I dubbi di papà Ballmer

Il numero delle istituzioni che utilizzano Linux e software open source sta crescendo in modo significativo. L'antico divieto di Microsoft ai dipendenti di nominare l'open source è ormai anacronistico.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-10-2007]

papÓ Ballmer

Mentre Bill Gates si appresta a incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel, il parlamento portoghese valuta la possibilità di passare all'informatica open source.

La proposta, allo studio del parlamento portoghese, prevede un periodo di analisi e un approfondito studio di fattibilità per la conversione dei documenti e degli atti esistenti, nonché di corsi di formazione per il personale.

L'elenco delle "defezioni" inizia a farsi lungo: la città di Monaco e il Bundestag tedesco, la Francia (ministero delle finanze, ministero della cultura e delle comunicazioni), la Spagna (ministero della pubblica amministrazione), la Finlandia (13 amministrazioni statali tra cui l'università di Helsinki e 4 ministeri), la Gran Bretagna (progetto Open Source Academy), la Danimarca, la Norvegia e la Svezia (cancellazione dell'accordo con Microsoft per la fornitura di sistemi operativi).

E ancora la Russia, il Sud Africa (informatizzazione scolastica, università di Transkei, rete regionale della provincia di Eastern Cape), il Brasile (progetto Lambada), L'India, la Nigeria, il Kosovo, la Malesia, il Nepal, il Pakinstan (50mila computer per la scuola), il Vietnam (pubblica amministrazione), il Messico, Cuba, Singapore (oltre 20 mila Pc del ministero della difesa), La Svizzera (3 mila server governativi), la Thailandia, le Filippine.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, ricordiamo i sistemi gestionali delle forze di polizia e della Homeland Security nel Mississippi, US Navy per le architetture basate sul web, e Remote Imaging, New Jersey con il dipartimento delle risorse umane, e il National Security Agency (NSA), che ha sviluppato una propria versione di Linux.

A questo elenco si aggiungono ancora Cina (Red Flag Software), Giappone (Miracle Linux Cooperation) e Corea del Sud, con la sponsorizzazione del progetto della distribuzione Asianux, recentemente rilasciata nella sua versione 3.0 (Quartet).

Il totale supera i 180 governi a livello locale, inclusa la Commissione Europea, anch'essa utilizzatrice di Linux.

Se l'elenco può non destare particolari apprensioni a Redmond, è comunque sintomatico il fatto che il numero delle università che utilizzano il pinguino e applicativi open source a scopo didattico stia crescendo giornalmente. Ciò potrebbe significare che, fra qualche anno, la tendenza delle aziende potrebbe subire variazioni di rotta, e di investimenti.

Oltre a questo sintomo occorre considerare che, attualmente, i principali utilizzatori di Linux si concentrano in India, Cina, Argentina, e Taiwan; ovvero in due delle nazioni più popolose del globo, e con una economia che vanta i più alti ritmi di crescita in termini di prodotto interno lordo.

L'India inoltre rappresenta da diversi anni terra di produzione di codice di ottimo livello e a costi accettabili. Il rifiuto a Microsoft, di qualche anno fa, da parte del governo indiano di 400 milioni di dollari di software e hardware a scopo didattico assume le parvenze di un segnale di allarme.

Nell'area dei database relazionali, anche se IBM, Unix, e Microsoft continuano a prevalere, Linux ha raggiunto dei picchi di crescita pari al 67%, occupando il 15,5% dell'intero settore. Ciò ha costretto la stessa Gartner a rivedere i suoi metodi di rilevamento dei dati, finora basati sugli introiti derivanti dai costi di licenza, di cui Linux non è però dotato.

Un altro dato significativo rileva come lo sviluppo software in area Windows sia sceso del 12% nell'ultimo anno, e che si prevedano altri due punti percentuali in negativo entro la fine dell'anno.

Linux, per contro, ha aumentato la sua percentuale di crescita del 3,2%. Questa inversione di tendenza è sicuramente dettata dal tentativo di lanciare in un'area di mercato ancora abbastanza fertile (e remunerativa) nuovi applicativi.

Occorre tuttavia rilevare come i dati sopracitati siano interpretati in modo analogo anche oltre oceano. Un recente studio dell'IDC prevede che entro il 2010 una percentuale vicina al 50% di applicazioni server mission-critical sarà basata su piattaforma open source.

Secondo quanto riferisce Australian IT, alcuni anni fa Microsoft suggeriva, in un Cd a uso interno riservato ai propri partner, di "non parlare mai, con i propri clienti, di open source". Oggi Steve Ballmer (si veda l'articolo di Matteo Schiavini) offre invece citazioni quasi quotidiane al riguardo, chiedendo il riconoscimento della proprietà intellettuale di Microsoft, ma ufficializzando, nel contempo, il ruolo di Linux come primo antagonista.

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