Pirateria: provider sotto torchio in Inghilterra

Nuove tattiche per combattere il p2p: ISP poliziotti. Ma Tiscali non ci sta.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-07-2006]

foto di Omar Z

Nell'ambito della campagna contro il file-sharing illecito, la British Phonographic Industry (BPI), il sindacato nazionale dei discografici, ha preso di mira gli internet service provider. Lo rivela ArsTechnica.

Sono 59 in tutto gli utenti internet sospettati di pirateria in grande scala, tutti facenti riferimento a due provider: Tiscali, con 17 "inquisiti"e Cable&Wireless, con 42.

L'aggressività del sindacato fa trasparire l'intenzione di far passare i provider poco solerti a collaborare per complici dei pirati.

"Fatto salvo il nostro diritto a perseguire i file sharer individualmente," recita il comunicato ufficiale, "l'azione contro i provider, inerti a sanzionare il file sharing illegale, rappresenta una svolta significativa nella campagna contro la pirateria".

In questo modo, l'industria dei discografici potrà contrastare con rapidità ed efficacia un numero maggiore di casi per volta.

Del resto, a vedere i risultati dell'attività giudiziaria di BPI fino a ora, si comprende la necessità di un cambio di politica. Su 139 casi finiti in tribunale, solo 4 sono effettivamente andati a processo.

Altri 111 hanno patteggiato poche migliaia di sterline di multa. Un risultato assai modesto, se paragonato alle enormi risorse economiche impegnate.

Meglio concentrarsi sulla chusura degli account più birichini, che raccattare quattro palanche in multine, devono aver pensato a Londra.

La guerra del copyright si vince con lo spionaggio di bassa lega. Così, ora, l'attività della BPI consiste nel raccattare in rete gli indirizzi IP più "caldi", corrispondenti agli utenti che fanno massiccio uso del file sharing.

Successivamente, questi sono girati al provider di competenza, sollecitando la chiusura dell'account, restio a fermare la propria attività.

È la stessa tattica già usata in Italia, trasformare il provider in poliziotto al servizio dei discografici offesi. Presumibile, quindi, che questa sarà una tattica adottata a livello globale.

Il successo di questo nuovo approccio dipenderà da come la prenderano gli ISP. Non tutti gli utenti hanno apprezzato, per esempio, la docilità di Vira nei confronti di BSA.

Difficile quindi che i provider impieghino risorse per obbedire ai diktat delle major. Ma gli strumenti legali in mano ai caimani del disco sono molti: staremo a vedere.

Aggiornamento del 12 luglio 2006
Le prime reazioni dei provider sono di natura opposta. Tiscali UK ha reagito molto duramente a queste pressioni, e si rifiuta categoricamente di fare da delatore per i suoi abbonati.

Una portavoce di Tiscali ha descritto il comunicato della BPI un "agguato mediatico". La lettera, sostengono, è giunta ai media di informazione prima di poter essere letta con la dovuta attenzione.

"Ci hanno inviato un foglio di calcolo con 17 indirizzi IP," sostengono in Tiscali, "corredati da date e tempi di collegamento. In più, qualche screenshots delle partizioni condivise di questi nostri clienti. Ma, per almeno 16 dei 17 imputati, non c'è uno straccio di prova".

"Abbiamo collaborato in passato di fronte a simili richieste," continua la risposta di Tiscali, "ma erano molto più dettagliate. Di fronte a queste arbitrarie accuse, non possiamo venir meno al dovere di tutela della riservatezza dei nostri utenti."

Diverso è l'atteggiamento di C&W: "faremo tutti i passi necessari," sostengono. "Del resto la chiusura dell'account in caso di file-sharing illegale è imposta dalla nostra policy."

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