La lezione di Verizon

Negli Usa il sindacato riprende forza nei settori della new economy, come nel caso di Verizon.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-12-2003]

Spesso il movimento sindacale europeo e, in particolare, il sindacato italiano ha guardato con una certa aria di superiorità il sindacalismo Usa. Si è rimproverato, anche a ragione, al sindacato Usa di essere troppo integrato nel sistema capitalistico americano, di non metterlo in discussione dal punto di vista politico nei suoi presupposti di liberismo anche estremo.

E' stato accusato di essere troppo incentrato sulle vicende aziendali, senza grandi contratti nazionali che tengano unite le varie categorie, a volte, perfino, come nel caso del potente sindacato dei camionisti, di intrallazzare con la mafia e di essere troppo coinvolto nella gestione dei fondi pensionistici aziendali che, in mancanza di una previdenza statale, muovono miliardi di dollari.

Sembrerebbe invece che proprio dagli Usa, patria della new economy, venga una lezione valida anche per il sindacalismo italiano in questo momento alle prese con una crisi che rischia di essere tra le più gravi della sua storia. Infatti, la vicende di questi giorni dimostrano in modo inequivocabile alcune cose: che c'è in Italia, sempre più forte, una "questione salariale", cioè l'inflazione galoppante del 2002-2003 ha eroso il potere d'acquisto dei salari come mai era avvenuto, soprattutto, quello di operai, impiegati, quadri, mentre la distribuzione del reddito all'interno delle imprese si è spostata decisamente a favore di dirigenti e manager, che controllano discrezionalmente una quota importante del salario dei loro collaboratori.

Le differenze di retribuzione si fanno sentire particolarmente tra i lavoratori più giovani (più giovani significa anche over-trentenni con alle spalle una famiglia ed entrati tardi nel mondo del lavoro) che hanno contratti interinali, di collaborazione, di apprendistato o, comunque, partono con livelli contrattuali inferiori, meno scatti di anzianità ma anche prospettive di carriera molto più incerte. Non esistono più settori protetti, privilegiati o garantiti per l'estensione che hanno avuto negli ultimi anni i processi di privatizzazione, liberalizzazione e concorrenza interna ed internazionale.

A questo nuovo scenario i sindacati italiani non riescono a fare fronte: gli ultimi dieci anni, dal 1992 ad oggi, i tre maggiori sindacati hanno portato avanti la politica della concertazione: hanno accettato, cioè, di moderare le richieste salariali per favorire la riduzione dell'inflazione, di flessibilizzare il mercato del lavoro, avendo in cambio un limitato controllo dei prezzi ma, soprattutto, il mantenimento da parte dei Governi del Welfare State come sanità, pensioni, asili,tariffe dei servizi pubblici.

Questa politica è ormai saltata: l'inflazione ha colpito duro, le tariffe sono aumentate dalla RCA a luce, telefoni, gas, le tasse non solo non sono diminuite ma sono aumentate a livello locale e i costi di servizi pubblici come asili, università, impianti sportivi, trasporti sono cresciuti. A questo punto il patto sociale che aveva legato sindacati, governo, imprenditori dal governo Ciampi del '92 ad oggi non esiste, di fatto, più.

Anche negli Usa dopo una forte crisi causata dalle crisi industriali dell'automobile e dalle politiche reganiane anti-sindacali (cioè una legislazione che scoraggia l'adesione al sindacato e gli scioperi) il sindacato ne sta uscendo cominciando dal mondo della new economy: cioè dalle imprese high-tech che si pensavano assolutamente asindacalizzate per il livello di professionalità e di organizzazione del lavoro.

La ripresa è iniziata alla Verizon: è una delle più grandi società di Tlc degli Usa e del Mondo, con più di 200.000 dipendenti, con un budget che la fa inserire dal periodico Fortune nella sua Hit internazionale delle imprese. Verizon, ovviamente, ha una sua divisione mobile, una società per il wireless, che le dà delle belle soddisfazioni anche se negli Usa solo ora la telefonia mobile si sta avvicinando a livelli europei ed italiani.

Nella Verizon-madre, quella della telefonia fissa, c'è una forte sindacalizzazione e c'è un contratto con regole precise retributive e normative mentre nella Verizon Wireless non c'erano iscritti al sindacato e i rapporti di lavoro erano gestiti individualmente e in modo unilaterale dall'azienda.

Che cosa hanno fatto allora i sindacati di Verizon della telefonia fissa? Hanno iniziato un grande sciopero, a oltranza, con gravi conseguenze sui livelli del servizio e ingenti perdite economiche per l'azienda; a un certo punto Verizon ha ceduto e ha accettato di estendere anche al Wireless le condizioni contrattuali del fisso.

Non hanno accettato, quindi, la logica dell'esternalizzazione, della separazione e dello smembramento delle aziende, della divisione tra lavoratori di serie A e B, che poi finisce con l'indebolire progressivamente anche i lavoratori che all'inizio conservano il posto di lavoro e le garanzie precedenti.

Per questo la lotta, per esempio, che si sta conducendo in Alitalia contro l'esternalizzazione dei servizi informatici è molto sentita dai lavoratori: temono di finire, insieme a lavoratori dell'informatica Telecom Italia e Finsiel, in unica azienda che, però, potrebbe avere un contratto peggiorativo degli attuali e meno garanzie per il futuro.

La lezione di Verizon sembrerebbe chiara e semplice: i sindacati devono lottare per estendere i diritti dei più forti ai più deboli e non accettare che anche i più forti siano indeboliti.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (1)

the punisher
ahia... Leggi tutto
29-12-2003 04:33

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