Un ritorno alle origini del web.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-02-2026]

Pleasant Hub è un nuovo social network che nasce con un obiettivo preciso: offrire agli adulti over 55 uno spazio sociale online privo di algoritmi, privo di politica e progettato per replicare l'esperienza delle prime comunità digitali. La piattaforma è stata appena lanciata e si presenta come un'alternativa ai social network tradizionali, spesso percepiti dagli utenti più maturi come caotici, polarizzati o dominati da logiche difficili da controllare. L'iniziativa punta a ricostruire un ambiente digitale basato su conversazioni lineari, interazioni prevedibili e un design volutamente semplice, ispirato ai forum e alle piattaforme social dei primi anni Duemila.
Pleasant Hub è accessibile esclusivamente agli utenti di almeno 55 anni, che devono confermare la propria età al momento della registrazione. La piattaforma si presenta come una comunità online orientata alla connessione sociale, con strumenti che permettono di pubblicare aggiornamenti, condividere foto, partecipare a gruppi di discussione e creare cerchie di contatti. L'obiettivo dichiarato è contrastare l'isolamento sociale, un fenomeno particolarmente diffuso tra gli adulti più anziani, con il 28% delle persone oltre i 65 anni che vive da sola.
Una delle caratteristiche centrali del servizio è l'assenza totale di algoritmi di raccomandazione. I contenuti vengono mostrati in ordine cronologico, senza filtri o priorità determinate da sistemi automatici. Questa scelta mira a eliminare dinamiche tipiche dei social network moderni, come la competizione per la visibilità, la dipendenza da notifiche e la creazione di bolle informative. Pleasant Hub punta a un modello più prevedibile, in cui l'utente ha pieno controllo su ciò che vede e su come interagisce. La piattaforma adotta una politica rigorosa denominata «No Politics, No Hate», che vieta discussioni politiche, contenuti divisivi e qualsiasi forma di linguaggio ostile. L'obiettivo è creare un ambiente in cui le conversazioni siano orientate alla socialità e non al confronto ideologico. Questa impostazione risponde alle richieste di molti utenti senior, che dichiarano di percepire i social tradizionali come luoghi stressanti e polarizzati.
Il design dell'interfaccia è un altro elemento distintivo. Pleasant Hub utilizza uno stile volutamente retro, con layout semplici, pulsanti ben visibili e un'organizzazione dei contenuti che ricorda i social network degli anni Duemila. Questa scelta non è solo estetica: mira a ridurre la complessità e a facilitare l'uso da parte di utenti che potrebbero non essere pienamente a loro agio con le interfacce moderne, spesso ricche di funzioni sovrapposte. La piattaforma include strumenti per la creazione di gruppi tematici, che rappresentano uno dei principali canali di interazione. Gli utenti possono partecipare a discussioni su hobby, viaggi, salute, tecnologia o attività locali. L'obiettivo è favorire la formazione di comunità basate su interessi condivisi, replicando dinamiche simili a quelle dei club e delle associazioni offline.
Pleasant Hub integra anche funzioni di messaggistica privata e sistemi di moderazione attiva. La moderazione è gestita da un team dedicato che applica le regole della piattaforma e interviene rapidamente in caso di contenuti non conformi. L'assenza di algoritmi non vuole significare però assenza di controllo: la piattaforma punta a un modello in cui la qualità delle interazioni è garantita da regole chiare e da un monitoraggio costante.
Il lancio della piattaforma è stato accompagnato da una campagna di comunicazione focalizzata sul tema della solitudine dei più anziani. Pleasant Hub si propone come uno strumento per favorire la socializzazione digitale, offrendo un ambiente percepito come sicuro, prevedibile e privo di pressioni sociali. Il modello di business non è ancora completamente definito, ma la piattaforma sembra orientata verso un approccio freemium, con accesso gratuito alle funzioni principali e potenziali servizi aggiuntivi a pagamento. Non sono presenti pubblicità invasive e la mancanza di algoritmi riduce la necessità di raccogliere dati comportamentali per fini commerciali.
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