Intel e Google collaborano col WWF

Una trentina di aziende tra cui le maggiori del settore dichiarano di partecipare alla difesa dell'ambiente, ma per ora sono promesse da marinaio.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 16-06-2007]

pollution

Già nell'autunno dello scorso anno Greenpeace aveva puntato l'indice su Apple e HP, accusate senza mezzi termini di produrre computer contenenti sostanze tossiche quali piombo e PVC, in quantità pericolose e di contribuire all'inquinamento generale sia con la produzione che per lo smaltimento delle plastiche usate.

I responsabili dell'organizzazione ambientalista segnalavano inoltre il rischio che i rifiuti elettronici finissero per contaminare in modo irreparabile paesi emergenti quali Cina e India, ove esistono enormi discariche create allo scopo; concludevano chedendo alle industrie del settore di progettare macchine prive di rifiuti tossici e facili da riciclare.

Com'era prevedibile, di spendere a favore dell'ambiente non se ne parla neppure: le leggi del mercato sono quelle che sono. In parziale sostituzione, pare più percorribile la strada di risparmiare sui costi, magari gabellando l'operazione come innovativa a favore dello sviluppo sostenibile.

Ed ecco che oggi Intel e Google si accodano a IBM, Microsoft, HP, Dell e altri, dichiarandosi disposti alla collaborazione col WWF al fine di produrre computer a risparmio energetico.

Le considerazioni formali da cui partono le aziende è che oggi una macchina spreca in calore da un terzo alla metà della potenza elettrica impegnata; la mission che si pongono è di aumentare la resa sino al 90%, il che ridurrebbe a oltre 50 milioni di tonnellate le emissioni di gas a effetto serra.

La cifra è senza dubbio impressionante, e se vogliamo anche parzialmente significativa. Forse meno noto è che gli studi degli analisti economici assegnarebbero al settore coinvolto un risparmio 5,5 miliardi di dollari, a parte gli eventuali ecoincentivi governativi e non, le promozioni, il ritorno pubblicitario e via discorrendo.

L'operazione, come si vede essenzialmente commerciale, ha persino un nome: Climate Savers Computing Initiative. I CDA si consolino con questo e intanto continuino tranquillamente a inquinare i paesi emergenti con i propri scarti tecnologici; tanto, in genere hanno problemi di sovrapopolamento e nessuno protesta troppo o troppo a lungo. Neppure in occasione di disastri ambientali come quello dell'Union Carbide di non moltissi anni addietro che, evidentemente, non ha insegnato nulla a nessuno.

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