Il grande inciucio: Telecom, Rai, Mediaset e Wind

Per evitare la "spagnolizzazione" di Telecom, l'alternativa potrebbe essere una supersocietà della Rete, a cui potrebbero partecipare anche Rai e Mediaset.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 04-08-2008]

Bernabè risponde, ironicamente, ai suoi concorrenti che criticano le proposte di Telecom per una nuova Rete aperta a tutti: "Per ora la Rete di nuova generazione non esiste e sarebbe bene che tirassero fuori qualche soldo invece di parlare soltanto".

Per ora Telecom Italia sembra in un pantano: i suoi maggiori azionisti, da Telefonica a Benetton a Generali, maledicono il momento in cui sono entrati nell'azienda, il cui titolo sembra avviato a una discesa senza fondo.

Intanto, la Rete a banda larga, necessaria allo sviluppo di un Paese come l'Italia (segnato dal digital divide nei confronti dei suoi concorrenti europei ed extraeuropei, e da un ancor troppo basso investimento in ICT) ha bisogno di ingenti capitali che non si trovano: non li ha Telecom oberata dai debiti, ma non li hanno i suoi concorrenti come Wind e 3; anche Vodafone,pur forte in Italia, soffre di una difficile situazione internazionale.

Non ha soldi la Rai per adeguarsi al digitale e alla Web Tv; i soldi li avrebbe Mediaset, ma la prospettiva di un Premier (pur forte di un ampio consenso elettorale e di una maggioranza parlamentare blindata) che faccia da padrone anche nella seconda azienda del Paese, che controlla il 70% delle linee fisse e l'80% del mercato Internet, renderebbe incandescente il clima politico del Paese.

A questo punto lo scorporo della Rete da Telecom, in cui un consorzio di imprese, televisive e telefoniche, pubbliche e private, metta insieme le strutture trasmissive, frequenze, ripetitori e cavi di Rai, Mediaset, Telecom Italia e la Rete Wind-3, potrebbe riuscire a soddisfare vecchi e nuovi (Berlusconi) azionisti di Telecom: oltre tutto a governare la Rete, nella proposta di Bernabè che piace al presidente dell'Authority Canabrò, sarebbe un organismo nominato dalla stessa Authority.

Quest'ultima a sua volta sarebbe nominata, per la maggioranza dei suoi componenti, dalla maggioranza di governo, pur prevedendo una quota per l'opposizione. Concorrenti nell'offerta dei servizi e nella distribuzione dei contenuti, tutte queste aziende si servirebbero di un'unica infrastruttura di rete.

Sarebbe una rinascita di quel "piano Rovati", che Prodi aveva mandato avanti (per rinnegarlo poco dopo), e che era stato duramente criticato e contrastato dall'allora opposizione di centrodestra, mentre oggi farebbe molto comodo a Berlusconi.

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Pier Luigi Tolardo

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