Ci sarà un contratto di lavoro per l'ICT?

Un nostro lettore ci scrive a proposito dell'assenza di un contratto di lavoro per il settore dell'information and communication technology.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 01-09-2004]

Un nostro lettore PierLuigi D.E. ci scrive:

Gli ultimi anni hanno visto un espansione dell'information tecnology molto forte. In Italia purtroppo le persone che lavorano in questo settore devono SOTTOSTARE per la maggior parte al contratto nazionale metalmeccanici.

Fermo restando il massimo rispetto per i metalmeccanici, io che lavoro nell'IT da anni non mi sento un metalmeccanico. Non so lavorare al tornio, nè mi occupo di siderurgia in nessun modo.

Questo tipo di azione è scandalosa, oramai i lavoratori dell'ICT rivestono un'importanza vitale per la struttura socio-economica del paese. Ovviamente il tenere questa categoria con il contratto metalmeccanici fa molto comodo, ma non può continuare in questo modo.

E' arrivato il momento, secondo me, di prendere consapevolezza dell'estrema importanza del nostro ruolo nella produttività industriale del paese. Produttività della quale siamo il veicolo principe. Pertanto sarebbe il caso di riflettere su un contratto nazionale dell'information tecnology.

Oppure come mai non ci applicano obbligatoriamente le telecomunicazioni? Semplice, ci dovrebbero dare piu' soldi. Se poi si pensa che contratti di questo tipo esistono e sono in essere unicamente per i lavoratori dell'IT impiegati nello stato, allora la situazione è veramente ridicola. Come dire confindustria docet?

Insomma basta, altrimenti si staccano tutte le bocchette di rete e si spengono tutti i router poi voglio ridere. Come dire Ubi Major..... vedete voi ma credo che la cosa sia attuale e anche interessante.

Gentile PierLuigi,

il tema che tu affronti giace sul tavolo delle parti sociali ormai da tempo.

Lo stesso nuovo primo Contratto Nazionale delle imprese di servizio delle Telecomunicazioni, sottoscritto direttamente nel 2001 da Confindustria e Cgil-Cisl-Uil, scavalcando le stesse imprese e i sindacati di categoria, aveva un po' la pretesa di non servire solo a unificare sotto un'unica tutela contrattuale le telecomunicazioni che cominciavano ad avere una pluralità di soggetti concorrenti, oltre all'ex monopolista Telecom Italia, ma di essere un contratto di riferimento per tutta la vasta area dell'ICT in Italia.

Un'area che oggi è frazionata tra il contratto dei metalmeccanici, quello delle Telco e anche quello del commercio che vale per molte software house e Web agency così come sono anche applicati quello dei bancari, nel caso di aziende di informatica legate a banche e assicurazioni, o quello dei grafici-aziende editoriali per molte imprese di informazione ed editoria multimediale.

Certo, se senti i lavoratori delle aziende dell'IT Telecom Italia ti diranno che hanno perso alcune garanzie e trattamenti contrattuali più favorevoli nell'adozione del nuovo contratto al posto dei vecchi contratti aziendali, questo per dire che unificazioni e accorpamenti, in campo contrattuale non sono mai indolori.

La realtà è certo quella che tu dici: l'impossibilità di tenere assieme l'industria metalmeccanica tradizionale con i suoi problemi di competitività, salari, orari di lavoro, professionalità e realtà molto diverse come quelle dell'ICT.

Il sindacato dei metalmeccanici, Fiom-Cgil e Fim-Cisl, soprattutto, si è sempre opposto a uno scorporo dal contratto dei metalmeccanici delle aziende di ICT, cercando di dare risposte contrattuali e organizzative anche a questi lavoratori, a volte riuscendovi, spesso no, perché teme di perdere ulteriormente iscritti, risorse economiche, peso organizzativo e politico in questo momento di continua emoraggia delle tute blu, chiusura continua di fabbriche, crisi grave dell'industria dell'auto italiana ma anche di quella aerospaziale.

Da una parte la Cgil difende strenuamente il Contratto Nazionale, non solo quello dei metalmeccanici, come garanzia per tutti i lavoratori, soprattutto quelli delle piccole imprese e al Sud, e nel recente seminario della Cgil sulla contrattazione si è detto che gli attuali contratti di lavoro, son 422 circa, sono troppi e bisognerebbe razionalizzare e unificare.

La Cisl, invece, punta molto sul contratto aziendale per distribuire la produttività delle aziende e per coglierne le specificità e quindi sarebbe meno interessata a una prospettiva di contratto separato per l'ICT.

Insomma, le due più grandi Confederazioni sono lontane dall'affrontare concretamente la prospettiva di un Contratto dell'ICT perché alle prese con altre logiche.

Le stesse controparti, cioè le imprese, sono molto timide su questa prospettiva: Assinform e Anasin, all'interno di FederComin, sono diventate dei buoni interlocutori per il Governo in materia di politica industriale ma non rivendicano autonomia contrattuale, all'interno della Confindustria dove la delega delle relazioni industriali è in mano a un industriale metalmeccanico come Bombassei e lo stesso Montezemolo è Presidente di Fiat e Ferrari, aziende metalmeccaniche. Anche qui, in Federmeccanica, la paura di perdere aziende iscritte e peso politico è forte.

Ormai sembra abbastanza scontato che i nuovi contratti nel 2005 si discuteranno con le vecchie regole, non c'è tempo e ci sono già tanti problemi così legati alla crisi e al costo del lavoro, senza mettere altra carne sul fuoco, e così la prospettiva di un contratto per l'ICT si allontana ancora.

A meno che all'interno delle Confederazioni sindacali e di Confindustria prevalgano i pochi illuminati che da tempo spingono in questa direzione, ma, allo stato attuale delle cose, sembra più una pia illusione.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (2)

Sara
E i contratti atipici? Leggi tutto
6-9-2004 09:29

Luca
Pierluigi ha ragione!Facciamolo capire nell'unica lingua che sembra loro conoscano: sciopero!Ne fanno per scopi molto meno validi...
6-9-2004 09:00

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