Maxi-tagli per finanziare l'espansione della IA.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 02-04-2026]

Oracle ha avviato un'ondata di licenziamenti che coinvolge migliaia di dipendenti in tutto il mondo, comunicando la cessazione del rapporto di lavoro tramite email inviate all'alba dello scorso 31 marzo. La misura rientra in una più ampia ristrutturazione aziendale legata all'aumento degli investimenti in infrastrutture per l'intelligenza artificiale e data center di nuova generazione.
Secondo fonti interne, i tagli riguardano dipendenti in almeno cinque Paesi, tra cui Stati Uniti, India, Canada, Messico e Uruguay. Le comunicazioni, inviate intorno alle 6 del mattino (secondo l'ora locale di ogni Stato coinvolto), informavano i lavoratori che il loro ruolo era stato eliminato per «esigenze aziendali correnti», senza ulteriori dettagli operativi. In molti casi, l'accesso ai sistemi aziendali è stato revocato prima ancora che i dipendenti potessero leggere il messaggio. Le stime indicano che i licenziamenti possano coinvolgere tra 20.000 e 30.000 persone, pari a circa il 18% della forza lavoro globale di Oracle, che contava 162.000 dipendenti a maggio 2025. Alcuni team, come Revenue and Health Sciences (RHS) e SaaS and Virtual Operations Services (SVOS), avrebbero subito riduzioni fino al 30%.
La ristrutturazione sarebbe collegata alla necessità di liberare risorse per sostenere un massiccio piano di investimenti nell'IA. Oracle ha annunciato un incremento della spesa per il 2026 fino a 50 miliardi di dollari, rispetto ai 35 miliardi precedentemente previsti. L'azienda sta costruendo infrastrutture per supportare carichi di lavoro IA su larga scala, inclusi progetti come Stargate, sviluppato con OpenAI e SoftBank, che prevede la realizzazione di data center per una capacità complessiva di 7 gigawatt. Il titolo Oracle, in forte calo da inizio anno, ha registrato un rimbalzo del 2-2,5% dopo l'annuncio dei tagli, segnale che gli investitori interpretano la misura come un tentativo di contenere i costi operativi e migliorare il flusso di cassa.
La pressione finanziaria deriva anche dall'elevato indebitamento accumulato per sostenere l'espansione infrastrutturale. Oracle ha raccolto circa 58 miliardi di dollari in debito per finanziare la costruzione di nuovi datacenter, attirando l'attenzione di Wall Street sulla sostenibilità del piano industriale. A gennaio l'azienda aveva annunciato l'intenzione di raccogliere ulteriori 50 miliardi, salvo poi ritrattare.
I licenziamenti non riguardano solo ruoli tecnici: testimonianze pubblicate sui social indicano che le riduzioni hanno colpito funzioni trasversali, incluse aree commerciali e operative. Alcuni dipendenti con visti di lavoro negli Stati Uniti hanno segnalato difficoltà aggiuntive, poiché la normativa prevede un limite di 60 giorni per trovare un nuovo impiego. La ristrutturazione comporta anche costi significativi: Oracle ha dichiarato fino a 2,1 miliardi di dollari di spese per il 2026 legate a indennità e oneri di separazione, di cui 982 milioni già contabilizzati nei primi nove mesi dell'anno fiscale. Ciò conferma che l'operazione non è un intervento isolato, ma parte di un programma di ridimensionamento strutturale.
Il caso si inserisce in una tendenza più ampio del settore tecnologico: realtà come Amazon, Meta, Salesforce e Block hanno annunciato migliaia di licenziamenti, spesso giustificati con l'adozione di sistemi IA che riducono la necessità di alcune mansioni. Alcuni analisti parlano però di «AI washing», ovvero l'uso dell'intelligenza artificiale come motivazione di facciata per tagli già pianificati. Oracle non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sui licenziamenti, limitandosi a ribadire l'impegno verso gli investimenti in IA e infrastrutture cloud. La società sostiene che la riallocazione delle risorse sia necessaria per mantenere competitività in un mercato in rapida trasformazione, dominato da attori con capacità finanziarie superiori.
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