Cronache da un futuro probabile (8)

Mi girai verso la pendola per leggere l'ora e vidi che erano scomparsi numeri e lancette: il quadrante era vuoto. Il Tempo concesso era tornato al suo flusso originario.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 13-09-2011]

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Ero a due metri da lui quando sollevò lo sguardo e mi fissò piegando il capo di lato.
"Ti aspettavo. Finalmente sei giunto, mi hai portato la milza di ricambio?"
"Profeta non sono un trafficante di organi. Io sono..."
M'interrupe con un gesto della mano.
"Dovevo immaginarlo hai la faccia troppo da fesso, devi essere il Messagero."
Annuii silenziosamente.
"Va bene, non importa. Aspettavo anche te. Sai dirmi che ore sono?"

Dopo un istante di stupore mi girai verso la pendola che avevo poggiato accanto a me, per leggere l'ora e vidi che erano scomparsi numeri e lancette; il quadrante era vuoto.
"Il Tempo concesso è tornato al suo flusso originario. Hai superato la prima prova. So che mi hai portato un libro, leggimi qualcosa."
Presi la copia di Cent'anni di solitudine, l'aprii a caso ma le pagine erano bianche, ne scorsi altre ma altrettanto erano bianche. Il Profeta disse:
"Un libro è tornato al suo posto nella Biblioteca, hai superato la seconda prova. Ho fame, hai qualcosa ma mangiare?"

Gli porsi la borsa dopo essermi accertato che i due caschi di banane fossero al loro posto. Iniziò a mangiarle avidamente una dopo l'altra con aria soddisfatta finché ne rimase una sola. Poi estrasse da una tasca del saio un coltellino e iniziò a tagliarla in fettine sottili. Reclinò il capo all'indietro e si pose due delle fettine sugli occhi.
"Avere le banane negli occhi è una cecità che porta alla chiaroveggenza. Edipo si acceca non per fuggire una realtà ma per accedere a tutte le altre possibili."

Finita la frase, la luce intorno a lui cominciò ad aumentare pulsando e con il passare degli istanti cambiava continuamente colore, passando per le varie tonalità dello spettro. Lentamente iniziò a levitare, mantenendo la posizione a gambe incrociate e la testa reclinata all'indietro. Sotto le fettine di banana i suoi occhi emettevano una luce gialla abbagliante.

"Stavo lavorando al mio blog quando la Nuvola di Luce mi prese e mi portò qui. Questa è la Biblioteca di Babele, ogni cosa scritta o da scrivere sta in questo luogo. Ma non esiste indice o motore di ricerca a farti da guida o solo a indirizzarti. Qui solo le tue scelte ponderate o più spesso dettate dal caso, ti portano in una trama piuttosto che l'altra."
Fece una pausa.

"Infinite sono le cose che non sai, rispetto a quelle che sai; e moltissime non sai nemmeno di non saperle, perché non le conosci minimamente. Eppure hai fatto scelte convinto di fare del tuo meglio. Il più delle volte hai sbagliato valutazione, magari di poco ma quel tanto che bastava a farti fallire nei tuoi propositi. Nonostante questo, hai creduto che fosse normale, hai creduto di avere un libero arbitrio, di essere artefice del tuo destino, mentre ti muovevi in una storia che credevi essere tua. Ma le storie non sono proprietà dei protagonisti e nemmeno degli autori, sono forza bruta, materia essenziale, energia primordiale che cerca un grembo per incarnarsi. Le storie vivono per loro stesse e si cibano di noi, attori, autori e pubblico."

La luce giallastra stava virando verso l'azzurro e si era fatta tanto intensa da costringermi a riparare gli occhi.
"Antologie vaganti fatte di microstorie, ecco quello che siamo. Senza possibilità d'integrarci in una narrazione di più vasto respiro. E nelle nostre personali novelle brevi, incontriamo amori, avventure, malattie e catastrofi cosmiche... ma siamo sempre noi stessi il centro del nostro raccontare una Realtà che non esiste, se non come indistinto agglomerato di tante realtà, a volte tanto simili da apparire uguali ma comunque diverse fra loro."

Aveva iniziato a ruotare lentamente intorno all'asse perpendicolare al pavimento. Un rombo cupo riempiva l'ambiente senza coprire le sue parole.
"Adesso e qui, per la prima volta nella tua non-esistenza ti verrà data l'occasione di una scelta significativa, ma sarà assolutamente casuale perché il giudizio non è nel tuo dominio. Eppure in questa sceneggiatura niente è lasciato al caso e nulla parrà privo di un senso che invece non c'è. La meccanica delle cose diventa il suo stesso valore fondamentale e il suo fine ultimo. Uno spettacolo che dura i pochi secondi di un sogno e come questo mostra un senso che non ha."

Ora anche la luce dei varchi pulsava intensamente.
"Ognuna delle sei porte luminose che vedi dà in una stanza con cinque porte che danno su stanze analoghe; la porta da cui entri a sua volta diventerà una porta verso un'ambiente diverso da quello da cui sei entrato. Capisci che molto difficilmente c'è ritorno, eppure devi fare una scelta che non sei in grado di fare. Devi entrare in una di quelle porte. Sei obbligato per il fatto di essere arrivato qui. Adesso vai!"

Improvvisamente scesero oscurità e silenzio, i varchi lampeggiavano con luce fioca. Lasciando tutte le mie cose mi avviai verso una delle porte. Non m'importava del colore che scelsi. Scelsi di non scegliere coscientemente.

Ero in aperta campagna, di notte. Un cielo traforato da milioni di stelle splendeva sulla mia testa. Accanto a me avvertii una presenza, era Virgilio che mi sorrideva tristemente.
"Allora siamo tornati a vedere la luce delle stelle, Zio."
Sorrisi tristemente anch'io alla citazione. L'Avatar continuò:
"Mi piace pensare che tu abbia scelto proprio quella porta fra le possibili, per potermi salutare l'ultima volta. Era la sola che lo concedeva."
"Non ci vedremo più, Virgilio? Vuoi dire questo?"
"Esatto. Il mio incarico di guida è finito e me ne dispiace, non tutti trattano gli Avatar come fai tu: sei gentile e simpatico, anche se un po' goffo."

Sorrisi alla battuta, anche se dentro di me saliva una terribile amarezza. L'Avatar si stava dissolvendo.
"Virgilio!"
"Addio Zio, attento a chi ti mette nella sua storia, altrettanto ti toglierà quando vorrà. Una carta da giocare, una pedina da sacrificare nel suo gioco."

Scomparvero gli ultimi byte, particelle o molecole di cui era fatto. Rimasi solo con la stessa dolorosa sensazione che provai quando mi si ruppe l'hard disk del PC senza che avessi fatto un'adeguato backup. Anche le stelle sembravano splendere meno e questo mi permise di vedere una luce in distanza verso la quale mi avviai, deciso nell'arrivare alla fine di questa storia.

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Indice
1 - Prima parte
2 - Seconda parte
3 - Terza parte
4 - Quarta parte
5 - Quinta parte
6 - Sesta parte
7 - Settima parte
8 - Ottava parte
9 - Nona parte

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Veleno Romano

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 59)

Essenzialmente, al di lą dei piani della realtą e dell'irrealtą che si mischiano e confondono, sarebbe un manifesto del Caso, se non fosse che la data precisa del 2012 alla fine apre altri scenari e mischia le due cose. Ossia, esistono gli Dei che, come Shakespeare docet, ci fanno correre come delle mosche, solo che apparentemente non ci... Leggi tutto
17-9-2011 11:28

Molto bello. Per niente deludente. Bravo! non solo l'incertezza della veritą, ma anche la definizione dei livelli di potere che, per quanto si ritengano assoluti, sono e rimangono relativi.
17-9-2011 01:39

E siamo finalmente arrivati al 14 luglio 2012. [Fine... o meglio La Fine]
16-9-2011 23:01

vero, liberarsi di se stessi per raccontarle meglio. Leggi tutto
13-9-2011 09:09

Mi girai verso la pendola per leggere l'ora e vidi che erano scomparsi numeri e lancette: il quadrante era vuoto. Il Tempo concesso era tornato al suo flusso originario. [8/9 continua]
13-9-2011 00:45

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