Tassa SIAE, non è una bufala

Tutti i dettagli dell'indagine relativa all'appello di AF Digitale contro la nuova tassa SIAE sui supporti vergini.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 22-08-2002]

Sta davvero facendo molto rumore in Rete l'appello lanciato dalla rivista AF Digitale online contro il "super tributo alla SIAE" prossimo venturo che graverà su tutti i supporti di registrazione (CD, cassette audio e video), compresi quelli per uso informatico, e persino sugli apparecchi di registrazione.

I rincari indicati dall'appello (per esempio ben 84 eurocent, circa milleseicento lire, di tributo su ogni CD vergine per uso informatico) sono talmente esagerati da aver indotto molti a sospettare che si tratti di una bufala, soprattutto perché viene spontaneo chiedersi cosa c'entri mai la SIAE con i backup dei dati personali o i riversamenti dei filmini delle vacanze.

Ma l'appello è autentico. Esiste infatti uno schema di decreto legislativo che, se approvato nella forma presentata da AF Digitale, aumenterà massicciamente i tributi SIAE che (sorpresa, sorpresa) sono già presenti sui supporti vergini. Il decreto legislativo non è ancora stato approvato, ma sta procedendo lungo il suo iter. La petizione vuole fermarlo, e forse può riuscirci con il vostro aiuto.

Ho pubblicato l'indagine dettagliata su questa vicenda nell'archivio del Servizio Antibufala ma in sintesi l'autenticità dell'appello è confermata sia da AF Digitale, sia da Dirittodautore.it e da altre fonti.

La conferma di AF Digitale

La prima conferma è un e-mail che ho ricevuto da Gianfranco Giardina, di AF Digitale (citato qui con il suo permesso), che conferma che si tratta "di uno schema di decreto legislativo che non va in discussione in Parlamento ma va direttamente in Consiglio dei Ministri dove può essere approvato in unica seduta e senza parere precedente né di opposizione né di chicchessia. Il Governo ha delega per il recepimento della norma in questione e ha presentato (solo per quieto vivere e non perché obbligato) alle associazioni di categoria il testo il giorno 10 luglio scorso, evitando però di coinvolgere una qualsiasi associazione di consumatori."

Giardina nota inoltre che "gli altri mezzi di stampa, presi in contropiede dalle vacanze estive (che noi evidentemente stiamo facendo un po' meno) e probabilmente più allineati agli interessi della SIAE, stanno tenendo tutto sotto silenzio. [...] avevamo già parlato della questione in tempi non sospetti, quando avevamo saputo dell'inizio della stesura del testo del decreto (ma non si conoscevano ancora le cifre). Per fortuna la carta stampata fa "storia" e quindi invito tutti a dare un'occhiata all'editoriale di AF Digitale del dicembre 2001."

L'editoriale di AF Digitale è reperibile a questo indirizzo.

La conferma di Dirittodautore.it

Un e-mail che mi ha inviato Giovanni D'Ammassa, presidente di Dirittodautore.it, mi ha confermato che le idee esposte da AF Digitale sono davvero oggetto di un decreto di imminente approvazione e mi ha fornito un po' di cronologia.

Tutto inizia nel 2001, quando viene emanata una Direttiva della Comunità Europea intitolata "Direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione", reperibile online ad esempio presso Interlex.it.

Questa direttiva va recepita entro la fine del 2002, e così il governo italiano ha emanato la legge 1 marzo 2002, n. 39, "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2001", il cui articolo 30 riguarda l'attuazione della Direttiva 2001/29/CE. Il testo di questa legge è reperibile online. Ringrazio un lettore, root(), per averla trovata.

D'Ammassa mi riferisce (cito con il suo permesso) che a questo punto "al Servizio per il Diritto d'Autore presso il Ministero dei Beni Culturali viene affidato il compito di scrivere il decreto legislativo per il recepimento, in collaborazione con il Ministero degli Esteri (si tratta pur sempre di un provvedimento "straniero"...)". Questo decreto legislativo è il testo citato da AF Digitale.

La sua valutazione del testo così come annunciato da AF Digitale è questa: "Non credo che il testo pubblicato da AF sia una bufala, perché è troppo complesso, è sicuramente stato scritto da chi si intende della materia, sappiamo per certo che il governo intende recepire la Direttiva nei tempi imposti dalla CE, per cui la bozza deve per forza essere pronta, se lo è (una bufala), è certamente ben fatta."

L'unico dubbio residuo espresso da D'Ammassa è sulla natura definitiva del testo riportato da AF Digitale, non certo per malafede, ma perché questi testi subiscono infinite modifiche prima di arrivare alla loro forma finale: "Può comunque darsi che questo non sia il testo definitivo." Anzi, l'appello di AF Digitale mira proprio a introdurre una ulteriore modifica al testo, che ridimensioni (o annulli) il tributo alla SIAE.

Altre conferme

Ulteriori verifiche arrivano da un articolo del sito dell'Andec (Associazione Nazionale Distributori Elettronica Civile) che spiega i termini e i costi del decreto citato dalla petizione di AF Digitale.

E' una lettura assolutamente consigliabile, perché segnala il fatto poco conosciuto che già adesso si paga un tributo alla SIAE sui supporti vergini e anche sugli apparecchi di registrazione. Si tratta, però, di un tributo irrisorio: per esempio, su un CD vergine per dati, da 650 megabyte, si pagano circa 5 centesimi di euro (poco meno di cento lire). Ma secondo il decreto, questi cinque centesimi diventerebbero ottantaquattro (pari a milleseicento lire), facendo triplicare il prezzo di un CD vergine.

Un'altra cosa particolarmente interessante segnata da questo articolo è il confronto con gli altri paesi comunitari, che in molti casi, pur essendo soggetti alla stessa direttiva non prevedono tributi a carico di organi paragonabili alla SIAE. In altre parole, gli importi previsti dal decreto preannunciato da AF Digitale sono decisi dal governo italiano, che non può quindi alzare le spalle e dire "ce lo impone l'Europa". Leggere e piangere, insomma.

Inoltre sono in debito con un lettore (Alessandro.Cr******i) per aver scovato un articolo di Repubblica del 19 agosto, che a pagina 4, in fondo, dice proprio che "in questi giorni sta compiendo il proprio iter uno schema di decreto che recepisce la direttiva sul diritto d'autore e prevede un aumento sostanzioso dei diritti dovuti per le copie private, che pesano su questi supporti".

Quindi non ci sono dubbi: le cose stanno proprio così.

Che fare?

Il sito di AF Digitale offre la possibilità di aderire online alla petizione trasmettendo un e-mail a scelta a una o più di varie autorità, fra cui il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Ministro dei Beni Culturali, il Ministro per l'Innovazione e le Nuove Tecnologie, e anche a Mi manda RaiTre e Striscia la notizia. Gli indirizzi di e-mail ai quali viene mandata la petizione sono abbastanza generici e non diretti: ad esempio, se scegliete di mandare la petizione al Presidente del Consiglio Berlusconi, la inviate a webmaster@forza-italia.it, che non è certo la casella di posta personale del Cavaliere.

Questo indebolisce un po' l'efficacia della campagna, ma c'è una ragione per questo stato di cose: AF Digitale mi ha spiegato che "purtroppo il Presidente del Consiglio non ha una e-mail pubblica, contrariamente a tutti gli altri. Possiamo usare solo e-mail rese pubbliche, altrimenti verremmo accusati di spam. Dopo aver riempito la casella staff@forza-italia.it e lettere@forza-italia.it, siamo passati a webmaster con preghiera di forwarding. Risultato: abbiamo riempito anche quella. Da ieri inviamo allo sportello al pubblico della presidenza del consiglio dei ministri, fino a che non si riempie anche quella."

A prescindere dal caso specifico, inoltre, l'efficacia di qualsiasi petizione effettuata tramite e-mail è tutta da vedere. E' un ragionamento che ho già fatto per altre petizioni di questo genere: mille e-mail si cancellano e si ignorano facilmente, mille lettere affrancate con firma del mittente no. Fa molto più effetto un sacco pieno di lettere di cittadini piuttosto che un file da un megabyte. Per non parlare del fatto che solitamente una casella di e-mail ha una capienza limitata, per cui dopo i primi mille-duemila messaggi (e anche meno) si intasa e tutti i messaggi di petizione successivi tornano indietro al mittente respinti (come testimoniato proprio da AF Digitale). Con la posta ordinaria questo non succede.

Può darsi però che segnalare il caso via e-mail alle trasmissioni televisive funzioni, visto che Mi Manda RaiTre e Striscia la notizia sono più attente agli scoop e alle opinioni dei cittadini di quanto lo siano i burocrati.

Quindi se volete aderire a questa iniziativa, il mio consiglio è sicuramente sottoscrivere la petizione online, ma se possibile scrivere anche una lettera (o più di una).

Nel frattempo, vi consiglio inoltre di fare incetta di supporti vergini!

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Paolo Attivissimo

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SIAE, una picconata al monopolio

Commenti all'articolo (2)

Petizione anti bollino SIAE Leggi tutto
1-1-2009 12:22

paolo
mantenere la siae Leggi tutto
26-4-2003 09:56

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