Il futuro delle Tlc nel 2006

Vendite, quotazioni in borsa, conseguenze delle elezioni: il 2006 si presenta come un anno cruciale per i protagonisti del mondo delle Tlc italiane.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 04-12-2005]

Che cosa si muoverà nel mondo delle imprese delle Tlc italiane, della telefonia fissa e mobile, degli Internet Provider nell'imminente 2006? Molte cose, il 2006 si presenta come un anno ancora più ricco di novità e di incognite per le Tlc italiane, di possibili svolte, del 2005 che si sta chiudendo.

Cominciamo dai protagonisti minori: Atlanet,il gestore telefonico di casa Fiat che era stato costituito con la romana Acea e gli spagnoli di Telefonica, potrebbe uscire definitivamente dal mondo della casa automobilistica, potrebbero acquistarla gli aretini di Eutelia, la società leader nei famigerati 899, che nel 2005 ha acquisito dal Comune di Torino la piemontese NoiCom che controllava attravero l'azienda energetica municipalizzata.

C'è poi la grande incognita della quotazione in borsa di H3G Italia, la compagnia di telefonia mobile Umts conosciuta dai più come 3, slittata dalla fine del 2005 all'inizio della primavera 2006, la prima grande quotazione in borsa di un'importante azienda high-tech, dopo lo scoppio della bolla speculativa della new economy, i crolli Cirio e Parmalat che hanno indebolito la borsa italiana e hanno depresso la voglia di investire dei piccoli emedi risparmiatori che assistono passivamente alle Opa di palazzinari e banchieri/assicuratori d'assalto. H3G si gioca quasi tutto il suo futuro con l'ingresso a Piazza Affari: se riesce bene avrà i mezzi finanziari per consolidare e accrescere il vantaggio che detiene su Tim e Vodafone nella telefonia di terza generazione, altrimenti rischia molto, ora che anche i suoi concorrenti si sono messi a vendere telefonini Umts a basso costo.

L'altra grande incognita è rappresentata dal futuro di Fastweb, che è stata la prima a percorrere le strade della videocomunicazione sul fisso e dell'Internet a larga banda con relativa IpTv. La famiglia Micheli e Silvio Scaglia che hanno portato Fastweb ad un ottimo livello imprenditoriale come diffusione della rEte, dei clienti e brand ma che hanno deluso non poco le attese di redditività dei tanti azionisti che avevano pagato a peso d'oro(è il caso di dirlo) le azioni Fastweb vogliono ritirarsi e passare la mano a qualcun altro. Chi potrebbe comprare Fastweb? Fuori dalla partita perché si sono già esclusi gli svedesi di Tele2 che l'hanno ritenuta troppo cara anche se vogliono realizzare una propria rete e non dipendere più soltanto da Telecom Italia e all'estero gli spagnoli di Telefonica che hanno preferito spendere più di venti miliardi di euro per acquistare il secondo gestore mobile inglese 02. Rimangono i tedeschi di Deutsche Telekom che, però, sono alle prese con un'ennesima, nuova, dura ristrutturazione industriale, i francesi di France Telekom che stanno aggredendo il mercato italiano con la loro Parla.it e, molto ben posizionati, perché privi di problemi economici, gli inglesi di BT che hanno acquisito il completo controllo di Albacom che potrebbero far ben sposare a Fastweb.

Sul mercato c'è anche Tiscali, che ha superato i suoi momenti più critici dal punto di vista finanziario, alleggerendosi parecchio delle presenze all'estero e concentrandosi sul mercato italiano, e ha appena assunto come capo-azienda, quel Tommaso Pompei che è stato il fondatore di Wind. Il suo maggiore azionista Renato Soru è sempre più preso dalla politica, vuole diventare un Governatore con sempre maggiori poteri della sua Sardegna ed è sempre meno interessato a tenersi la sua creatura. Certo, un matrimonio Tiscali-Fastweb, con un nuovo azionista tipo BT, che si porterebbe dietro Albacom, farebbe di questa aggregazione un gestore più forte di Wind e un concorrente agguerrito e, finalmente, valido di Telecom Italia. Un'ipotesi di fantapolitica potrebbe vedere i buoni uffici di Prodi, nel caso diventasse Premier, e di Blair, aiutare Soru e Scaglia a vendere agli inglesi e così limitare lo strapotere di Telecom Italia, che tra i suoi prossimi azionisti di peso potrebbe vedere Berlusconi(scade nel 2006 il patto di controllo di Telecom in Olimpia). Sarebbe la risposta migliore a quei consiglieri di amministrazione che hanno rimbrottato Prodi perché ha criticato il monopolio di fatto di Telecom Italia, e non è detto che, in parte o in tutto, rimanga solo un'ipotesi di fantapolitica.

Telecom Italia è il gestore che vivrà la fase più difficile: c'è l'incognita di chi vincerà le elezioni e di come si rapporterà con Tronchetti, che tiene, senza mai dirlo, per Berlusconi, anche se cerca di coltivare ottimi rapporti personali con Fassino, D'Alema e Rutelli. Il CentroDestra favorirebbe Telecom Italia, sulla base della teoria dei "campioni nazionali", mentre il CentroSinistra sembra più interessato ad europeizzare il mercato delle Tlc.

Telecom Italia sarà molto impegnata sul fronte interno: "One Model Company", cioè piena integrazione di Telecom Wireline e di Tim, di fisso e mobile, dalla piattaforma tecnologica di Rete all'offerta commerciale e alla rete di vendita, alla gestione del personale, la fusione deve riuscire a portare a casa i ricavi e i risparmi promessi, pena la sfiducia del mercato. Il simbolo di tutto questo è il nuovo portale Alice, che ha preso il posto di Virgilio, che rappresenta la Telecom Italia multicanale, che integra e vende insieme Internet, telefonini e contenuti digitali con la telefonia vocale tradizionale.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (1)

{zero zero}
fantascienza Leggi tutto
4-12-2005 14:58

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