Republic.com

Un saggio stimolante e provocatorio sul rapporto tra Internet e pluralismo.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 22-07-2003]

La nostra attenzione sul rapporto tra Internet, libertà, pluralismo della comunicazione e democrazia si focalizza spesso sui pericoli della censura: quella esercitata dai regimi autoritari su internauti e webmaster, che in casi estremi rischiano anche la prigione.

La censura è un pericolo presente anche nelle democrazie occidentali quando in nome della lotta a terrorismo e criminalità si arriva a violare la privacy dei cittadini in Rete ma non solo. I poteri economici possono esercitare un subdolo potere di censura come per esempio, l'accentramento in pochi grandi gruppi internazionali dei motori di ricerca e la loro manipolazione a fini pubblicitari.

Una prospettiva diversa dei rischi che può correre la Rete rispetto al pluralismo è quella indicata dal giurista statunitense Cass Sunstein nel suo Republic.com, tradotto in Italia dalla casa editrice il Mulino.

Per Cass Sunstein, la cui analisi prende le mosse dalla situazione nordamericana, incubatrice di tutte le tendenze della Rete, dove almeno il 50% dei cittadini ha accesso alla Rete e in cui il Web è diventato una delle maggiori fonti di informazione sia per i cittadini che per gli stessi operatori dell'informazione, il rischio maggiore di Internet non è il digital divide: cioè il divario tra generazioni e tra cittadini poveri e ricchi nell'accesso alla Rete perchè questo va progressivamente riducendosi e potrebbe ridursi ancora più velocemente con politiche specifiche.

No, il rischio vero per la società politica americana, "la Repubblica" che per l'autore non è solo un fatto di regole formali e di istituzioni politiche ma di valori condivisi e di cultura è quello del "Daily Me".

Siamo in presenza della possibilità sempre maggiore, grazie a software specializzati come quelli di Excite o di Google, di ritagliarci un'informazione su misura, un'informazione personalizzata, diversa da quella tradizionale dei giornali e dei telegiornali generalisti ma anche dei Portali generalisti.

Un'informazione che rispecchi unicamente le opinioni politiche e non, i gusti, gli interessi e le idiosincrasie dell'individuo e del gruppo cui appartiene.

Questo navigatore potrà leggere e informarsi solo di sport e mai di politica e magari solo di uno sport e solo di una squadra di baseball, potrà visitare solo siti di afroamericani se è afroamericano o siti razzistici se è razzista, senza mai capitargli di leggere, nemmeno per sbaglio o per curiosità, idee diverse, opposte o nuove rispetto alle sue.

Il sottotitolo del libro recita: "Cittadini informati o consumatori di informazioni?", la differenza è proprio questa secondo Sunstein, che sceglie come commento due citazioni contrapposte: quella di Bill Gates che ipotizza un software per la Tv che si autoprogrammi in base ai nostri interessi e ci sintonizzi sempre e soltanto sui programmi che ci piace vedere e un brano di un libro del filosofo americano John Dewey, il teorico della democrazia anglosassone, secondo cui la democrazia non è il problema del conteggio dei voti ma del confronto, della discussione e del dibattito che devono precedere il voto.

Il rischio è l'estensione alla politica della stessa logica che sovrintende i siti di shopping elettronico che in base ai nostri gusti, alle nostre capacità di spesa e alle spese già fatte ci presentano autonomamente prodotti da acquistare e questo vale anche per lo shopping di libri, film, spettacoli, dischi e può valere anche per i siti di informazione.

Il prodotto finale di queste tendenze rischia di essere la balcanizzazione della socità: individui che si identificano sempre più con la propria nicchia di interessi o di opinioni, chattando e confrontandosi sempre e solo con persone con gli stessi interessi ed opinioni, così cresce l'indifferenza alla politica o lo strumentalizzare la politica esclusivamente ai propri interessi personali o di gruppo, anzichè ricercare la mediazione con quelli degli altri in nome del bene comune, l'assolutizzare o esasperare la propria posizione.

In questo senso Internet sta rischiando di essere negli Usa, più che il terreno di crescita della democrazia, un pericoloso terreno di fioritura di gruppi estremistici, intolleranti o addirittura violenti, ostili alla democrazia o comunque un elemento di accentuazione della polarizzazione sociale e politica che confligge con l'esigenza di essere e sentirsi un unico Paese.

Il modello dovrebbe essere, invece, per Sunstein, quello dei "fori pubblici" americani, cioè dei grandi parchi urbani, ma anche delle strade e delle piazze dove legalmente e legittimamente si può tenere un sit-in, una manifestazione o, semplicemente, chiunque può salire su una sedia ed arringare la folla e dire la sua.

Anche in Internet si dovrebbe correre il rischio di incontrare qualcuno di diverso da noi, di intercettarne parole, umori, proteste, di sapere che non ci siamo solo noi con le nostre convinzioni, qualche volta distrattamente e di corsa ma magari qualche altra fermandoci, ascoltando, discutendo e magari cambiando idea e facendola cambiare ai nostri interlocutori-avversari.

Come si può trasformare la Rete in un luogo di confronto tra idee diverse e non solo di esistenza di universi ideologici chiusi, paralleli, incomunicabili e autosufficienti?

Secondo il giurista americano si dovrebbe arrivare per autoregolamentazione ma, se è necessario per regolamentazione legislativa, ad una situazione opposta all'attuale per quanto riguarda i links: oggi si tende ad inserire nel proprio sito solo links a siti amici, affini e vicini al proprio pensiero, invece dovrebbe essere generalizzata la prassi di inserire quelli opposti e diversi.

I conservatori dovrebbero inserire i links a quelli progressisti, e viceversa, i filo-abortisti ai pro-life e così via, ospitando le icone nell'homepage, ecc.

L'autore si spinge, addirittura, ad ipotizzare il reindirizzamento obbligatorio verso un sito di segno politico o filosofico opposto.

Naturalmente il navigatore potrebbe chiudere e ritornare al suo sito, un po' come avviene con i reindirizzamenti obbligatori e l'apertura delle finestre a favore degli inserzionisti pubblicitari.

Senza arrivare a questo si propone ad esempio che i 25 siti più popolari pubblicizzino un'icona verso siti che trattano argomenti di carattere pubblico.

Sono temi che in Italia sono stati affrontati sul versante della stampa, in un Paese dove si leggono pochi quotidiani ma molti periodici "specialistici" (rosa, femminili, automobilistici, sportivi, ecc.) e rispetto alla crisi della Tv cosiddetta generalista con l'avvento della PayTv, che potrebbe aggravarsi con il futuro boom della Tv digitale ed il moltiplicarsi dei canali specializzati, ma che per quanto riguarda il Web non erano stati ancora presi in considerazione.

Questo saggio ci offre la possibilità di discuterne.

Scheda Libro
Titolo: Republic.Com
Sottotitolo: Cittadini informati o consumatori di informazioni?
Autore: Cass Sunstein
Editore: il Mulino
Prezzo: 14 euro

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Pier Luigi Tolardo

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