Confessarsi via e-mail (2)

Indagine telematica tra i preti per capire meglio il perchè non possiamo confessarci via e-mail.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-03-2003]

Ho provato a svolgere una piccola indagine tra preti sul tema della confessione via e-mail o via chat e per farlo ho utilizzato uno strumento telematico: Preti on line.

Preti on line è un sito in cui centinaia di sacerdoti cattolici si mettono a disposizione di chiunque (cattolico o no), per dare consigli, suggerimenti, assistenza spirituale e ascoltare confidenze ed esperienze, rispondere a quesiti di natura etica o spirituale (e non per confessare, ovviamente...).

Ogni sacerdote (ce ne sono di ogni parte d'Italia e di ogni età) si presenta brevemente: età, anno in cui è stato ordinato, interessi, carattere, competenze specialistiche, ruolo che svolge nella Chiesa ("ministero").

Con un segno rosso e verde comunica la sua disponibilità a ricevere domande o no, e il tempo in cui si impegna a rispondere via e-mail (da 1 giorno a 1 mese). C'è un form apposta sul sito, per scrivere, che tiene nascosto l'indirizzo e-mail del sacerdote.

Ho avuto modo di verificare personalmente che il sito funziona benissimo: i sacerdoti rispondono nel tempo che si sono dati, sono gentili, non sfuggono la domanda.

Forse sospettano che ci sia un interesse "giornalistico" ma non si sottraggono, forniscono una bella immagine di prete, aldilà di quello che si crede e non si crede, bisogna ammetterlo.

Il primo sacerdote a cui ho posto il quesito "Perché non ci si può confessare via e-mail? " è Don Giorgio, prete giovane ma esperto di diritto canonico (la legge della Chiesa) e con un importante incarico nella sua Diocesi (presso il Vescovo), che mi ha risposto così: "Penso proprio che i tempi non sono maturi e non lo saranno mai! Poi si sta parlando di confessione, non di confidenze che si possono dire tramite via telematica!

Va bene che la Chiesa segue i tempi, ma non snaturiamo il grande Sacramento della Riconciliazione! Almeno lasciamolo come è stato istituito! Piuttosto cerchiamo di ricostruirlo nel proprio cuore....!

E penso che solo accostandosi a questo sacramento con grande umiltà e fiducia in Dio, possiamo sempre più riscoprirlo ed amarlo, dunque celebrarlo senza chat!".
Un approccio che potremmo definire "conservatore".

Veniamo a Padre Carlo che è un giovane frate, anche lui esperto di materie teologiche che risponde alla stessa domanda: "Bè, non è possibile confessare via e-mail perché i sacramenti non sono magia e la loro dignità comporta la presenza fisica dei soggetti che li ricevono.

Comunque per la confessione in articulo mortis (in "punto o grave pericolo di morte" n.d.r.) è discusso fra i teologi moralisti e i canonisti se si possa dare validamente l'assoluzione per telefono.

Ci mettiamo il cuore in pace pensando comunque che la forma e la materia dei sacramenti la decide soltanto la Chiesa, e così è deciso. Non ci sono credo altre spiegazioni.

Sono concetti che riecheggiano anche nelle parole di un altro prete giovane, insegnante di religione nelle scuole superiori, Don Marino: "Non sono un canonista di professione ma cerco di spiegare semplicemente: la confessione è un sacramento, i sacramenti sono segni efficaci della Grazia che suppongono la presenza fisica di un ministro (nel senso di chi li impartisce), di una forma e di una materia.

Se nel caso della confessione non vi è la presenza fisica del ministro (il prete), sarebbe come celebrare la Messa via telefono o battezzare via fax....."

Padre Attilio, è un sacerdote religioso che passa molto del suo tempo a confessare e mi aiuta a comprendere meglio quello che voleva dirmi Don Marino: "Occorre distinguere accuratamente il colloquio, lo scambio di idee, il confronto dal momento sacramentale costituito dalla Riconciliazione.

Ogni Sacramento richiede uno spessore di "materialità" perché così ha voluto il Signore. Come nell'Eucarestia si usa il pane e il vino, nella Cresima l'olio, così nella riconciliazione la materia è il ministro della Chiesa.

La via telematica rimane sempre una realtà un po' artefatta ed asettica non solo a livello sacramentale, bensì allo stesso livello di scambio umano. Essa esige un "contatto fisico" che nessun strumento potrà mai sostituire. Nulla toglie che esso sia strumento validissimo per scambi di informazione, idee....".

Don Piergiorgio invece, è un Parroco con un bel po' di esperienza in questo lavoro ("pastorale", direbbero i preti): "non voglio evadere la sua domanda importante (anche se non so quale sia davvero il suo problema) e le dirò la mia, a prescindere da quelle che sono le attuali disposizioni della Chiesa.

La confessione è un incontro con Dio e con la Comunità per la riconciliazione. Il sacerdote è il segno (se vuole molto fragile) sia dell'uno che dell'altra per cui telematicamente è difficile che avvenga tutto questo. Inoltre c'è un segreto confessionale: si potrà mantenere tramite questo mezzo meraviglioso che è l'e-mail?

E' necessario che in ogni conversione ci sia un cammino vero di conversione. Chi lo verifica? Il computer? Per questi motivi (la veridicità del pentimento e della confessione, i segni sacramentali del perdono) secondo me è opportuno che questo sacramento si celebri con gioia all'interno di una confessione comunitaria con tanti fratelli ed un sacerdote non virtuale....".

Il meno chiuso ad ipotesi di questo tipo, verso cui ci potrebbe essere una spinta più forte con la diffusione della videocomunicazione, con la banda larga della fibra ottica e dell'Adsl, o con il videofonino dell'Umts è Don Antonello, sacerdote specializzato nei new media: è possibile che un giorno si possano usare tutti gli strumenti .....ma penso che la difficoltà più grande rimanga quella della confessione.....

Vorrei concludere dicendo che i sacerdoti a cui ho posto il quesito hanno detto semplicemente quella che è la dottrina attuale della Chiesa: me lo conferma Don Walter Ruspi, mio professore di religione ai tempi della scuola, uno dei maggiori responsabili della redazione dei Catechismi della Chiesa Cattolica italiana negli anni '80, che ho intervistato sul suo cellulare: "il problema vero non è la segretezza, se vuoi potrebbe essere garantita da tecnologie sicure mentre in un confessionale si può sempre inserire una cimice, ma quello dell'umanità, della relazione personale che uno strumento non può surrogare, il modello è Gesù che guarisce con la mano, è Gesù che perdona alla donna del vangelo i suoi peccati".

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 6)

Mi dispiace.... Leggi tutto
2-10-2006 16:26

{Massimo}
è finto Leggi tutto
2-10-2006 15:56

Pier Luigi Tolardo
Da Padre Ezio Leggi tutto
2-4-2003 00:48

Pier Luigi Tolardo
Da Don Fabio Leggi tutto
27-3-2003 23:04

Pier Luigi Tolardo
Il parere di don Giovanni Benvenuto(Pretionline) Leggi tutto
26-3-2003 23:42

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