Privacy e libertà secondo Stefano Rodotà

Un libro-intervista al "padre" della privacy italiana sulla tutela dei dati personali, attualissimo nella polemica in corso su privacy e lotta al terrorismo.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-07-2005]

il libro di rodota'

Stefano Rodotà è stato per otto anni(è stato sostituito solo da qualche mese dal costituzionalista cattolico, molto vicino a Prodi, Franco Pizzetti) il Presidente dell'Autority per la privacy, di cui è stato il primo presidente, dopo aver contribuito in misura determinante a scrivere la legge sulla privacy che definisce ruolo e competenze dell'organismo stesso, e per quattro anni ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per la privacy dell'Unione Europea, è stato un po', insomma, il Garante europeo per la privacy.

Giurista di livello e fama internazionale, Rodotà è stato uno dei primi ad occuparsi del rapporto tra tutela della privacy e della libertà individuale e nuove tecnologie, già nel lontano 1973, con un suo saggio: " Elaboratori elettronici e controllo sociale". Tutta questa sua esperienza e, direi, passione è, sinteticamente, trasfusa, nel libro che contiene l'intervista "Intervista su Privacy e Libertà", edito da Laterza, rilasciata al giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti.

Il libro intreccia la storia del concetto di privacy, con la sua evoluzione giuridica e sociale, con l'esperienza concreta di Rodotà che, con le delibere e le risposte date a ricorsi e quesiti, in questi anni, ha definito cosa significa la riservatezza, quella che definiamo privacy, intesa come diritto dell'individuo a non subire eccessive ed inutili e ingiustificate intromissioni nella propria vita da parte di altri cittadini, degli organi di informazioni, dell'autorità, anche quando motivate dall'ordine pubblico, da esigenze sanitarie, dalla libertà di informazione ma anche come " data protection", che significa dice Rodotà: " potersi proiettare nel mondo liberamente attraverso le proprie informazioni, mantenendo sempre però il controllo sul modo in cui queste circolano e vengono utilizzate da altri".

Sono quindi due i significati della categoria privacy: il diritto al rispetto della vita personale e familiare, sancito dall'art.7 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, a cui Rodotà ha contribuito facendo parte della Convenzione, e il diritto alla protezione dei dati previsto, invece, dall'art.8. Rodotà fa notare, in questi tempi, in cui il testo della Costituzione Europea è bocciato da referendum popolari e fortemente criticato, come il modello europeo di tutela della privacy, di diritto e di fatto, sia più avanzato di quello americano, anche se negli Usa che è nata la privacy, perché in Europa non esistono, finora, legislazione invasive della privacy come il Patriot Act, come negli Usa la privacy sia minacciata dagli interessi di grandi corporation come Microsoft, e che grossi scontri si siano avuti tra Usa e Unione Europea, in cui Rodotà ha avuto una parte da protagonista, sui temi dello scambio di informazioni sui passeggeri delle voli diretti verso gli Usa, che fanno di ogni passeggero un sospettato ma che non hanno sortito effetti pratici nella lotta al terrorismo. Anzi, Rodotà fa notare come, per esempio, a uno dei terroristi dell'attentato alle Due Torri, sia stato permesso dalle autorità americane di terminare i corsi di volo, nonostante fossero già noti suoi legami con gruppi fondamentalisti violenti e come quindi il piano della lotta al terrorismo non vada confuso con quello della limitazione della privacy.

Non a caso, Rodotà, ci ricorda che lo stesso Echelon, il potente sistema che ascolta e registra telefonate, fax, e-mail in tutto il mondo, messo su dagli Usa e la cui esistenza , per molto tempo, è stata negata dagli Usa è sstato smascherato dai francesi, che si sono accorti che aziende statunitensi riuscivano sempre a vincere gare d'appalto, grazie ai datiriservati che Echelon intercettava e passava loro e perfino Romano Prodi è stato ascoltato nel colloquio con il dirigente di una multinazionale pubblica italiana.

Il libro-intervista è, infatti, molto attuale per come si dilunga sul tema del rapporto tra tutela della privacy e lotta al terrorismo. Rodotà spiega chiaramente come snaturare la propria legislazione rispettosa della privacy in nome della lotta al terrorismo significherebbe, per l'Occidente e l'Italia, piegarsi al ricatto del terrorismo ed, in pratica, farlo vincere, dando ragione a chi accusa la democrazia di non essere veramente tale, come fanno i gruppi fondamentalisti. Per vincere contro i nemici della democrazia non c'è alternativa all'essere democratici. Rodotà ricorda come l'Italia sia riuscita a vincere la sua guerra contro il terrorismo senza leggi liberticide e ricorda, anche, la sua contrarietà di allora, mentre era deputato e componente di commissioni parlamentari, a leggi come le Reale/Cossiga che permettevano il fermo prolungato di polizia e la perquisizione di interi stabili o pezzi di via senza autorizzazione, che non stati utili nè a liberare Moro, nè hanno portato risultati concreti. Rodotà riafferma anche la contrarietà a leggi che autorizzino il monitoraggio continuo ed indiscriminato, e la conservazione prolungata del traffico Internet e delle e-mail, attraverso cui si possono ricostruire abitudini private, opinioni politiche, orientamenti sessuali, dei cittadini. Anzi, c'è il rischio che banche dati così imponenti siano esposte, a loro volta, ad attacchi terroristici di quanti vogliano servisi di questi dati per fini illeciti.

Rodotà ricorda come la privacy non riduca il livello della libertà di informazione: a questo proposito è interessante la ricostruzione della vicenda in cui "Striscia la Notizia" lo attaccò a lungo e personalmente, coinvolgendo anche la figlia giornalista, perché aveva censurato la trasmissione di dichiarazioni fuoi onda di Franco Frattini, fatte prima dell'inizio del programma negli studi. Rodotà, spiega, ancora, come sia stato utile, anzi indispensabili, per lui dare la maggiore visibilità e pubblicità ai lavori dell'Authority per far conoscere la materia agli italiani, ma soprattutto per contrastare molti attacchi che ha dovuto subire e rafforzare l'Authority rispetto ai poteri politici ed economici insofferenti verso questi interventi.

Il padre italiano della privacy spiega, poi, come da "diritto individuale borghese", di ricchi che vogliono essere lasciati in pace, la privacy sia diventata un valore per i più deboli, per chi non deve essere esposto a discriinazioni per le sue idee politiche, religiose, sindacali, e che, infatti, la prima legge italiana a tutelare la privacy sia stato lo Statuto dei Lavoratori che proibisce il controllo a distanza della prestazione lavorativa e anche le indagini sulle opinioni politiche e sindacali dei lavoratori che negli anni '60 venivano svolte, comunemente, da grandi aziende come la Fiat che facevano lavorare per loro perfino organismi pubblici come la Questura di Torino, per cui ci furono processi e condanne penali.

Ancora Rodotà si dice contrario alle card sanitarie, alle banche dati uniche sulla salute che, con la scusa di tenere sotto controllo i consumi farmaceutici e le prestazioni sanitarie, possono rendere visibile e disponibile lo stato di salute dei cittadini a chi non ne ha titolo, cioè loro stessi e i loro medici curanti.

Dice Rodotà in conclusione del libro: "Senza una forte tutela del "corpo elettronico", dell'insieme delle informazioni raccolte sul nostro conti, la stessa libertà personale è in pericolo e si rafforzano le spinte verso la costruzione di una società della sorveglianza, della classificazione della selezione sociale(evitare le discriminazioni in base alle opinioni e condizioni di salute): diventa così evidente che la privacy è uno strumento necessario per salvaguardare la "società della libertà". Senza una resistenza continua alle microviolazioni, ai controlli continui, capillari, oppressivi o invisibili che invadono la stessa vita quotidiana, ci ritroviamo nudi e deboli di fronte a poteri pubblici e privati: la privacy si specifica così come una componente ineliminabile della "società della dignità"

Rodotà diffida di tutte le tecnocrazie, ritiene che il compito di garantire le libertà spetti sempre al Parlamento e, per questo, mi permetto di suggerire di integrare la lettura di questo breve testo(in estate c'è più tempo) con un'altra intervista ad un personaggio, diverso perché di estrazione cattolica da Rodotà che è un laico, esponente del pensiero cosidetto azionista o liberalsocialista. Si tratta dell'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, con la sua intervista a Guido Dell'Aquila, dal titolo "La mia Costituzione"(Passigli Editori), in cui Scalfaro che è uno degli ultimi padri costituenti viventi(fece parte della Commissione dei 75 che alla Costituente scrisse l'attuale Carta Costituzionale)fa un'appassionata difesa dell'indipendenza del Parlamento e dell'autonomia della Magistratura dagli attuali tentativi di stravolgerle con ambigue e sbagliate riforme costituzionali. Perché non ci può essere tutela della privacy e controllo dei propri dati senza indipendenza del Parlamento e dei giudici.

Scheda
Titolo: Intervista su Privacy e Libertà
Autore: Stefano Rodotà, a cura di Paolo Conti
Editore: Laterza
Prezzo: 10 Euro

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Pier Luigi Tolardo

Approfondimenti
Tecnocontrollo e diritti civili

Commenti all'articolo (1)

Amanda e l'authority Leggi tutto
19-7-2005 13:09

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