Verifica dell'età, il TAR accoglie il ricorso di PornHub e ferma le sanzioni



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 05-02-2026]

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Foto di Franco Alva.

Il TAR del Lazio ha deciso di accogliere il ricorso presentato da Aylo, società che gestisce Pornhub, YouPorn e RedTube, congelando così l'obbligo di verifica dell'età previsto dalla delibera AGCOM, rinviando l'applicazione delle misure e lasciando aperti interrogativi sulla loro effettiva implementazione futura. L'obbligo sarebbe dovuto entrare in vigore per i siti stabiliti fuori dall'Italia a partire dal 1° febbraio, dopo un primo rinvio rispetto alla scadenza originaria di novembre. Le piattaforme interessate avrebbero dovuto adottare sistemi di verifica dell'età conformi ai requisiti fissati dal legislatore, con l'obiettivo di impedire l'accesso ai minori ai contenuti per adulti. Tuttavia la maggior parte dei 48 principali siti del settore non aveva ancora implementato alcuna forma di controllo.

Il TAR ha accolto la richiesta di tutela cautelare presentata da Aylo, sospendendo gli effetti immediati della delibera. La motivazione fa riferimento alla necessità di valutare nel merito la compatibilità delle misure con il quadro normativo nazionale ed europeo, oltre che con i principi di proporzionalità e tutela dei dati personali. La sospensione evita l'avvio della procedura che avrebbe potuto portare a diffide formali e, in caso di inadempienza, al blocco dell'accesso ai siti dal territorio italiano. Il ricorso di Aylo si concentra su diversi aspetti tecnici e giuridici. Da un lato, la società contesta la natura eccessivamente invasiva dei sistemi di verifica richiesti, sostenendo che potrebbero compromettere la privacy degli utenti senza garantire un'efficace protezione dei minori. Dall'altro, evidenzia come l'obbligo imposto dall'Autorità italiana possa entrare in conflitto con il principio di libera prestazione dei servizi all'interno dell'Unione Europea, soprattutto per piattaforme con sede in altri Stati membri.

Parallelamente Aylo ha annunciato un aggiornamento dei propri sistemi di verifica dell'età nel Regno Unito, dove l'entrata in vigore dell'Online Safety Act richiede nuove forme di verifica dell'età. L'azienda ha dichiarato di aver adottato metodi più avanzati e conformi agli standard richiesti, basati su tecnologie di terze parti certificate e su processi che non prevedono la raccolta diretta di documenti sensibili. L'aggiornamento è stato presentato come parte di una strategia più ampia per armonizzare le procedure di verifica nei diversi mercati regolamentati.

Il confronto tra il caso italiano e quello britannico evidenzia differenze significative nei modelli normativi. Nel Regno Unito l'implementazione della verifica è parte di un sistema più articolato che coinvolge organismi di certificazione e linee guida tecniche dettagliate. In Italia la normativa si basa su un obbligo generalizzato, con margini interpretativi più ampi e un sistema di applicazione e controllo affidato a ordini di blocco rapidi tramite gli operatori di rete. La sospensione del TAR ha effetti immediati sul quadro operativo. I siti del gruppo Aylo restano accessibili senza verifica dell'età, mentre l'intero impianto sanzionatorio risulta congelato almeno fino alla decisione nel merito. La situazione crea un disallineamento tra gli obiettivi dichiarati dal legislatore e la realtà applicativa, con la maggior parte dei siti ancora privi di sistemi di controllo e un contenzioso aperto che potrebbe protrarsi per mesi.

Il provvedimento ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità tecnica dei sistemi di verifica dell'età. Le soluzioni basate su documenti d'identità, provider esterni o analisi biometriche sollevano questioni legate alla sicurezza dei dati, alla possibilità di falsi positivi e alla gestione delle informazioni sensibili. Alcuni operatori del settore hanno segnalato che l'adozione di tali sistemi richiede investimenti significativi e un'infrastruttura tecnologica non sempre compatibile con piattaforme di grandi dimensioni. Un ulteriore elemento riguarda la coerenza con il Digital Services Act, che stabilisce obblighi armonizzati per i fornitori di servizi online nell'Unione Europea. Secondo Aylo, l'obbligo imposto dall'AGCOM potrebbe eccedere quanto previsto dal DSA, introducendo un requisito nazionale non allineato con il quadro europeo. La questione potrebbe diventare centrale nel giudizio di merito, soprattutto per quanto riguarda la proporzionalità delle misure.

La vicenda si inserisce in un contesto internazionale in cui diversi Paesi stanno introducendo normative sulla verifica dell'età per l'accesso ai contenuti per adulti. Le soluzioni adottate variano da sistemi basati su provider certificati a modelli decentralizzati che non richiedono la raccolta di dati personali. La mancanza di standard tecnici condivisi rende complessa l'adozione di soluzioni uniformi da parte delle piattaforme globali. In attesa della sentenza definitiva, il caso italiano rimane aperto e caratterizzato da incertezza normativa. La sospensione del TAR non risolve le criticità tecniche e giuridiche sollevate, ma rinvia la definizione di un quadro stabile per la verifica dell'età. Le prossime fasi del procedimento saranno decisive per stabilire se l'obbligo potrà essere applicato nella forma attuale o se sarà necessario un intervento legislativo o regolatorio più articolato.

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