Russia, Gmail e Skype a rischio

Le norme antiterrorismo possono bloccare i servizi stranieri.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 24-04-2014]

putin

Non ci sono soltanto le norme anti-blogger nella legge sul terrorismo di recente approvata dal Parlamento russo.

Lo stesso testo contiene infatti anche l'obbligo, per tutte le società di comunicazione online, di conservare per sei mesi i messaggi degli utenti, salvati su server posizionati in Russia.

Ciò non vale soltanto per le aziende nazionali ma anche per quelle straniere: ciò significa che, in teoria, anche realtà Google, Microsoft e Facebook dovrebbero installare server russi su cui tenere i messaggi di Gmail, di Outlook, di Skype e del social network.

Tale norma rappresenta un problema sotto diversi punti di vista. Da un lato, se le società si adegueranno, rischieranno di finire sotto accusa per la possibilità di violazione della privacy degli utenti.

Dall'altro, in realtà le autorità russe non hanno alcun modo di costringere le aziende straniere a ottemperare alla legge. O, meglio, non hanno alcun modo a parte il ricatto.

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Se le società non si adegueranno, infatti, Mosca potrebbe decidere di bloccare completamente i servizi in tutto il territorio russo. È questa per esempio l'opinione di Konstantin Trapaidze, esperto di diritto aziendale, intervistato dal sito Lenta.ru.

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Commenti all'articolo (4)


Credo non stia facendo nulla di diverso dagli USA: "monitora" i propri concittadini e magari cerca di influenzarli con opinioni e profili fatti ad arte... Del resto se un tempo per la massa quel che diceva la TV era santo oggi è santo quel che dice il post di chissàchi sul social network o blog di turno quindi... Quel che ogni... Leggi tutto
27-4-2014 14:29

Quindi, Putin sta cercando di mettere qualche bastoncino tra le ruote ai carri di Google, Microsoft e Fessbuck? :-k
25-4-2014 13:15

ed ecco perchè il team di telegram se ne sta andando via dalla russia
25-4-2014 09:23

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L'app che permette di noleggiare un'autovettura direttamente dallo smartphone è molto contestata dai tassisti.
Non è necessario introdurre nuove regole per l'app. I tassisti hanno torto, perché il mondo si evolve ma loro ragionano come se Internet non esistesse, difendendo ciecamente la loro casta (che ha goduto di fin troppi privilegi negli ultimi anni).
I tassisti dovranno adeguarsi e mandare giù il boccone amaro, anche se un minimo di regolamentazione per l'app è necessaria.
L'app non va vietata del tutto, ma va limitata in modo pesante così da poter salvaguardare le esigenze dei tassisti.
L'app va completamente vietata: i tassisti hanno ragione a protestare, perché Uber minaccia il loro lavoro e viola leggi e regolamenti.
Non saprei.

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