Vent'anni di Personal Computer (settima parte)

Dal CP/M al Dos Microsoft.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 15-08-2001]

Leggi la sesta parte

Una volta concluso l'accordo con IBM il grosso problema di Microsoft era la realizzazione del sistema operativo promesso a "Big Blue", un incarico che Gates e soci non sarebbero mai stati in grado di portare a termine da soli, rispettando le scadenze strettissime e i vincoli sulla qualità del prodotto imposti da IBM.

Nel settembre del 1980, di fronte alla prospettiva di un fallimento dell'accordo con IBM, Gates decide di giocare d'astuzia, acquistando dalla Seattle Computer Products, per la modica somma di 50.000 dollari, un sistema operativo "veloce e sporco", il Q-Dos, "Quick and Dirt Operating System". Il Q-Dos, opportunamente modificato, si trasforma d'incanto nel più famoso Microsoft DOS, l'MS-Dos destinato a diventare uno standard nell'ambito dei personal computer grazie alla potenza economica di IBM e al senso degli affari di Bill Gates, che negli anni seguenti avrebbe costruito la sua fama di programmatore geniale e la sua fortuna economica a partire dalla rivendita di un prodotto realizzato da altri. Gates ottiene da Tim Paterson, che aveva realizzato il Q-Dos, un accordo di licenza non esclusivo, che prevedeva la possibilità di rivendere il prodotto, senza lasciarsi sfuggire che tra i clienti intenzionati alla rivendita del Q-Dos c'era nientemeno che IBM. La segretezza era ulteriormente garantita da una clausola del contratto in base a cui "niente avrebbe obbligato Microsoft a identificare il cliente". In seguito Microsoft chiuderà il cerchio comprando tutti i diritti della Seattle Computer Products, assumendo alle sue dipendenze lo stesso Paterson.

Risalendo l'"albero genealogico" dell'MS-DOS, è possibile che il primo "capostipite" della famiglia non sia il Q-Dos di Tim Paterson, ma addirittura lo stesso Cp/M di Gary Kildall, che potrebbe essere il "vero" sistema operativo a partire dal quale, attraverso modifiche successive, è stato realizzato il prodotto definitivo consegnato a IBM. Una versione molto dettagliata del rapporto tra il CP/M e il Q-Dos è contenuta all'interno del libro "Bill Gates, una biografia non autorizzata", scritto da Riccardo Staglianò per Feltrinelli. Secondo il resoconto di Staglianò "Quando fu chiaro che Microsoft avrebbe fornito a Ibm il sistema operativo sviluppato da Tim Paterson, Gary Kildall, l'uomo che arrivò in ritardo all'appuntamento con la sua fortuna, telefonò imbestialito al programmatore, anticipando querele: "Hai copiato il mio CP/M: ti denuncerò!". "Non ho mai guardato il codice di Kildall", si è sempre difeso Paterson, "solo il suo manuale"".

Gli indizi a favore di Kildall sono davvero numerosi, e in più di una occasione alcuni esperti di informatica che si sono divertiti a "smontare" il Dos Microsoft hanno evidenziato al suo interno la presenza di diverse righe del codice scritto dal fondatore della Digital Research per realizzare il suo Cp/M. La stessa IBM avrebbe cercato di mettere a tacere la vicenda offrendo a Kildall ottocentomila dollari per rinunciare ad ogni rivendicazione sulla paternità di Ms-Dos.

Gary Kildall muore il 6 luglio del 1994, all'età di cinquantadue anni, dopo aver lottato fino alla fine contro lo strapotere commerciale di Microsoft e Ibm, usando come armi la qualità e la robustezza del suo Dr-Dos, il sistema operativo nato dall'evoluzione dello sfortunato CP/M.

La vita di Kildall si spegne a causa di una banale rissa scoppiata in un bar di Monterey, la città californiana dove viveva, perché alcuni avventori del locale, più rispettosi delle loro motociclette che della vita altrui, non gradiscono le toppe del giubbotto di pelle di Kildall, che rappresentavano delle moto Harley Davidson. Una tragica fine per un uomo geniale, che con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto sedersi al posto di Bill Gates sulla poltrona di uomo più ricco del mondo, un pioniere dell'informatica che con tutta probabilità è l'unico vero autore di un sistema operativo che ci ha permesso per anni di lavorare, scrivere e comunicare attraverso il computer.

Il 12 agosto 1981 il primo personal computer della IBM, basato sul microprocessore 8086, fa il suo ingresso trionfale sul mercato dei personal computers, con una presentazione in grande sitle al salone delle feste del Waldorf Astoria di New York. Il modello base ha una RAM di 16K e un lettore per dischetti da 5" e 1/4, il tutto per la modica cifra di 1565 dollari. Il sistema operativo utilizzato è, ovviamente, il Microsoft Dos.

Leggi l'ottava parte

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato con Zeus News ti consigliamo di iscriverti alla Newsletter gratuita. Inoltre puoi consigliare l'articolo utilizzando uno dei pulsanti qui sotto, inserire un commento (anche anonimo) o segnalare un refuso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (0)


La liberta' di parola e' un diritto inviolabile, ma nei forum di Zeus News vige un regolamento che impone delle restrizioni e che l'utente e' tenuto a rispettare. I moderatori si riservano il diritto di cancellare o modificare i commenti inseriti dagli utenti, senza dover fornire giustificazione alcuna. Gli utenti non registrati al forum inoltre sono sottoposti a moderazione preventiva. La responsabilita' dei commenti ricade esclusivamente sui rispettivi autori. I principali consigli: rimani sempre in argomento; evita commenti offensivi, volgari, violenti o che inneggiano all'illegalita'; non inserire dati personali, link inutili o spam in generale.
E' VIETATA la riproduzione dei testi e delle immagini senza l'espressa autorizzazione scritta di Zeus News. Tutti i marchi e i marchi registrati citati sono di proprietà delle rispettive società. Informativa sulla privacy. I tuoi suggerimenti sono di vitale importanza per Zeus News. Contatta la redazione e contribuisci anche tu a migliorare il sito: pubblicheremo sui forum le lettere piu' interessanti.
Sondaggio
Come vedi il futuro dell'umanità, in ambito scientifico?
Il futuro è nella condivisione delle conoscenze. L'arroganza delle multinazionali nei confronti della proprietà intellettuale è solo il canto del cigno: infatti grazie alle tecnologie il sapere non potrà più essere detenuto da pochi potenti.
Per tutelare ricerche che richiedono investimenti cospicui, la proprietà intellettuale è uno strumento equo e ragionevole. Lo strapotere attuale della grande industria va solo limitato nel tempo ed emendato dagli aspetti più truci.
Lo scenario più probabile è un doppio binario tra scienza proprietaria e open source. La prima coprirà i settori che richiedono investimenti a lungo termine, la seconda quelli in cui la cooperazione raggiunge i risultati migliori.
Il potere si concentra dove c'è il denaro. Volenti, o nolenti, i big dell'economia mondiale si accaparreranno tutte le fonti di conoscenza, e sapranno farle fruttare a dovere, per il bene dell'umanità.

Mostra i risultati (1573 voti)
Agosto 2022
Le chiavi dell'auto? Al sicuro nel microonde
Intel, 5 miliardi per costruire uno stabilimento in Italia
E Spot prese il fucile
Gmail, la nuova interfaccia adesso è per tutti
Luglio 2022
Istruzioni per il voto: la busta
Il Tribunale di Milano ordina a Cloudflare di censurare tre siti
Microsoft, un nuovo Windows ogni tre anni
TIM: 9.000 esuberi e un ultimatum al Governo
L'algoritmo che predice i crimini con una settimana d'anticipo
Alexa fa parlare i morti
Giugno 2022
Tesla e la batteria che dura 100 anni
Cosa succede alle password se cambio o perdo il mio dispositivo?
Il sistema operativo open source che ridà vita ai vecchi smartphone
Adobe, prove di Photoshop gratuito per tutti
15 giugno, finisce l'era di Internet Explorer
Tutti gli Arretrati
Accadde oggi - 12 agosto


web metrics