Il padreterno quereli i Beatles e Steve Jobs

Considerazioni a margine della causa per la proprietà del marchio Apple.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-05-2006]

Mela verde

Se non vivessimo in un mondo di pazzi, quello che è accaduto nei giorni scorsi avrebbe dell'incredibile. La Apple Corps, quella dei Beatles, ha querelato la Apple Computer, quella di Steve Jobs, perché è entrata nel settore della musica utilizzando la mela come nome e marchio. E, come si diceva nei giochi infantili, c'erano prima loro.

A corroborare le teorie strampalate dei quattro di Liverpool (due più gli eredi degli altri due), un accordo del 1991, che poneva fine alla causa decennale intentata dai Beatles, in cambio di 27 milioni di dollari e della promessa di non utilizzare quel marchio per vendere dischi, da parte della casa di Cupertino.

Ma nel 2003 la Apple dei Computer ha aperto iTunes Music Store, mettendosi a vendere musica. Così gli "scarafaggi" sono tornati alla carica. Per il momento, è questo il succo della notizia, dovranno accontentarsi di un pugno di mosche (tanto per restare in tema di insetti), visto che il giudice londinese Edward Mann ha dato loro torto.

Le motivazioni stanno nel fatto che iTunes vende sì musica, ma non dischi, CD, o nastri. Nel 1991 nessuno poteva prevedere un negozio online, un commercio di pure tracce digitali, senza oggetti fisici a fungere da contenitore. Le clausole del contratto firmato allora dalle due mele devono essere sembrate terribilmente antiquate, oggi.

Grazie a questo cavillo, i Beatles dovranno accontentarsi di quei 27 milioni, e ingoiare il rospo. Ovviamente, ricorreranno in appello: non si può permettere a degli usurpatori il godimento di guadagni illeciti, ottenuti sfruttando un nome e un marchio di cui loro sono i legittimi proprietari.

Le menti semplici, che si stupiscono che possano esistere cause milionarie su un logo, si sentiranno rispondere: "È la proprietà intellettuale, bellezza". Lo stesso tipo di tutela legale che conosciamo bene in tema di copyright e di brevetti, si applica anche ai marchi, con le stesse sane e rispettabilissime ragioni di fondo, e con lo stesso tipo di degenerazione a causa di appetiti incontrollabili da parte delle multinazionali.

Siamo davvero così lobotomizzati da considerare legittimo che degli esseri umani (Paul McCartney o Steve Jobs non importa) si approprino della forma e del nome della mela, e possano perseguitare chiunque li utilizzi? E che cosa dovrebbe dire il padreterno (o la natura, per i non credenti), scippato di una sua creatura?

Anche senza scomodare i piani alti, la mela è stata utilizzata come elemento simbolico fin dalla notte dei tempi: per una mela Adamo ed Eva furono cacciati dall'Eden. Per una mela, donata da Paride ad Afrodite, Troia fu bruciata e rasa al suolo. Fu un furto di mele la dodicesima fatica di Ercole. Fu una mela il frutto centrato dalla freccia Guglielmo Tell sulla testa del figlio, e fu sempre una mela, caduta da un albero, a svelare a Newton i segreti della legge di gravitazione universale.

Il processo tra le due mele si trascinerà per altri gradi di giudizio, ma rimarrà sempre e comunque una milionaria pagliacciata.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 7)

{lupettoblu}
soliti caxxoni Leggi tutto
5-6-2006 15:36

Hanno insistito molto sulla dematerializzazione Leggi tutto
12-5-2006 09:09

Ma infatti... Leggi tutto
12-5-2006 02:42

posso brevettare... Leggi tutto
11-5-2006 21:56

{Damiano}
Non era una mela! Leggi tutto
11-5-2006 14:00

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