I nostri figli in rete tra pornografia e truffe

Una ricerca britannica mostra il "digital divide" tra genitori e figli. Ma fare gli sceriffi conviene?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-07-2006]

Bambino con computer

Il mondo di Internet costituisce un pericolo per i nostri figli. Grazie alle chat e all'anonimato che garantiscono, essi possono essere contattati da pedofili. Ma è alto anche il rischio di frodi commerciali, come dialer e simili, e quello di sovraesposizione a contenuti illegali, pornografici, razzisti, o chissà cos'altro.

In questo inquietante scenario, un'indagine di una ONLUS britannica, pubblicata questa settimana, sostiene che il problema è aggravato dal gap di conoscenza dei genitori rispetto ai propri figli.

La ricerca, commissionata dall'istituto di beneficenza infantile NCH, ha esaminato oltre mille bambini tra gli 11 e i 16 anni, e altrettanti genitori. Il risultato: i genitori, se vogliono fornire adeguata assistenza ai figli in Rete, devono mettersi a studiare.

Qualche esempio: solo un terzo del campione dei genitori conosce l'instant-messaging, mentre, tra i loro figli, quattro su cinque lo usano regolarmente. Il 13 % degli undicenni dice che i genitori non controllano la loro attività internet. Due terzi dei genitori non ha idea di cosa sia un blog, ma un terzo dei bambini accede a uno o più blog almeno due volte la settimana.

La spigliatezza dei bambini rasenta talvolta la spocchia: il 46 % sostiene di essere in grado di disattivare "parental control" e altre diavolerie di sicurezza, eventualmente imposti dai genitori.

John Carr, consulente di NCH per le nuove tecnologie: "I bambini paiono disinvolti sull'utilizzo della tecnologia, ma non hanno abbastanza esperienza per guardarsi dai pericoli".

Qui dovrebbero entrare in gioco i genitori, "ma la nostra ricerca," prosegue Carr, "mostra che, per proteggere adeguatamente i figli, avrebbero bisogno di accrescere la propria conoscenza in ambito tecnologico".

La relazione ha un tono paternalistico che lascia perplessi: nella visione di NCH, i genitori dovrebbero essere una sorta di sceriffi ipertecnologici, pronti a stroncare ogni comportamento pericoloso del figlio chiudendo tutte le porte.

Meglio sarebbe seguire i figli da vicino, mostrando loro la complessità della Rete, piuttosto che accrescere il fascino dei siti pericolosi, proibendone l'accesso.

Comunque, i numeri sono numeri, e questi mostrano una desolante mancanza di consapevolezza tecnologica, che affligge di più i genitori, sfavoriti per motivi anagrafici e culturali, aumentando la distanza comunicativa con i figli.

Internet è un mezzo di comunicazione potentissimo, e quindi i pericoli sono moltiplicati rispetto alla TV e ai media tradizionali. Ed è preciso dovere dei genitori informarsi su di essi. Magari con un approccio costruttivo, piuttosto che recintare i loro spazi col filo spinato.

Come sempre, quando si parla di tecnologia, dobbiamo svegliarci di soprassalto dal dolce sogno del plug&play, l'illusione microsoftiana che tutto sia alla portata di un clic del mouse. Anzi, più le operazioni sono rese semplici, più nascondono insidie, talvolta deliberatamente.

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Commenti all'articolo (1)

Sembra facile... Leggi tutto
20-7-2006 11:24

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