Tunisi 2005 e la repressione

Ricorderemo il Forum di Tunisi non solo per il Pc a manovella di Negroponte, ma anche per la repressione dei cybernauti tunisini, per la censura e per i pestaggi della polizia.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 20-11-2005]

Foto di Nick Winchester (1995)

Cosa rimarrà del Wsis 2005 di Tunisi, il Forum Mondiale della Società dell'Informazione, promosso dalle Nazioni Unite, appena concluso?

Poco o nulla, tranne l'annuncio di Negroponte del suo Pc a bassa costo per aiutare i popoli del Terzo Mondo a ridurre il digital divide; questa è la dimostrazione concreta di come per ora la tecnologia sia molto più avanti e più produttiva della politica. Il Pc a manovella ha approfittato dei riflettori accesi sulla ribalta di Tunisi 2005, ma avrebbe potuto essere lanciato in ogni altra parte del mondo, a prescindere dai lavori del summit.

Tunisi 2005 si è quindi rivelato l'ennesima prova di inconcludenza e impotenza delle Nazioni Unite, che periodicamente organizzano queste costose e inutili kermesse globali: quando non sono funestate da scontri dei manifestanti con la polizia, producono montagne di documenti inascoltati.

Lo dimostra il caso dell'Icann, l'organismo mondiale che supervisiona Internet: nonostante le richieste di Europa, Brasile, India e dei Paesi emergenti, rimarrà sotto il controllo di una società privata statunitense, a sua volta supervisionata direttamente dall'Amministrazione Usa. Tutto quello che si è riusciti a ottenere è stato un Forum mondiale che, nei prossimi quattro anni, riprenderà in mano la questione.

Quello che rimarrà è la brutta figura del Ministro Stanca: era partito per Tunisi già segnato dal taglio pesante che la Finanziaria opera ai danni della cooperazione internazionale e agli aiuti ai Paesi poveri, compresi i fondi per ridurre il digital divide; questi tagli hanno suscitato le critiche anche dei Vescovi italiani, critiche che la stampa di destra e lo stesso Governo, sempre pronti a strumentalizzare le posizioni della Chiesa a proprio favore, hanno omesso di ascoltare e riportare.

A Tunisi, un immenso spiegamento di polizia e di servizi di sicurezza ha stretto un cordone sanitario attorno al Wsis, per impedire ai dissidenti tunisini dei partiti e dei sindacati di opposizione, tra cui la stessa Associazione tunisina dei magistrati e il neonato sindacato dei giornalisti, di venire a contatto con i partecipanti.

Un giornalista del quotidiano francese Liberation è stato pestato dalla polizia. I due siti italiani Amisnet e Lettera22, che aveveno pubblicato un appello per la liberazione degli internauti di Zarsi (arrestati per aver scaricato materiale da un sito ritenuto sovversivo) sono stati oscurati in Tunisia così come altri siti, filtrati dalle autorità tunisine proprio mentre il Summit sanciva i diritti fondamentali nel Web.

L'episodio più grave è stato quello che ha impedito al segretario generale di Reporter sans Frontières (l'organizzazione indipendente che si batte per la libertà di stampa in tutto il mondo) di assistere ai lavori del Summit: è stato dichiarato "persona non gradita" al suo arrivo a Tunisi e immediatamente reimbarcato su un aereo per la Francia.

Nel proprio rapporto sul summit, Reporter sans Frontières include la Tunisia fra i Paesi che reprimono la libertà sul web, una black list di quindici Paesi. Reporter sans Frontières ricorda che le autorità cercano di scoraggiare l'uso delle webmail, invece di software come Outlook, e che nell'aprile 2005 l'avvocato democratico Mohammed Abbou è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione per aver criticato il presidente tunisino Ben Alì, la cui famiglia è proprietaria dell'unico Internet provider del Paese.

Il Ministro Lucio Stanca, responsabile dell'Innovazione Tecnologica nel Governo Berlusconi, non ha voluto in alcun modo prendere le distanze da questi fatti di repressione, esaltando invece la Tunisia come uno dei Paesi di questa regione più vicini all'Occidente.

Questo avviene sulla scia di una tradizione di "connivenza" con il regime di Ben Alì, che fu messo in sella dai servizi segreti italiani, durante l'allora Governo Craxi: per questo Ben Alì fu riconoscente fino all'ultimo a Craxi, dandogli rifugio durante la sua latitanza.

Questo modo di fare contraddice l'approccio che la destra italiana ha sempre avuto nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, in polemica con il movimento No Global, sostenendo che la colpa dei mali del sottosviluppo non è solo dell'Occidente ma, in gran parte, di questi Paesi che non hanno saputo darsi regimi democratici che favoriscano lo sviluppo. Nel caso tunisino, invece, ci si copre volentieri gli occhi rispetto a questa mancanza di democrazia.

Purtroppo la stampa italiana ha dedicato più spazio alle vicende del boicottaggio della Coca-Cola e alle polemiche sul Cardinale Ruini che alle repressione del dissenso in Tunisia.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (1)

{Giuliano Muzio}
Purtroppo qualcosa è successo Leggi tutto
21-11-2005 10:43

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