide, dall'alto della sua ventennale esperienza nella progettazione automobilistica, propone una soluzione più casereccia, in perfetto stile "hackumer": "Comperate auto vecchie, affidabili, senza elettronica e convertitele a metano. Se hanno più di vent'anni potete pagare 28 Euro di bollo annuale e 93 Euro annui di assicurazione RCA (basta iscriversi a un club di Auto Storiche e classificare ASI la vettura con due foto e 40 Euro). Così punite anche l'Erario e le Assicurazioni. Inoltre, niente obbligo di fari accesi di giorno e di bollino blu."

Soluzione economica, ecologica (il metano inquina un'inezia e si circola anche nei giorni di blocco del traffico), ma soprattutto sotto controllo: "Non hanno air bag che esplodono quando il telefonino suona, alzacristalli elettrici che si bloccano giù in inverno e su in estate, centraline elettroniche che vi piantano senza preavviso, aggeggi che si interpongono tra voi e le ruote, come l'idroguida e l'ABS, che decide se e quando frenare." Certo, occorrerà tenere velocità inferiori rispetto alle auto moderne; ma tanto chi ci corre dietro?

Sulla stessa linea la proposta di un altro affezionato, Giacomo: se siete affascinati dalle prestigiose auto sportive del passato, sono disponibili repliche costruite a mano artigianalmente. Sul sito TrueSportCars non troverete il SUV attrezzato per la attraversare un improbabile deserto, ma le Specialist Cars, romantiche vetture sportive, tutte rigorosamente a controllo meccanico. Forse non è una soluzione a portata di tutti (non ho avuto il coraggio di verificarlo), ma sono auto nuove senza essere cybermobili.

Rimangono tutti da esplorare i sistemi di mobilità a minimo impatto, ossia spostarsi con i mezzi pubblici e non spostarsi affatto. Ma per far questo occorrono grossi investimenti in infrastrutture e francamente non sembra che vi sia una grossa volontà in questo senso. Se qualcuno ha commenti, progetti, lampi di genio, o anche ovvietà da proporre, può sempre farlo utilizzando il form dei commenti.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 24)

{Carlo Vanelli}
Giustissimo. Leggi tutto
21-10-2005 08:17

Egra
Secondo me, Michele, ti contraddici da solo.Dici che è necessario che "ognuno di noi si impadronisca della tecnologia migliore possibile, per migliorarla e renderla accessibile a sempre più persone". Ebbene, lo sviluppo tecnologico (utile a volte, futile altre), porta comunque a ciò! Pensa che solo 15 anni fa l'ABS era... Leggi tutto
25-9-2004 00:53

Michele Bottari
Precisazioni Leggi tutto
24-9-2004 09:09

Mario
Note sparse Leggi tutto
23-9-2004 16:40

Note sparse Leggi tutto
23-9-2004 15:37

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