Nell'era della IA, il servizio di crowdsourcing non ha quasi più ragione di esistere.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 06-07-2026]

Il Turco Meccanico di Amazon ha annunciato che dal 30 luglio 2026 non accetterà più nuovi clienti, segnando di fatto l'inizio della sua dismissione operativa. La piattaforma continuerà a funzionare per gli utenti esistenti, ma senza nuove funzionalità e con investimenti limitati alla sicurezza e alla disponibilità. L'indicazione ufficiale è che la decisione è stata presa dopo «attenta considerazione", ma il quadro »complessivo mostra un servizio mantenuto in vita solo per garantire continuità a chi ancora lo utilizza (e non sono molti).
Mechanical Turk era stato lanciato nel 2005 come marketplace per micro‑lavori che richiedevano intervento umano, in particolare attività che non potevano essere automatizzate con gli strumenti disponibili all'epoca. Tra i compiti più comuni figuravano la risoluzione di CAPTCHA, la classificazione di contenuti e l'analisi di brevi testi. Il modello prevedeva compensi molto bassi per attività semplici e ripetitive, e la piattaforma divenne rapidamente un riferimento per la manodopera crowdsourced. Nel corso degli anni, Mechanical Turk è stato al centro di discussioni sull'etica del lavoro digitale, soprattutto per la natura dei compensi e per la mancanza di tutele per i lavoratori. La piattaforma ha avuto anche un ruolo indiretto in vicende più ampie, come le prime fasi dello scandalo Facebook‑Cambridge Analytica, in cui vennero utilizzati dati raccolti tramite attività svolte da lavoratori della piattaforma.
A partire dal 2018, Amazon ha iniziato a promuovere Mechanical Turk come strumento per l'annotazione dei dati destinati all'addestramento di modelli di machine learning, integrandolo nel flusso di lavoro di SageMaker. Mechanical Turk è stato quindi impiegato come componente umano nei processi di preparazione dei dati per reti neurali e sistemi di intelligenza artificiale. La piattaforma è stata spesso descritta come un elemento nascosto nei progetti che adottavano un approccio fake‑it‑till‑you‑make‑it, in cui prodotti presentati come basati su AI erano in realtà sostenuti da lavoratori umani. Il riferimento al "Turco meccanico" originale, un automa del XVIII secolo che nascondeva un giocatore di scacchi al suo interno, ha contribuito a consolidare questa interpretazione.
Nel 2023, un'analisi indipendente ha rilevato che tra il 33% e il 46% dei lavoratori attivi sulla piattaforma utilizzavano modelli linguistici per completare i compiti assegnati. Ciò ha sollevato dubbi sulla qualità dei dati annotati e sulla reale necessità dell'intervento umano, evidenziando un paradosso: una piattaforma nata per svolgere compiti non automatizzabili veniva utilizzata da lavoratori che delegavano parte del lavoro a sistemi automatizzati. Negli anni successivi, Mechanical Turk ha visto un calo significativo dell'attività, con segnalazioni di problemi legati a bot, frodi e riduzione della qualità dei contributi. Alcuni utenti hanno sostenuto che la piattaforma fosse «morta anni fa», con una progressiva migrazione verso alternative più controllate.
L'impressione attuale è che la piattaforma sia ormai marginale rispetto alle strategie attuali di AWS, sempre più orientate verso soluzioni di automazione e modelli generativi: in altre parole, l'annuncio della chiusura a nuovi clienti sembra preludere a uno spegnimento completo del servizio. Pur non essendo stata annunciata una chiusura immediata, la mancanza di nuove funzionalità e l'assenza di investimenti strategici suggeriscono che Mechanical Turk sia destinato a un progressivo abbandono. Il servizio rimane operativo per garantire continuità ai clienti esistenti, ma il suo ruolo nel panorama del lavoro digitale e dell'annotazione dei dati appare ormai residuale.
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