I supercalcolatori amano il Pinguino

La statistica semestrale dei sistemi superveloci rivela che solo 6 su cento non usano Linux o sistemi derivati, a scapito di Unix o di macchine che usano sistemi operativi combinati tra loro.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 09-12-2008]

Jaguar

Secondo una statistica stilata da Top 500 Supercomputer, un numero sempre maggiore di supercalcolatori usano una distribuzione Linux come sistema operativo, da solo o in combinazione con altri sistemi governati da Linux.

Per trovare una macchina gestita da Windows occorre scendere la classifica sino al decimo posto, dove troviamo un High Performance Computing (HPC Server) 2008; scendendo ancora si scopre che Mac OS X è impiegato da meno dello 0,5%, percentuale simile a quella vantata (si fa per dire) da Windows Computer Cluster Server 2003.

Ma la vera sorpresa è costituita dalla progressiva caduta anche di altri sistemi operativi famosi, a cominciare da Unix per finire a BSD; e in questa situazione si frega le mani Novell, che con Linux Suse equipaggerebbe circa il 40% delle supermacchine tra le prime 50 classificate.

Nella statistica, tra i primi della classe si trovano l'IBM eServer Blue Gene/L del laboratorio nazionale Lawrence Livermore (USA) in terza posizione, l'IBM eServer BlueGene/P (JUGENE) in funzione presso il Centro di ricerche Juelich (Germania) in sesta, mentre in settima e in USA troviamo l'SGI Altix 8200 della New Mexico Computing Applications Center.

Ma il più potente di tutti è "Roadrunner", che gira sotto Linux Red Hat Enterprise. Fabbricato da IBM, ed installato presso il Los Alamos National Laboratory de New Mexico, è accreditato di una potenza di calcolo di 1.026 petaflop, cioè di 1 milione di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo; buon secondo arriva "Jaguar", un sistema Cray XT5 che opera nei laboratori di ricerche nucleari a Oak Ridge (Tennessee).

Scontato che i più potenti tra i calcolatori si trovino (almeno per ora) degli Stati Uniti; persino ovvio che in quella nazione si trovino assai numerosi che altrove. Assai meno ovvio è che l'Italia non stia nella classifica dei top computer, dove compaiono invece Germania e Francia in buonissima posizione.

Non tragga in inganno la riflessione che tanto da noi i supercomuter non servirebbero, perché la nostra ricerca scientifica è ai minimi storici. Abbiamo infatti una superburocrazia che, danneggiata dalle varie insipienze manageriali e sommersa da una miriade di sovrapposizioni di competenze, ben potrebbe giovarsi di uno o più calcolatori in grado di elaborare previsioni in luogo di far statistiche.

Ci sono voluti decenni prima che INPS e Finanze si "parlassero" tra loro, mentre ad esempio restano ancor oggi estranee l'una all'altra le varie ASL, come se il diritto alla salute non fosse un diritto protetto dalla Legge fondamentale dello Stato e quindi un bene al quale tutti abbiamo diritto in egual misura.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il supercomputer nella chiesa sconsacrata

Commenti all'articolo (2)

{gufonoioso}
l'Italia non male... ma vuoi mettere la Bulgaria? Leggi tutto
9-12-2008 23:32

A proposito di Asl Leggi tutto
9-12-2008 17:05

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