Tavaroli, una commedia all'italiana

Il caso Tavaroli/Telecom Italia somiglia sempre di più a una grande commedia all'italiana.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 07-08-2006]

Non siamo i primi a paragonare il caso Tavaroli/Telecom a un film famoso della commedia all'italiana, "Italian Secret Service", con Nino Manfredi nelle parti di un ex partigiano, ex deputato, che fa fatica a sbarcare il lunario, ingaggiato da un pezzo grosso dei servizi segreti con un sacco di pasticci e situazioni comiche.

E' difficile non avere quest'impressione, considerando le ultime notizie provenienti da interviste rilasciate dal Tavaroli stesso e da audizioni in parlamento di alti dirigenti Telecom Italia.

Cominciamo dall'audizione alla Commissione Giustizia del Senato di Riccardo Perissich, il gran visir per i rapporti con i politici di Tronchetti Provera, stimatissimo a destra e sinistra, passando per il centro. Per Perissich Tavaroli è un elemento valido, a cui carico carico non è emerso per ora niente di penalmente rilevante, ma che è stato allontanato da Telecom Italia (parcheggiato, però, per un buon periodo di tempo nella Pirelli da cui proveniva e che è dello stesso padrone) e non si capisce perché sia stato allontanato allora se era innocente.

Per Perissich le uniche cose poche chiare anche con l'agenzia di investigazioni che lavorava per Telecom Italia, di proprietà di Cipriani, amico stretto di Tavaroli, sono alcune fatture: insomma al massimo volevano farci la cresta, tipo certi dirigenti allontanati per ricevute di alberghi e ristoranti un po' gonfiate.

Il più forte e vero grande attore di questa commedia all'italiana sarebbe però il Tavaroli stesso: dice di sé al quotidiano "La Stampa": "Vado a messa tutte le domeniche con i miei cinque figli e da quando sono senza lavoro mia moglie non mi può più vedere in giro per casa".

Il grande senso della famiglia non ha impedito al Tavaroli di prenotare per il Mancini, il suo amico pezzo grosso del Sismi, per due volte una camera in uno degli hotel più lussuosi di Milano, per "necessità private", dice il Tavaroli a Peter Gomez de L'Espresso, che non era il caso di prenotare dal servizio: probabilmente una bella ragazza per il bel teneboso Mancini (speriamo che non le abbiano promesso di farle fare la velina). Altro che Cia, è la "femme" che muove il mondo.

Sempre Tavaroli a Gomez dichiara di aver incontrato due volte Gianni Letta, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, per portare una volta una busta chiusa riservata inviata da Tronchetti a Letta (provate a immaginarvi Tavaroli, capo della security da non sappiamo quante migliaia di euro al mese, che fa il "postino"); sempre secondo Tavaroli, già che era lì con Letta, hanno parlato degli intrighi brasiliani che coinvolgevano Telecom Italia.

I giornalisti dell'Espresso chiedono a Tavaroli quali fossero i suoi rapporti con la Cia: lui risponde di aver incontrato una volta il capo della Cia a Milano, per ottenere l'accelerazione del visto per gli Stati Uniti per Tronchetti Provera; qui sembra uno dei tantissimi italiani che in questi giorni hanno cercato un vecchio amico poliziotto perché dovevano partire per Capo Verde e non avevano pronto il passaporto, con il rischio di perdere la caparra per le vacanze.

Le scenette familiari raccontate da Tavaroli, in cui lui, Bove e Mancini andavano a farsi delle belle "pizzate" in cui parlavano di lavoro, completano il quadro - se non ci fosse la ciliegina sulla torta. E' quando Tavaroli ammette di aver violato le regole una volta sola (e che oggi lo rifarebbe ancora): ha rivelato a Mancini del Sismi di essere l'intestario di un telefonino; lo doveva dare ai servizi segreti spagnoli che indagavano sulla strage della stazione Atocha di Madrid, 200 morti. Queste parole fanno tornare alla mente quella ragazza ventottenne di Telefonica (la compagnia telefonica spagnola) che andava al lavoro quel giorno, al suo telefonino che squillava a vuoto, alla home page del sito di Telefonica abbrunata per lutto: qui Tavaroli tocca l'apice della sua carriera (di attore).

C'è un'altra "maschera" in questa commedia, questa volta tragica: accanto all'ex brigadiere scaltro Tavaroli c'è il maresciallo in pensione Bove, padre di Adamo Bove, uno di quei marescialli che hanno fatto l'Italia e che non hanno mai abbandonato l'Arma per avventure internazionali e interaziendali, che dall'alto dei suoi mille e qualcosa (scarsi) euro di pensione dice, sommessamente: "Figlio mio, figlio mio, cosa ti hanno fatto?"

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

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Commenti all'articolo (4)

{Sante}
Film o realtà Leggi tutto
7-8-2006 21:45

Eccome se ne fa!!! Ma nulla si muove :wink: Leggi tutto
7-8-2006 17:58

{utente anonimo}
Una commedia all'italiana Leggi tutto
7-8-2006 10:41

{Terminator}
Caro tavaroli Leggi tutto
7-8-2006 07:59

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