E-commerce, il punto zero

Dai contributi dei lettori di Zeus News si delinea lo stato dell'e-commerce in Italia. Triste, per il momento.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-10-2003]

Luca è in difficoltà. Ci racconta che sua sorella aveva manifestato interesse per una macchina lavasciuga della Merloni, ma la rivista non riportava l'elenco dei rivenditori. Luca, che ha un po' di dimestichezza con il computer, ha fatto un po' il gradasso: "Cosa vuoi che sia, te lo cerco in Internet". Ma nel sito della Merloni, nisba. Fortuna che c'è il servizio consumatori, al quale ha chiesto via mail l'elenco dei rivenditori di zona. La risposta sarebbe stata: "Siamo spiacenti non poterLe fornire l'indicazione sui punti vendita, in ragione di specifiche normative commerciali."

Incuriosito, Luca ha chiesto gli estremi della norma citata per poterla consultare. Stavolta la risposta sarebbe stata: "...le normative commerciali sono accordi commerciali fra l'Azienda ed i suoi rivenditori: dovremmo darLe l'elenco dei nominativi dei nostri clienti rivenditori di tutta Italia."

Luca, un po' incredulo, ha scritto va bene, mandatemi l'elenco dei rivenditori di tutta Italia, mi arrangio io a trovare il più vicino. La risposta, riferisce Luca, è di nuovo picche. Con grande delusione sua, ma soprattutto della sorella, che comincia a pensare che il fratello non è poi tutto questo asso del computer.

Ma non è colpa di Luca: se un'azienda come la Merloni si rifiuta di fornire anche informazioni non sensibili riguardanti i propri canali distributivi, che senso ha la sua presenza in Rete? Che cosa avrà da comunicare al popolo di Internet? E ancora, se questa è la trasparenza delle aziende italiane (la Merloni non me ne voglia, non è un caso isolato), come è possibile che in Italia si sviluppi un e-commerce come Dio comanda?

Eppure, in fatto di e-commerce, pare che non tutti siano così insoddisfatti. Alessandro ci scrive:"La mia esperienza personale è assolutamente positiva. Sono un musicista ed ho un piccolo studio di registrazione: gli acquisti li faccio in massima parte on-line. Attualmente acquisto molto in Germania, il mio risparmio si aggira attorno al 30/35%."

Davide aggiunge: "Sono riuscito a trovare e-shops, siti in questo caso in Francia, ma che vendono anche in Italia, dove i prezzi sono (non scherzo) inferiori anche di 50 Euro rispetto ai negozi elettronici nostrani (il confronto è su un modello di fotocamera)."

Avete notato? Già: Germania, Francia, ma di Italia non se ne parla nemmeno. È la solita vecchia storia: i consumatori da noi contano meno di zero. Oggetti che in mercati più ricchi del nostro sono venduti a quattro soldi, da noi costano un patrimonio. L'offerta online è limitata a pochi settori, con pochissimi prodotti. Siamo evidentemente di fronte al classico cartello di commercianti: gli e-shop sono organizzati in modo da non dare fastidio ai negozi tradizionali, nel migliore dei casi i prezzi sono uguali, pur essendo gravati da una montagna di costi in meno.

Come al solito, nessun operatore comprende che il primo arrivato si porterà via l'intero tavolo con tutto il jackpot. Nel frattempo, cosa possiamo fare noi poveri utenti? Soltanto ciò che il popolo di Internet riesce a fare meglio: scambiarsi informazioni utili, libere, gratis. Facciamo circolare i link (completi ed esatti, please) ai siti dove abbiamo comprato oggetti favolosi a prezzi onesti, dove hanno rispettato la nostra libertà di scelta, dove hanno risolto i nostri problemi. Dove anche (perchè no?) non siamo rimasti così soddisfatti. I risultati non possono farsi troppo attendere: nonostante alcuni biechi tentativi, la Rete la teniamo noi dalla parte del manico, basta solo sapersi organizzare.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (2)

Dany
D'accordo su tutta la linea! Leggi tutto
30-10-2003 17:56

mb
utilita' dei siti delle aziende Leggi tutto
29-10-2003 10:43

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L'app che permette di noleggiare un'autovettura direttamente dallo smartphone è molto contestata dai tassisti.
Non è necessario introdurre nuove regole per l'app. I tassisti hanno torto, perché il mondo si evolve ma loro ragionano come se Internet non esistesse, difendendo ciecamente la loro casta (che ha goduto di fin troppi privilegi negli ultimi anni).
I tassisti dovranno adeguarsi e mandare giù il boccone amaro, anche se un minimo di regolamentazione per l'app è necessaria.
L'app non va vietata del tutto, ma va limitata in modo pesante così da poter salvaguardare le esigenze dei tassisti.
L'app va completamente vietata: i tassisti hanno ragione a protestare, perché Uber minaccia il loro lavoro e viola leggi e regolamenti.
Non saprei.

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