Protezionismo e telecomunicazioni

Il governo prima inneggia alla globalizzazione e al libero mercato, poi saluta con favore l'acquisto di Telecom Italia da parte di Pirelli e Benetton: c'è qualcosa che non quadra in questa rivendicazione di "italianità" congiunta all'esaltazione della globalizzazione.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-07-2001]

C'è qualcosa di paradossale nelle vicende politiche ed economiche italiane degli ultimi giorni. Si è appena chiuso il G-8 con le sue gravi ombre e i suoi strascichi di violenza, che ha visto protagonisti gli Anti-Global e il Governo di Berlusconi, ospite del G-8, che ha aperto il vertice con un autentico "inno" alla Globalizzazione intesa come trionfo del libero mercato, senza barriere e confini.

Poi abbiamo avuto la vicenda dell'acquisto di Telecom Italia da parte della cordata Pirelli-Benetton e lo stesso Governo Berlusconi, pur dichiarando la propria neutralità, si è profuso in elogi per un'operazione che lascia Telecom Italia in mani italiane. C'è qualcosa che non quadra in questa rivendicazione di "italianità" congiunta a questa esaltazione della Globalizzazione.

Se poi approfondiamo meglio, vediamo che Pirelli può affrontare questa operazione grazie alla forte liquidità, ottenuta grazie alla cessione di una divisione di punta nelle fibre ottiche agli americani, da cui quindi l'Italia si ritira.

Benetton, l'altro partner dell'operazione, è uno dei marchi italiani più conosciuti nel mondo e simbolo del boom della moda italiana all'estero. Dopo aver conseguito il successo dell'export italiano, anche negli anni più difficili, da qualche tempo Benetton non investe più nell'abbigliamento, ma nel settore dei servizi, quasi esclusivamente in Italia.

Questa è la seconda operazione di natura prettamente finanziaria che coinvolge il settore delle telecomunicazioni nel giro di 2 anni e per un forte volume di risorse impegnate nella speculazione e non nella ricerca, nella realizzazione e offerta di nuovi prodotti. Si ha l'idea di un Paese ripiegato su se stesso, sterile, ricco di una ricchezza a breve respiro: per rimanere nel settore delle telecomunicazioni, la competizione è a tutto campo.

Riflettiamo un momento sulla nascita di gruppi delle dimensioni di Aol-Time Warner, nel campo multimediale, sulla politica della nuova amministrazione Usa che non pone limiti alle strategie di Gates per Microsoft, sulla nascita e il consolidamento in Europa di gruppi come Vodafone per la telefonia mobile.

Tutte queste cose ci dicono che, forse, la strategia per meglio tutelare gli interessi nazionali non sta in una impossibile difesa autarchica del mondo delle telecomunicazioni italiane, ma nella capacità di fare alleanze, trovare sinergie, avere interlocutori e partner con cui integrarsi a lavorare nell'offerta di nuovi prodotti e servizi.

Tutto ciò, però, è molto lontano dall'attenzione di politici e imprenditori italiani: al contrario, essi sono molto impegnati nel far nascere una Commissione d'inchiesta su Telekom Serbia.

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Pier Luigi Tolardo

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