Ossessioni di sicurezza, sempre più noie per chi viaggia

L'Unione Europea che si allarga al blocco ex sovietico litiga sul Visa Waiver Program, mentre negli Usa cresce la paranoia.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 05-06-2007]

passaporto Usa

Il Visa Waiver Program è quel complesso di norme -principalmente relative all'adozione del "passaporto elettronico"- che permette ai cittadini di una ventina di Paesi (la maggior parte europei) di eliminare la lungaggine dei visti turistici d'ingresso negli Stati Uniti; quanto al resto, rimane invariato il termine massimo di soggiorno di tre mesi.

Tuttavia il mix tra l'ossessione per la sicurezza e il vizio dei parlamentari europei di spiare in continuazione se l'erba del vicino sia un poco più verde potrebbero presto portare a un inasprimento dei controlli anche nei confronti dei viaggiatori provenienti dai Paesi che oggi godono delle (relative) facilitazioni negli spostamenti verso gli Stati Uniti.

L'allargamento dell'Unione Europea trascina ovviamente l'egualitarismo, nel senso che i nuovi aggregati vogliono tutto e subito quello che gli altri già hanno, sempre pronti però a puntare i piedi quando si tratta di rinunziare a modi di vivere o concepire lo Stato incompatibili con quelli degli associanti; e di conflitti irrisolti e forse irrisolvibili ne contiamo purtroppo più di uno.

Si aggiunge adesso la richiesta di alcuni parlamentari europei di forzare la mano agli Usa affinché concedano ai cittadini di tutti gli stati membri dell'UE la possibilità di beneficiare del Visa Waiver Program "in nome dell'eguaglianza" che altro non è che l'egualitarismo sotto mentite spoglie. Qui non si tratta infatti di parità di trattamento "tra concittadini europei" ma dei rapporti internazionali tra gli Usa ed alcuni Stati che, nella specie, fanno anche parte dell'Unione Europea.

Premesso che la paranoia americana dopo l'11 settembre pare tutto sommato poco comprensibile e poco condivisibile, resta tuttavia il fatto che se si escludono i cittadini dell'Europa occidentale, beneficiano delle dispense del Visa Waiver Program soltanto i viaggiatori provenienti da Australia e Nuova Zelanda, Singapore e Brunei; ma il recente ingresso nell'Unione Europea di una dozzina di Stati già facenti parte del blocco ex sovietico, minaccia di rimettere in gioco tutto il sistema.

Anche perché gli Usa, in possesso di uno sterminato data base di attivisti, oppositori, conniventi e fiancheggiatori non importa se attivi, o "ex" o presunti tali, da ultimo hanno ripreso a trattare individualmente le richieste di visto turistico e depennare dalla lista dei Visa Waiver Program quei Paesi che superano il tasso medio del 2% dei rifiuti.

Ovviamente anche a livello internazionale esistono i furbetti del quartierino, quelli cioè che mentre spingono per l'accordo in ambito europeo con l'altra mano si fanno sotto offrendo al Congresso Usa accordi economici particolari in cambio di particolari condizioni d'ingresso negli Stati Uniti

In particolare, come denuncia l'attuale presidenza affidata alla Germania, sono la Repubblica Céka, l'Ungheria e la Polonia: guarda caso, proprio quelle nazioni che hanno utilità da barattare in cambio della proposta americana di copertura con lo "scudo spaziale" che tanto fa discutere.

In questo clima da mercato delle vacche, va a nozze la crescente paranoia di cui si diceva, tanto che molti politici americani spingono seriamente di adattare il modello australiano al già esistente programma di dispensa; che poi sarebbe la pretesa di conoscere preventivamente i dettagli dei passaporti eventualmente rubati, i dati personali dei passeggeri ed altre notizie del genere. Quanto a estendere le "facilitazioni" del Visa Waiver Program ai nuovi membri dell'UE, non se ne parla neppure.

Del resto, appena un paio di mesi addietro il Senato USA ha votato per l'Autorizzazione Elettronica di Viaggio, che prevede l'incrocio dei dati forniti con un formulario da compilare al momento dell'acquisto delle credenziali di viaggio con il database dei sospetti o comunque dei "non graditi" ai quali non concedere il visto.

Può essere che per l'Australia le cose si sbrighino in tempo reale, saltando l'alternativa dell'accesso all'ambasciata e l'apposizione materiale del timbro autorizzativo; ma per gli Usa le cose non sono poi così definite, si potrebbe anzi sostenere che non sono definite per nulla.

Il Parlamento Europeo, spinto principalmente dalla ripresa tedesca e dallo sciovinismo francese, sembra oggi deciso a irrigidirsi sul problema, sostenendo che non è possibile auspicare da parte americana più strette transazioni commerciali transcontinentali, cercando dall'altra parte di complicarle e vanificarle con assurde restrizioni.

Ma pare un dialogo tra sordi; anche perché si finge di dimenticare che per gli Usa il commercio internazionale è fondato sul protezionismo e la concorrenza è vista unicamente come attività giugulatoria dell'altrui politica ed economia; quando non peggio come il rifiuto di adeguare agli accordi internazionali le proprie emissioni atmosferiche.

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