Musica libera? No, sponsorizzata

Dopo Universal, anche EMI firma. Guadagna punti l'idea balzana di distribuire musica digitale gratuita con la pubblicità.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-09-2006]

Un immagine del cantante degli U2 affiancato dal s

SpiralFrog è un progetto che intende offrire agli utenti musica gratis, raccogliendo presso gli inserzionisti quanto basta a placare gli appetiti delle major.

Dopo l'annuncio della scorsa settimana dell'accordo con Universal, in questi giorni è circolata la notizia che anche il gruppo EMI sarà della partita.

A fine 2006 si prevede che SpiralFrog possa fornire ai visitatori Usa accesso gratuito a tutta la musica distribuita dalle due maggiori major mondiali. Non è ancora chiaro se EMI firmerà un contratto biennale, come nel caso della concorrente Universal.

Molti organi di stampa hanno salutato l'operazione con plauso, sottolineando che si tratta di un archivio di musica "libera" enorme e molto popolare. L'errore è evidente: non si tratta di libero accesso, ma di accesso sponsorizzato.

È inevitabile: ciò che le major non recupereranno dagli utenti, dovrà essere raccolto dagli sponsor, per cui è prevedibile un catalogo ridotto e molto "popolare" (nel senso deleterio del termine), e una pubblicità martellante e invasiva.

Per capire cosa potrebbe succedere, basta guardare l'abisso in cui è piombata la TV commerciale italiana (che a onor del vero, si è trascinata dietro il servizio pubblico RAI), in termini di contenuti o di discrezione dei messaggi pubblicitari.

A rincarare la dose, SpiralFrog distribuirà i propri brani protetti dal pesante Digital Rights Management di Microsoft, il sistema poliziesco di limitazioni di utilizzo. Ciò impedirà, tra le altre cose, l'ascolto della musica attraverso l'iPod.

Non è finita: la musica scaricata non potrà nemmeno essere masterizzata su CD musicali. Davvero non si riesce a capire che attrattiva potrà esercitare sugli utenti Internet questo tipo di offerta.

L'accordo prevede anche la fornitura agli utenti di testi e spartiti, per cui iniziano a chiarirsi le motivazioni delle recenti azioni legali nei confronti di siti amatoriali che diffondevano parole e tavolature dei brani più popolari.

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