La via per l'altro mondo possibile

Mutuando i principi del Software Libero è possibile ripensare ad un'economia diversa. Umana, equa, ma soprattutto vincente.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 14-04-2004]

Ad oltre un anno dal Forum Sociale Europeo (novembre 2002), Firenze ha ospitato Terra Futura, una buona occasione per fare il punto su che cosa si è fatto all'interno del Movimento, l'agguerrita comunità di quelli che vogliono cambiare il mondo.

Per il momento, il mondo non l'abbiamo ancora cambiato (oggettivamente, in un anno e spiccioli sarebbe stata un po' dura...), ma strada facendo abbiamo acquisito alcune consapevolezze. Per esempio, opporsi frontalmente alle multinazionali per cercare di cambiarle è inutile e, spesso, doloroso. È molto più salutare creare delle nicchie di convivenza sana e soddisfacente, che potranno diventare modelli complementari, ma esportabili ad altre realtà. Guardiamo soprattutto al Software Libero, che ha creato una comunità virtuale (la spinta deve nascere dal basso) dove chi aderisce mette in condivisione le proprie conoscenze, in cambio della possibilità di attingere da esse. A prescindere dalla solidità delle sue motivazioni etiche, tale sistema sembra avere i numeri per competere, sia dal punto di vista teorico, che pratico.

Il settore dell'Information Technology, così, si trasforma in un sistema in cui la produzione di software è sempre meno importante, grazie alla grande disponibilità di ottimo materiale gratuito in forma di sorgente. La concorrenza si gioca sempre più sul servizio e sull'assistenza, dove le piccole aziende possono far valere i loro numeri contro i giganti. I programmatori che operano su basi condivise basano la propria competitività sulla flessibilità e sull'assistenza. Si è creato un settore tecnologico che ha tutte le caratteristiche virtuose dell'economia che verrà.

Primo, dicevamo, conoscenze e informazioni libere, ossia la possibilità per ciascuno di noi di attingere dal pozzo del sapere umano. Secondo, micronizzazione e localizzazione delle aziende. Terzo, l'accorciamento della filiera. Quarto, riduzione del consumismo. È il paradiso? Ci siamo vicini.

Come hanno fatto quel diavolaccio di Stallmann e i suoi seguaci ad ottenere questi risultati? Prima di tutto hanno creato uno strumento legale ineccepibile, la GPL, poi, se lo aspettassero o meno, è avvenuto il miracolo. Grazie alla condivisione, qualunque operatore, in qualunque cantina del mondo, se la gioca alla pari con imprese potenti e strutturate. Nel nuovo sistema economico non c'è un monopolista, nemmeno i tre concorrenti del signor Monti, ma milioni di programmatori liberi. Ora sono lì, modello vincente da imitare per tutti i settori dell'economia.

Dal punto di vista tecnico, il veicolo dell'altra economia è senza dubbio l'Internet che, bene o male, abbiamo già a disposizione, ma per impedire che le risorse condivise possano essere depredate e rese indisponibili da parte di un gruppo di potere, è necessario uno strumento legale ineccepibile. La licenza GPL, purtroppo, è tagliata su misura per il software, e temo che ce la dovremo un po' costruire settore per settore.

Caratteristiche del modello da replicare: una miriade di trasformatori finali, che si occupano delle fasi più delicate del processo: la personalizzazione e l'assistenza tecnica. Alle loro spalle, un sistema industriale anche concentrato, che fornisce loro le basi da trasformare, ed un sistema informativo condiviso, gestito a volte dai produttori delle "basi", talvolta (meglio) dai piccoli produttori in associazione.

Ancora, la struttura flessibile permette che ad effettuare la sua scelta sia il committente, non l'ufficio marketing della multinazionale. L'economia aperta è quindi anche uno strumento per ridare potere ai consumatori.

Il nemico, ovviamente, non sta a guardare. Già da tempo sta cercando di estendere a tutti i settori dell'economia il modello economico chiuso, rendendo proprietari e concentrati i fattori strategici detenuti dalle multinazionali, che possono essere codici sorgenti, materie prime, conoscenze, impianti etc. Con istanze apparentemente legittime, le multinazionali esercitano pressioni lobbistiche per ottenere qualcosa in più rispetto alla normale protezione dei loro investimenti futuri.

Esportare la GPL significa opporsi a tutto questo, ed anzi forzare la mano in settori strutturalmente poco open, per renderli simili a quelli naturalmente aperti. Come detto, uno scontro frontale con questi giganti sarebbe inutile e controproducente. Più opportunamente, cerchiamo di creare micro-sistemi sostenibili. Quando dimostreremo che funzionano, saranno gli altri a bussare alla porta per chiedere di entrare.

Io ci sto. Quando si comincia?

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Commenti all'articolo (1)

Nello Iacono
Una strada da percorrere Leggi tutto
28-4-2004 15:26

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