L'algoritmo avrebbe valutato presenza, efficienza e consumo dei token, ignorando completamente il lato umano.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-07-2026]

Meta è stata accusata di aver utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per decidere quali dipendenti licenziare: ventisei lavoratori hanno presentato una denuncia presso un tribunale della California sostenendo che l'azienda avrebbe impiegato sistemi interni di IA per valutare e selezionare il personale da includere nella riduzione del 10% annunciata lo scorso maggio. Meta respinge le accuse e afferma che le decisioni sono state prese da persone, non da algoritmi. La denuncia riguarda la procedura con cui Meta ha gestito la riduzione della forza lavoro, pari a circa 8.000 dipendenti, insieme alla sospensione delle assunzioni per circa 6.000 ruoli. Il piano è stato motivato con la necessità di ridurre i costi e aumentare gli investimenti nell'intelligenza artificiale, inclusa la costruzione di nuovi data center. I 26 dipendenti coinvolti perderanno il lavoro il 22 luglio e sostengono che la selezione non sia stata effettuata dai manager, ma da una serie di sistemi automatizzati.
Nel testo della denuncia si legge che Meta avrebbe utilizzato «una costellazione di sistemi interni di intelligenza artificiale», tra cui un sistema chiamato internamente Metamate, agenti addestrati dai dipendenti, dati di monitoraggio della digitazione e dell'attività, dashboard sull'uso dei token IA e strumenti di classificazione e calibrazione delle prestazioni assistiti da algoritmi. Secondo i ricorrenti, questi sistemi avrebbero generato punteggi che hanno determinato l'inclusione dei dipendenti nell'elenco dei licenziamenti. I lavoratori sostengono che i sistemi di IA non avrebbero considerato fattori come disabilità, congedi per malattia, maternità o assistenza familiare. Chi usufruiva di tali permessi avrebbe registrato un basso utilizzo dei token IA, finendo automaticamente tra i profili selezionati per il licenziamento. La denuncia afferma che questo meccanismo avrebbe portato a una discriminazione sistematica nei confronti di categorie protette.
Meta ha negato le accuse tramite un portavoce, dichiarando: «Queste affermazioni sono prive di fondamento e non si basano sui fatti. La gestione della forza lavoro e le decisioni organizzative sono state e sono prese da persone, non dall'IA». L'azienda sostiene quindi che gli strumenti interni non avrebbero avuto un ruolo decisionale nella selezione dei dipendenti da licenziare. I ricorrenti ribattono che Meta avrebbe violato diverse leggi federali e statali, tra cui il Family and Medical Leave Act, il Pregnancy Discrimination Act, l'Americans with Disabilities Act, il Pregnant Workers Fairness Act e il California Fair Employment and Housing Act. La denuncia chiede che il giudice blocchi i licenziamenti per consentire un controllo esterno della procedura e avviare un arbitrato sulle rivendicazioni.
La riduzione della forza lavoro si inserisce in una strategia più ampia di Meta, che negli ultimi anni ha avviato diversi cicli di licenziamenti per ridurre i costi operativi e riallocare risorse verso progetti di intelligenza artificiale e infrastrutture. L'azienda ha dichiarato pubblicamente di voler accelerare lo sviluppo di modelli avanzati e di ampliare la capacità dei propri datacenter, obiettivi che richiedono investimenti significativi. Il procedimento giudiziario potrebbe richiedere mesi e portare alla richiesta di documentazione interna da parte del tribunale. Se le accuse venissero confermate, Meta potrebbe essere costretta a rivedere le proprie procedure di gestione del personale e ad adottare misure correttive. La causa rappresenta uno dei primi casi in cui l'uso di sistemi di IA nei processi di licenziamento viene contestato formalmente in sede legale.
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