Mafia e cartelli fanno i figli belli

Discutiamo tanto di costi alla ricarica e di scatti alla risposta come di una conquista epocale e rifiutiamo di accorgerci che abbiamo cianciato di aria fritta: ci vorrà poco prima che i gestori di telefonia recuperino i livelli di utile pre-decreto Bersani, magari guadagnandoci più di prima.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-03-2007]

ombre

"Hai voluto la bici? Ora, pedala!". Quando a lezione di Economia 1 si comincia a parlare di prezzi e di mercato, tutti si affannano a spiegare con apodittici argomenti che "sullo stesso mercato e nello stesso momento prodotti eguali dovranno avere prezzi identici" (o in via di adeguamento). Ci rendiamo conto di semplificare all'eccesso, ma ai fini che qui ci interessano la sostanza non cambia.

Sappiamo tutti per esperienza diretta che le cose non stanno proprio come vorrebbero farci credere i padri dell'economia politica classica; infatti, se facciamo da noi la spesa, ci accorgiamo che già nel mercatino sotto casa il prezzo delle arance o dei jeans può variare notevolmente anche per merce identica all'aspetto, consistenza e anche provenienza, perché esistono altri fattori che sfuggono alla nostra analisi o ci vengono occultati. Per esempio, giusto per esemplificare, la liceità o meno della provenienza effettiva. Solo che se avanzi un'obiezione di questo genere in un'aula universitaria, quelli s'incavolano di brutto e di solito risolvono la questione con una frase più o meno equivalente a "le cose stanno così perché te lo dice il papà".

Eppure la discriminante sarebbe semplicissima anche da spiegare. Perché una cosa sono i mercati locali o comunque ristretti a una zona limitata, mentre altra cosa sono i mercati allargati; quelli, per intenderci, che contano pochi potentissimi operatori.

Nell'ambito di queste realtà, gli oligopolisti che hanno in mano le leve non riuscendo a diventare monopolisti tenderanno comunque a fare cartello per minimizzare gli effetti della concorrenza sino ad eliminarla del tutto. In sostanza, ognuno per la sua quota di mercato diventerà monopolista di fatto, sinché un qualche evento imprevisto lo costringerà a rivedere la sua posizione.

In questo quadro, ognuno può agevolmente immaginare legittimi raffronti tra le grandi "famiglie" mafiose e le major di qualsiasi tipo, non importa che operino nel campo dell'energia piuttosto che dei medicinali, degli OGM invece che dell'intrattenimento.

Entrambe le tipologie organizzative difendono con violenza interessi e territorio: quando non riescono a far fuori la concorrenza, tendono ad assorbirla ovvero in qualche modo ad aggregarla al proprio carro, magari persino in posizione paritetica, qualora lo richieda l'interesse del momento.

La convenzione sociale tuttavia richiede (e impone) disparità di vedute e di trattamento, a seconda che l'offerta o il consumo del prodotto venga considerato socialmente lecito oppure no. Così ad esempio prostituzione, droga e riciclaggio sono considerati delitti e puniti penalmente, mentre moralmente lecito e tutelato dalla legge è -sempre banalizzando- pretendere e ottenere un compenso in danaro perché il nonno ebbe la ventura di scrivere un libro di successo.

La discriminante basata su questi distinguo ci sembra assai speciosa, soprattutto se andiamo a considerare il danno che certe tutele giuridiche introducono a vantaggio di poche "famiglie" e a danno di tutta la collettività.

Il danno economico è enorme anche se di dimensioni poco percepibili, perché consta di uno stillicidio al quale siamo per altro abituati e che possiamo riassumere nella famosa affermazione per cui "tanti pochi fanno un molto". Ma il danno culturale è incommensurabile, perché il vietare di fatto la libera circolazione della conoscenza equivale a inibire la libera circolazione delle idee inaridendone la fonte.

Ve l'immaginate un ser Boccaccio che straparla perché gli copiano il Decameron e poi lo leggono di nascosto pulzelle e maritate? Oppure un Caravaggio che tira coltellate nella panza a chi si azzarda a copiargli la Deposizione per studiarla?

Qualcuno si potrebbe chiedere: "Sì, ma anche data e non concessa un'identità sostanziale (non per i mezzi adottati ma solo per i fini a cui tendono) tra mafia e cartelli, che c'entrano i bimbi belli?"

C'entrano, c'entrano. Tranquilli che c'entrano. I figli sono poi quelli che materialmente partecipano alle riunioni di cartello, sono cioè quelli che contano; poco importa che facciano parte del Bilderberg Club piuttosto che dell'Opus Dei o magari della Confederazione Generale del Sindacato a New York. Anche perché magari qualcuno potrebbe essere invitato a partecipare a giusto titolo a un paio di queste assemblee. O magari anche a tutte e tre.

Altro che Illuminati di Baviera e Nuovo Ordine Mondiale; queste sono minchiatine per adulti, tal quale l'Uomo Nero per i bimbetti dell'asilo. L'Onorata Società non ha certo bisogno di permessi: "mamma cumanna e picciottu va e fà".

Gli altri continuano a fare cartelli e a coniare norme sempre più restrittive a difesa; tutti e due, proprio per poter continuare ad allevare bimbi belli: Anzi, più che belli: bellissimi!

Purtroppo da noi i gestori di telefonia non si comportano diversamente, e nessuno riesce a farli smettere. A spese del "parco buoi" e magari esentasse.

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Commenti all'articolo (2)

Ci piaccia o no, il cellulare fa ormai parte della mostra cultura oltre che delle nostre abitudini. E se la densità degli apparecchi e' elevata in rapporto al numero degli abitanti attivi, c'e' chi sta peggio di noi; ad esempio i giapponesi, che sembra stiano connessi a tempo pieno. Non so se corrisponda a verità né credo che,... Leggi tutto
20-3-2007 10:13

{Mimmo}
Non credo che ci sia qualcuno a cui il telefonino glielo abbia ordinato il medico, non è nemmeno un peace-meker, certo a volte può salvarti la vita se sei solo ed in difficoltà, ma visto che la maggior parte dell'utenza usa il cellulare per stupidaggini, se avessimo un po' tutti meno cultura italica e un po' più di quella razionale,... Leggi tutto
20-3-2007 06:54

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